segnalato da Sandro Russo da la Repubblica
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Dalla Mostra del Cinema di Venezia abbiamo già preso qualche stimolo di approfondinento: leggi qui e nell’ultima Epicrisi. Dei film ci sarà tempo di parlare quando usciranno nelle sale. Qui uno sguardo d’insieme sui temi della Mostra da parte di Concita De Gregorio, che proponiamo spesso dalle pagine di Repubblica.
Toni Servillo, uno dei vincitori, alla serata tv
Venezia, la buona arte al servizio della politica
di Concita De Gregorio – Da la Repubblica dell’8 settembre 2025
Chi è salito sul palco alla Mostra del cinema ha speso parole chiare su Gaza e ha preso posizione
Un uomo di chiesa ha detto sabato sera (6 settembre) che il linguaggio costruisce la realtà. Non si limita a indicarla: la costruisce. Segna strade nuove, apre sentieri che non c’erano e da lì, dal sentiero delle parole, si può passare per camminare verso altri orizzonti. Parlare e dunque pensare e infine agire in maniera diversa, ha detto. «Dalla cultura nascono idee che possono passare alla politica, io ci credo».
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, è comparso sugli schermi al termine della cerimonia di chiusura della Mostra del cinema di Venezia. Non per tutti è un leader di riferimento, diciamo così: ma milioni nel mondo sono devoti praticanti e vedere un uomo che è stato in predicato per diventare Papa, che ogni giorno cammina fra le rovine deve essere stato potente, per i cattolici di ogni orientamento politico. A sinistra come a destra, per tutti. Che presa di posizione nitida, per chiudere la Mostra.
Un momento prima il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, aveva parlato della preghiera come «rifugio». Ho ancora negli occhi, aveva detto, quel frammento del film La voce di Hind Rajab in cui «un’operatrice della Mezzaluna rossa invita la bambina intrappolata nell’auto a pregare, il rifugio della preghiera, il rifugio che conduce più lontano della paura». Il rifugio. L’arte che segna strade nuove. La parola che — quando chiara, forte, condivisa — attraverso il cinema, per esempio, può cambiare la politica. La consapevolezza dei cittadini, dunque la politica.
Non sono più pessimista, non ne ho più il tempo: appartengo a quella schiera di fortunati per natura, o anziani, o reduci da qualche catastrofe che vedono il buono dove c’è. Mi pare che il senso di Venezia per Gaza si sia espresso, in questa edizione, fortissimo. Non mi dispiace che il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania non abbia vinto il Leone d’oro, come molti si aspettavano e persino reclamavano. Sono contenta invece che abbia vinto il Gran premio della giuria.
È molto e, come ha spiegato il presidente della giuria Alexander Payne, è stata una questione di zero virgola. Quel giorno ha vinto Jarmusch, fosse stato un altro giorno chissà — ha detto. I premi del resto, chi li pratica lo sa, sono così: l’accordo si trova spesso sui secondi, sui terzi, a volte sui penultimi. Non è grave. The voice of Hind Rajab resterà comunque il manifesto di questa edizione della Mostra.
[Concita De Gregorio – Da la Repubblica dell’8 settembre 2025]







