De Luca Francesco (Franco)

Verba gladium portant. Le parole portano le spade

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di Francesco De Luca

Raniero da Ponza (1130 – 1207), monaco di Fossanova scrive all’abate di Cistercio, Arnaud Amaury, una lettera (forse sollecitato dal Papa Innocenzo III – 1199).

E’ l’unico documento che si ha di Raniero. Difficile è inferire dallo scritto  notizie sulla personalità del monaco e sul suo pensiero. E, ciononostante, forse proprio per questa carenza, nascono e proliferano domande. Giacché le sue comparse nella storia della Chiesa romana ne attestano l’importanza ma anche la sporadicità. Per un verso tenuto in grande considerazione anche se dei suoi scritti non v’è traccia; molto stimato da Papi eppure negletto all’ordine Cistercense di cui aveva fatto parte; uomo di Curia ma desideroso della solitudine dell’isola; stimato al punto che dopo la morte altri monaci assunsero il ‘nome religioso’ di Raniero, eppure di lui si parla poco nella storia ecclesiale.

Una figura con una carica  ‘enigmatica’.
Riuscire a trarre elementi di giudizio per illuminare la sua persona dalla sola lettera è impresa che non affronto perché mi mancano le basi dottrinali, ciononostante provo ad evidenziare talune riflessioni che ho dedotto dalla lettura. Con lo scopo dichiarato di sollevare attenzione verso la figura del Monaco, ora che a Ponza è nato un Circolo culturale che porta il suo nome.

Orbene la lettera oggetto di analisi non è di facile lettura. E’ scritta in latino, non quello scolastico e nemmeno quello classico, bensì quello medievale. Raniero, inoltre, è uomo dotto, per cui infarcisce le sue argomentazioni di rimandi biblici e scritturali non facili da decifrare. In più, il suo scritto appare suggerito dal Papa che nutriva preoccupazioni per le iniziative dell’Abate Amaury, giacché costui stava dando struttura alla ‘riforma cistercense’. Mettendo mano alla Regola benedettina già rimaneggiata dal pensiero cluniacense.

Erano tempi di sovvertimenti in seno alla Chiesa di Roma.
Faccio chiarezza: la Regola benedettina con la sua semplicità e col suo rigore aveva retto le bordate dei barbari ed aveva dato impulso al fenomeno del ‘monachesimo ’: argine solido contro gli sconvolgimenti politici che avevano fatto scricchiolare la struttura organizzativa della Chiesa romana. Anzi, aveva salvato il Cattolicesimo dall’ignoranza portata dalle invasioni barbariche. Tanto da far diventare i monasteri vere roccaforti della continuità culturale occidentale. Tutto vacillava e si trasformava nell’Impero Romano d’Occidente, ma i conventi rappresentavano baluardi di scienza, di religione, di vita civile.

Da Cluny, in Borgogna – Francia –, partì l’idea che i monasteri  (vere potenze religiose, culturali, economiche) dovessero essere indipendenti dal potere dei Signori Vassalli e dai Vescovi. La  ‘riforma cluniacense’ (942 ed oltre) attecchì con successo nella Cristianità, ma intorno al 1098 da Citeaux – Borgogna – partì un movimento, interno ai monasteri cluniacensi, che insisteva per riportare maggiore austerità alla loro regola.
Tale austerità si concretizzò nell’adottare una più autonoma organizzazione interna ai monasteri affiliati (riforma cistercense). E su tale organizzazione il Papa (Innocenzo III) intendeva governare direttamente.
L’Abate Arnaud Amaury stava rimaneggiando la struttura organizzativa dell’Ordine cistercense (intorno anni 1199) e il Papa temeva che lo facesse in assoluta autonomia sì da urtare le disposizioni papali. Chiese dunque a Raniero di interloquire con l’Abate affinché l’Ordine e la Curia fossero in armonia.

La lettera
Raniero scrive questa lettera con spirito collaborativo ed accenna all’ eventualità che dissapori (fra la Curia e l’Ordine) possano portare a decisioni devastanti per l’intera comunità cattolica. Le parole – scrive Raniero – possono portare le armi.

E’ una frase su cui molti studiosi si sono soffermati. Per sottolineare lo spirito collaborativo di Raniero, per lodarne la discrezionalità, per esaltarne l’umiltà nella fermezza. Beato l’uomo che è sempre pauroso – continua Raniero – affinché i contrasti siano evitati. Quali contrasti? Quelli fra il Pontefice e l’Abate. Per cui – continua – il sommo Pontefice comprenderà che avete amore l’uno per l’altro e siete discepoli del Signore Gesù Cristo, se tutte le lettere che scrive saranno mandate con i sigilli di ciascuno, in cui sono contenuti gli accordi consueti di pace e concordia.

Ho riassunto, in modo spero comprensivo, anche se non esaustivo, il periodo storico, molto agitato per la Chiesa di Roma. Che trovò in Raniero un mediatore eccellente, a detta dei Papi del tempo.

Spero che il convegno che si intende organizzare nel 2026, riguardante Raniero da Ponza, dia maggiore consistenza alla sua figura. Alla quale non difettava l’inclinazione alla concordia. Virtù che manca ai potenti di oggi.

 

Nota: in allegato la Lettera di Raniero in formato .pdf
Littere domni Rainerii monachi de Fossa Noua ad domnum Cisterciensem

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