la Redazione, su segnalazione di Mario Moiraghi
Perché Raniero
In ogni epoca, gli storici hanno dedicato comprensibilmente maggiore attenzione a personaggi di alto profilo, come furono Giulio Cesare, Dante, Carlo Magno, o, negli anni di cui qui si parla, attorno al 1000 d.C., come Innocenzo III, Francesco d’Assisi, Federico Barbarossa o Federico II.
Similmente, l’interesse degli storici è sempre stato più attratto da storie di violenza, come guerre, persecuzioni, spargimenti di sangue.
Raniero non fu né cavaliere, né sovrano, né letterato di grido, né eretico, né santo, né sanguinario, né folle. Non compì atti aggressivi o di prepotenza. Fu solo uomo di equilibrio e di conciliazione. E la cultura corrente ha preferito semplicemente disinteressarsene.
Giungono però momenti della storia nei quali è necessario far luce su uomini come Raniero e sul suo messaggio di pace
Gli addetti e i profani potrebbero e dovrebbero concorrere a far riemergere e diffondere un messaggio di equilibrio e parole di rifiuto di ogni prevaricazione, di ogni imperialismo nella politica e nel pensiero.
Soprattutto i ponzesi, primi detentori della sua figura.
Qui s’innesta il punto cardine della necessità che sia Ponza, per eccellenza, a custodire la memoria e i messaggi che uno dei suoi figli, Raniero, è in grado di tramandarci ancora, oggi forse più che mai.
Nato nel 1996 per assicurare continuità agli studi e al ricordo di Raniero, il Centro ha ritrovato nel 2025 una fase di rinnovo e di impegno progettuale, per nuove iniziative e nuove ricerche sulla figura del Monaco ponzese.
Qui il link per accedere al sito: https://ranierodaponza.it/








