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Bello! Una piacevole lettura è stato il libro di Miriam Vitiello.
Mi è capitato per caso e … l’ho divorato come avviene con un gelato in una pomeriggio afoso.
Ne scrivo perché mi fa piacere esternare le impressioni personali riguardo a vicende, ad ambienti, a tipi umani che, oltre ad essere vicini culturalmente, sono diventati subito familiari, quasi apparentati.
Il che fa capire che il romanzo parla di Ponzesi.
E dunque sono di parte. Lo affermo chiaramente per allontanare il principio di ‘obiettività’. Queste riflessioni sono tutte inficiate di partigianeria.
Per cui il romanzo è bello. Ncopp a ll’acqua salata, pubblicato da Pasquale D’Arco Editore, 2025, autrice Miriam Vitiello.
Narra la vicenda umana di Rusé (Rosella), una delle due figlie fra i nove della famiglia Gaglione di Torre del Greco. Negli anni di metà 1700.
Non sono le peripezie di Rusé che mi hanno colpito. La famiglia è legata all’attività del padre, noto e audace corallaro. Ella si sposa con Antonio. A causa dei disastri causati dal Vesuvio in quegli anni, sono costretti a lasciare Torre per inseguire il sogno di diventare padroni di un appezzamento di terreno nell’ isola di Ponza, e precisamente a Le Forna.
La bellezza della lettura, per me, sta nei ricordi di Rusé. In quelli relativi alla vita torrese con le paure, le devozioni, le pratiche di vita quotidiana. Perché essi sono quelli dei nostri nonni. Anch’essi trapiantati sul territorio di Ponza e costretti a relazionare l’intera vita con le nuove condizioni che imponeva l’essere ‘coloni’ nell’isola di Ponza.
Rusé è analfabeta e tutto il suo bagaglio culturale è riposto nella memoria. Che oralmente enuncia. Ammonendo, imprecando talvolta, pregando. E lo fa in dialetto.
Insomma per me è stato non solo andare indietro negli anni dell’infanzia ma anche a gettare flash di chiarezza su quanto ascoltato e visto presso i miei genitori. Con un tuffo nel passato. In quello delle speranze, dei lavori, dei dolori, delle preci, del divertimento.
Rusé col marito Antonio e con altre famiglie di Torre del Greco vengono ad insediarsi a Le Forna dando origine all’omonimo borgo e alla comunità dei Fornesi. Giorno dopo giorno costruendo la rete dei rapporti che, dai parenti, si allarga a quelli sociali, con vincoli, amicizie, scontri e simpatie.
Il libro è pieno zeppo di modi di dire, di proverbi, di dicerie implicanti il mondo dei morti, quello dei Santi, quello dei fantasmi, e quello reale.
La vita reale ruota intorno alla pesca del corallo, In Sardegna, a La Galite, sulle coste africane, Dove scorrazzano i corsari Mori. Con cui si scontrano. Talvolta avendo la meglio e talvolta no. Così i fratelli vengono catturati dai Mori, e infine liberati.
Rusè racconta, e racconta. Avvolgendomi in quella rete di comportamenti che ho visto praticati presso i Ponzesi; di gesti che fanno parte del nostri DNA; di pensieri che debordano dalla razionalità e si impongono quasi fossero istintivi; di fascinose atmosfere che sanno di antico, e che ambiscono profumare il futuro.
Sono di parte, l’ho detto. Ho gustato il libro con questo spirito. Voi leggetelo per vedere se è vero.








