Emigrazione

Dalla Corsica storie di pesca e di pescatori ponzesi

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a cura della Redazione un articolo da Ajaccio, segnalato da Biagio Vitiello e tradotto da Silverio Lamonica

 

La pesca, una storia di napoletani e ponzesi

Numerosi pescatori sono originari di Napoli e dell’isola di Ponza. Abbiamo riscoperto il passato per raccontare la storia di questi marinai alla ricerca di acque più ricche e di mercati più vasti, per vendere il frutto del loro lavoro.

di Alessandro Bitonto


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Ajaccio, 17 agosto 2025

Foto grande: tra i napoletani e i ponzesi, c’è un certo Joseph Corcione, qui nel suo stand di La Halle Campinghi ove ha appreso l’arte della pesca. (Albert Saladini).

Al porto Tino-Rossi, le parole in napoletano si mescolano con delle frasi in francese;  espressioni fornite da alcuni pescatori di Ajaccio venuti dall’Italia del Sud. Certe parole hanno origini napoletane. Moltissime altre vengono da Ponza, un’isola piccolissima del Mar Tirreno, un paradiso di tremila anime.

Questo patrimonio linguistico narra una storia di migrazione. Pescatori alla ricerca di acque più ricche e di mercati più vasti, per vendere i frutti del loro lavoro. Siamo risaliti al passato per raccontare la loro storia.

I pescatori napoletani fin dal 1840, affollano i porti di Ajaccio e Bonifacio. Vi approdarono per la pesca al corallo, una pratica per niente diffusa tra i pescatori corsi. Sul porto della città imperiale non trovarono affatto la concorrenza che esiste nelle città del Sud Italia. Qui i napoletani fanno la loro fortuna e creano dinastie di pescatori, i cui figli si chiamano spesso Janvier, come San Gennaro, il patrono di Napoli.

La coabitazione tra napoletani e ponzesi

Dopo un anno trascorso nel mare e nel porto di Ajaccio, rientrano spesso in Italia per sposarsi. Prima di ripartire per la Corsica, imbarcano i loro colleghi ai quali parlano delle opportunità sulle coste dell’isola. Quindi raggiungono il porto di Ajaccio con la barca ben più colma che all’andata.

È la storia della famiglia Colantonio, originaria di Torre del Greco, dieci chilometri a sud di Napoli. L’incontro con uno dei suoi discendenti, Marco, è avvenuto in un bar, nei pressi del porto di Ajaccio.

A bordo, ogni giorno conserva una tradizione familiare, vecchia di vari secoli. Parla correttamente l’italiano, il francese, il corso e utilizza, con humor, alcune espressioni napoletane. “Al giorno d’oggi, ad Ajaccio, c’è molta gente che ha origine nella migrazione dei pescatori napoletani, tra la fine del Sec. XIX, inizi del Sec. XX. Ma sono molto più numerosi coloro che hanno voluto continuare il mestiere. All’epoca, nel mare c’erano infinitamente più pesci. Al giorno d’oggi è molto difficile viverci”. Riferisce con rammarico.

Marc Colantonio indica altri pescatori, seduti a qualche tavolo più lontano.  “Guarda – prosegue – sono originari di Ponza. Ce ne sono moltissimi, qui”. Sono praticamente ovunque, i pescatori di quell’isola equidistante tra Roma e Napoli. Ogni volta che qualcuno chiede a un pescatore se conosce dei colleghi discendenti dalla migrazione napoletana, risponde: “Napoli? No. Ma Ponza si. Quello lì”. Come mai un’isola così piccola ha dato origine ad una migrazione tanto importante, ad Ajaccio? “I pescatori ponzesi sono sempre emigrati verso l’isola d’Elba, la Sardegna e la Corsica”. Spiega Francois Vitiello, ponzese di origine. La sua famiglia si stabilì in Corsica negli anni ’60. Se per i napoletani di Ajaccio, la grande ondata migratoria  si svolse nella seconda parte del Sec. XIX, l’esodo dei ponzesi avvenne dopo la guerra.

“A Ponza, negli anni ’50, i pescatori partivano per non morir di fame”

“Sono arrivato qui, quando ero piccolo. E già c’erano i pescatori napoletani”. Ricorda Joseph Corcione. Dopo una vita trascorsa in mare, oggi gestisce un banco di pescheria nel mercato di Campinchi. Tra i napoletani e i ponzesi c’è chi ha appreso l’arte della pesca. Parlava francese con loro? “Niente affatto” Replica. La loro lingua è piuttosto un dialetto dell’Italia meridionale. Dopotutto, tra napoletani e ponzesi si comprendono. “Ho appreso il francese molto tardi. Venti parole all’anno, in sessant’anni”. E scoppia a ridere.

Il lavoro nei porti della Corsica

“A Ponza, mio padre faceva il pescatore. Arrivò qui nel 1958 – Doveva andare in America a fidanzarsi ed è venuto qui, a comprare un regalo per il matrimonio. Ma ha fatto come il Titanic: ha preso un iceberg e non è più ripartito”. Riferisce divertito, Joseph Silvestri. L’iceberg di cui parla, è l’amore; una buona ragione per rimanere in Corsica. Giovanni, suo padre, si arrese difronte al fascino di una bellissima ajaccese, di origine ponzese. Su consiglio di suo padre, Joseph Silvestri iniziò a pescare all’età di nove anni. Ogni mattina, partiva per costeggiare la sua isola natia, la Corsica.

E la sua isola di origine, Ponza? “Sono ormai quarant’anni che non vi metto più piede. Mi farebbe piacere, ma è troppo difficile arrivarci dalla Corsica”, spiega il pescatore.

In un giorno dell’anno, i pescatori ritornano a Ponza per celebrare San Silverio. Allora, ogni ultima domenica di febbraio le storie provenienti dai quattro angoli del Mediterraneo, si re-incontrano. “Ma è una tradizione che risale a novant’anni fa”, spiega Umberto Scarogni, vicesindaco di Ponza, assessore all’ambiente.

I pescatori che ritornano sull’isola per San Silverio, rappresentano la prima generazione di emigranti. “Si cibano dell’amore per quei luoghi, dai quali hanno dovuto emigrare. A Ponza negli anni ’50, i pescatori partivano per non morire di fame. Vivevano in abitazioni di 25 metri quadri, con le loro donne e quattro o cinque figli almeno. Tutta l’isola viveva di pesca. Erano in quindici a lavorare su una barca e il mercato non era affatto vantaggioso. Ciò che si vendeva a 1000 lire al chilo a Ponza, di fronte a un valore di 1.400 in Sardegna e lo stesso in Corsica, è stato il motivo per cui sono partiti”.

Sul piccolo territorio tirrenico non restano più tracce dell’emigrazione ponzese in Corsica. Restato certi soprannomi come “le corsichese” (le corse) dato a una famiglia con una importante migrazione sull’isola di Pasquale Paoli. Ci sono anche dei ricordi che narrano ancora la partenza dei bastimenti alla ricerca di un avvenire migliore.

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Nelle foto, da sinistra verso destra: Porto di Ajaccio, foto d’epoca; la famiglia ponzese della madre di Joseph Silvestri, il piccolo Joseph Silvestri sulla barca di suo padre Giovanni.   

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