Leggi qui la prima parte: Più isola e meno isola turistica o il contrario?
E’ una lamentela che sa di vecchio..
L’estate è troppo frenetica, protesa al consumo del piacere, e Ponza fa soltanto da sfondo. Il turismo detta legge sui tempi del consumo della giornata: levata in tarda mattinata, caos dei mezzi da e per il continente dalle 10 alle 13; ricerca di un posto per il bagno dalle 12 alle 18; aperitivo dalle 19; cena fino alle 22; shopping, passeggio, serata in un locale fino alle 24.
Il contenitore in cui consumare il divertimento lo offre Ponza con le isole sorelle, le cale, i servizi in barca, i locali.
Se questo elenco di offerte non può essere fruito, a causa delle condizioni meteo pessime, tutto l’edificio turistico viene meno. Ponza si spopola.
E’ un turismo balneare. Esclusivo, senza alternative.
Non il turismo naturalistico, non quello storico-archeologico, non quello eno-gastronomico, non quello culturale.
Le usanze contadine sono sospese, quelle marinare sono cassate del tutto. Le cadenze religiose sono imbastardite dal bisogno d’apparenza che il turismo esige. I ritmi della popolazione residente sono annullati; quelli dell’infanzia si disperdono nel caos estivo. Le stravaganze dell’adolescenza si confondono e si appiattiscono sui capricci dell’ adolescenza vacanziera. Perché i giovani ponzesi sono tutti indaffarati nelle attività turistiche.
Si aspetta che ottobre attenui le presenze forastiere e con esse le richieste.
L’isola con l’autunno gradatamente ritorna padrona dei luoghi e delle consuetudini. Il fluire del tempo riprende l’andamento quieto, in sintonia con la natura che si prepara al sonno invernale.
Sonno che ingloba anche la comunità isolana.
Dalla frenesia al torpore.
Anche a causa dello spopolamento invernale.
L’isola rimane vissuta dai vecchi e da chi decide di non lasciare la propria casa.
In una società attenta ai bisogni sociali e sollecita nel porvi rimedio questo ‘vulnus’ sociale dovrebbe essere oggetto di riflessione.
La ‘restanza’, come volontà di rimanere nella propria terra nonostante i richiami edonistici del continente va affrontata a livello sociale. Perché a livello individuale gratifica il soggetto e non il gruppo sociale di cui si fa parte.
Rimane sospesa la domanda iniziale: Ponza, più isola e meno isola turistica o viceversa?
Da quanto scritto si conclude che Ponza invernale è più vera ma ha i giorni contati. Non può sfidare il tempo senza l’apporto economico dell’estate. Con la denatalità in aumento e uno spopolamento invernale che soffoca la comunità.
Ponza turistica è vivace economicamente ma priva di autenticità culturale; il suo processo si dirige verso l’omologazione sul tipo del famigerato ‘villaggio turistico’.
Occorrerebbe una sapiente mescolanza delle due prospettive.
Questo impegno pertiene alle forze politiche che intendono gestire il futuro dell’isola.








