Ambiente e Natura

Epicrisi 542. Le due anime del sito: la profondità e la leggerezza

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di Enzo Di Fazio

 

Ferragosto è appena passato e quest’anno sarà ricordato soprattutto per l’incontro che ha visto di fronte, presenti pochi fedelissimi, ad Anchorage in Alaska, Trump e Putin, due tra gli imperatori della terra. Per risolvere la crisi ucraina.
Le notizie diffuse dalle prime ore del mattino di ieri confermano che di concreto non c’è stato nulla.
Tappeto rosso, strette di mano, mini-applauso di circostanza del Presidente Trump al collega russo ma l’accordo sull’Ucraina non c’è.

Queste le parole di Trump alla fine dei colloqui che sono durati meno di tre ore rispetto alle sette previste (le riprendo da quanto ha scritto l’inviato di Repubblica, Paolo Mastrolilli) “Abbiamo avuto un incontro estremamente produttivo e molti punti sono stati concordati. Ne mancano solo pochissimi. Alcuni non sono così significativi. Uno è probabilmente il più significativo, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. Non ci siamo arrivati, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci”. Tradotto da questo maldestro tentativo di salvare la faccia, significa che il cessate il fuoco su cui aveva puntato in maniera esplicita e ultimativa, con le dichiarazioni rilasciate sull’Air Force One mentre era in volo da Washington per Anchorage, non c’è.
Il fatto poi che il confronto di quasi tre ore sia stato consegnato ai media con una conferenza di 12 minuti fa sorgere qualche dubbio, aggravato dalla circostanza che a parte le rispettive dichiarazioni, l’inquilino della Casa Bianca e il leader del Cremlino non hanno dato spazio alle domande dei giornalisti.
E la palla passa ora nel campo di Zelensky, dell’Europa e della Nato.

Oggi abbiamo grandi difficoltà a capire cosa succede nel mondo ma soprattutto cosa succede tra chi decide delle sorti del mondo.
La stampa, quella libera, quella di inchiesta, quella che dà fastidio al potere è sempre più spesso ignorata, accusata, condannata, offesa, messa all’indice e in alcuni casi addirittura eliminata come è successo con i 6 giornalisti di Al Jazeera.
All’indomani di quello che è accaduto a Gaza mi ha colpito la testimonianza di Rita Baroud , una giornalista 22enne palestinese sopravvissuta a 19 mesi di guerra ed assedio a Gaza

Scrive Rita Baroud (da la Repubblica del 12/08/2025):
“Me ne sono andata ad aprile da Gaza, solo tre mesi fa, portando con me non solo il peso della sopravvivenza, ma la conoscenza insopportabile di ciò che ho visto e lasciato
Per 19 mesi ho vissuto sotto cieli da cui pioveva fuoco, in strade dove l’odore di fumo e sangue era parte dell’aria che respiravamo.
Ho imparato a scrivere mentre le bombe cadevano fuori, a intervistare una madre in lutto con le mani che mi tremavano, a correre verso il suono di un’esplosione perché era il mio lavoro. E attraverso tutto questo ho appreso una verità dolorosa: la promessa di proteggere i giornalisti è la più grande menzogna della nostra professione. A Gaza essere un giornalista non è uno scudo. È un bersaglio. Indossiamo il giubbotto blu con la scritta “Press” non per protezione ma perché possano mirare con più precisione. Raccontiamo e moriamo. Filmiamo e sanguiniamo. Teniamo la telecamera ferma, anche quando il terreno trema per l’esplosione che ha appena ucciso un nostro collega.
Dall’inizio della guerra, Gaza ha perso 238 giornalisti. 238 voci messe a tacere, altrettante telecamere che non registreranno mai più. Alcuni erano miei amici. Con alcuni ho parlato poche ore prima che fossero uccisi. Alcuni sono morti con i loro figli tra le braccia,
A Gaza lavoriamo e documentiamo senza contratti con i giornali, senza garanzie, Eppure andiamo avanti.
Ma di fronte alla complicità e il tradimento del mondo, dico che non meritiamo ciò che ci sta accadendo. E il mondo? Il mondo ha guardato.
Il mondo ha letto i nostri titoli, condiviso le nostre foto e poi è passato oltre. Protezione dei giornalisti? Quella esiste per alcuni, ma non per noi. Non siamo “veri” colleghi ai vostri occhi. Il nostro sangue non scatena un’indignazione globale, I nostri funerali non fermano le vostre trasmissioni. Per due anni, i giornalisti palestinesi sono stati presi di mira a Gaza mentre la stampa estera guardava in silenzio: ci intervistano per segmenti di due minuti, poi dimenticano i nostri nomi. Per loro, non facciamo parte della professione: siamo solo una tragedia da consumare, un titolo da sfruttare. Cosa evete fatto mentre venivamo massacrati? Niente.”

Questa testimonianza si commenta da sola e lascia senza parole.
È in pericolo la libertà di stampa? È in pericolo la libertà di espressione? Per la cui affermazione e difesa tante vite sono state sacrificate.

È il caso di chiederselo per dare un senso anche alla nostra quotidianità affinché si vada oltre il semplice star bene con sé stessi e con il nostro piccolo mondo. Che il tempo che viviamo sia particolarmente complicato lo dimostrano tutte le domande che non trovano risposte.
E sul sito il vento che ci porta a fare certe considerazioni è costantemente presente. Profondo, si aggira discreto tra la leggerezza dell’attualità e la spensieratezza dell’estate agostana.

Ci pensano Sandro Russo e Marco Madana a farci riflettere con i riferimenti alla spiritualità e alle fughe verso l’India come percorso di auto-scoperta da intraprendere, un’occasione per confrontarsi con culture diverse e trovare un nuovo equilibrio interiore.

Nel loro confronto c’è molto pessimismo per non essere riuscite le nostre generazioni, ma anche quelle che sono venute dopo, a migliorare il mondo.
Sarà forse perché i nostri comportamenti sono troppo concentrati sul proprio io? Mentre oggi produrre effetti positivi, in una realtà così complicata come quella che viviamo, succede solo se capaci di convogliare idee ed energie verso soluzioni concrete che portino soprattutto ad alleviare le sofferenze altrui.
I fallimenti del passato, quelli del presente, i possibili del futuro sono prese d’atto molto sconfortanti.
Interessante il colloquio tra Sandro e Marco ma, come spesso avviene nei colloqui introspettivi, il risultato è il bisogno di esternare il proprio pensiero e, come spesso accade, emerge solo la ricerca delle ragioni della propria esistenza.
Mi piacerebbe credere che la spiritualità possa aiutare a risolvere i problemi del mondo.

Diceva Michele Serra in un articolo proposto da Sandro nella scorsa settimana che oggi il mondo è attraversato da una novità molto rilevante, che è la sostanziale solitudine di molti (di quasi tutti?) di fronte al male e alla distruzione. Riassumibile nella diffusa domanda, per esempio su Gaza: “possibile che nessuno riesca a fare qualcosa?”.

Disorientamento (grande spavento lo chiama Sandro) ripreso da Corrado Augias quando dice che i famosi “punti di riferimento” — il faro nella tempesta, il rifugio nella tormenta —. non ci sono più. Come la Costituzione che, frutto della Resistenza contro il nazi-fascismo, viene messa da parte e spesso attaccata o come il sogno dell’Europa che al momento sembra ridotto alla sua ombra, con l’inutilità pratica degli organismi sovranazionali e l’incapacità di elevarsi a ruolo di entità coesa con forza negoziatrice.

Siamo sconvolti dalla quantità e velocità di cambiamenti che investono da ogni parte la nostra vita.
Mai prima nella storia una tale massa di novità – scrive Corrado Augias – era entrata in gioco simultaneamente sconvolgendo abitudini e costumi, poteri ed equilibri mondiali, lo stesso ordinato succedersi delle stagioni. Nel volgere di pochi anni, nulla è più com’era, anche chi non ha occasione di riflettere sul fenomeno, sente d’istinto che la sua vita è stata sconvolta, messa in pericolo.
La reazione, più o meno consapevole, è stata la paura. Si temono gli immigrati, si temono ladri e borsaioli, si temono i devastanti temporali improvvisi, si teme l’affacciarsi sulla scena mondiale di nuovi protagonisti di cui si ignora tutto.


E ci si chiude sempre più in sé stessi adoperandosi solo per proteggere il nucleo cui si appartiene, senza avere la forza di ribellarsi.
L’esile speranza è ancora nel coraggio di chi oggi, in prima linea, si adopera per alleviare o testimoniare le sofferenze che ci sono in Palestina, in Ucraina, o in altri luoghi della terra come il Sudan, il Libano, la Somalia, la Siria, la Nigeria…  insomma, nel Sud del Mondo. Come ha fatto la giovane giornalista palestinese.
Amare considerazioni ma questa è la realtà.

Ecco, ora, di seguito, ad eccezione di quelli sopra richiamati, la carrellata degli articoli pubblicati nella settimana dando la precedenza a quello di Luisa Guarino che ricorda il nostro compleanno, i 19mila articoli pubblicati. Anche quest’anno passato sottotono complice probabilmente l’occupazione estiva dei nostri lettori. Comunque, qualche augurio ci è arrivato: da Sassari quelli di Teresa Denurra che ringraziamo.


Gli altri li riporto raggruppandoli per argomenti

Curiosità e notizie varie

Ventotene, annullo filatelico e cartolina per il 250° Anniversario della consacrazione della Chiesa di Santa Candida
Ventotene sempre più “visibile”. Ad onorarla sono le Poste Italiane attraverso un annullo filatelico che ricorda un anniversario importante della sua Chiesa
Dalla falanga alla falanghina
un modo originale e culturale di Silverio Lamonica di accostare il legno che agevola il trascinamento delle barche al nobile nettare beneventano
Brad Pitt a Ponza, ultimo domicilio conosciuto la Black Pearl
una presenza che incuriosisce ed onora la nostra isola.
Sosta a Ponza per Wesley Franca, nuovo difensore brasiliano della Roma
inaspettata e gradita sorpresa per i tifosi isolani
– Cosa c’entra il Giorno della Marmotta con il buddhismo?
per saperlo andate a leggere l’articolo
Superstizione (5). Aglie, fravaglie, fatture che non quaglie…
prosegue il percorso esplorativo, proposto da Sandro Russo, per capire l’insieme delle credenze irrazionali che portiamo dentro di noi.

L’estate ponzese… fatti, eventi, consigli e novità

Ponza, riapre la spiaggia di Cala Feola
una bella notizia (attesa) che fa felice i fornesi e gli ospiti.
Ritorna Ponza in Tavola, a Le Forna il 21 e il 22 agosto
un viaggio attraverso i sapori autentici e le tradizioni gastronomiche dell’isola
Per Ferragosto

Un’idea di Franco De Luca per la giornata di Ferragosto: un viaggio alternativo alla scoperta di un segreto del mare di Palmarola
Ferragosto a Le Forna
i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta
Ponza in Tavola, il programma
i particolari culinari dell’evento del 21 e 22 agosto
Perché non si attiva un collegamento tra Ponza e Gaeta?
un’idea di Biagio Vitiello stimolata dalla proposta del sindaco di Formia di riattivare il collegamento Formia – Ischia

Antropologia, racconti, poesie

Tore ‘e Crescenze
un omaggio di Franco De Luca a Franco Schiano e al suo amore per l’isola
Il treno merci
una simpatica metafora del nostro Pasquale Scarpati per parlare del cambiamento dei tempi e dei vortici della vita moderna
10 Agosto
il rapporto pacificante con la natura nella notte delle stelle cadenti in una poesia in dialetto di Franco De Luca
‘U matte d’u paese
Figura tipica di tanti paesi raccontata da Bixio. Ma, per fortuna, non sempre è stato così. A Silverie ‘u matt’ degli Scotti, che ho ricordato in un articolo (leggi qui) gli abbiamo voluto bene e l’abbiamo sempre rispettato.

Notizie dalla stampa

Dalla stampa notizie su Ponza e Ventotene. Ancora sul ticket di stazionamento e sui controlli antidroga
Notizie dalla stampa su Ponza. Estumulazione al cimitero, raccolta rifiuti barc@barca, controlli per una movida sicura
Notizie dalla stampa. Resiste la storica edicola di Ricciolino, i Nas anche a Ventotene, intervento di Auletta sulla sicurezza dei bambini
Tutto spiegato nei titoli. In particolare, fa piacere leggere della resistenza di Ricciolino di tenere in vita l’edicola di Sant’Antonio



Dai collaboratori oltre i confini dell’isola

Una canzone per la domenica (348). Pensando al “vecchio sulla spiaggia”
Il Pescatore di F. De Andre, proposta da Guido Del Gizzo, corredata di un bellissimo video realizzato dal bravo cineasta Stefano Salviati
Ischia. La ricostruzione perpetua a passo di gambero
l’immancabile aggiornamento di Giuseppe Mazzella di Rurillo, sullo stato della ricostruzione post-terremoto di Casamicciola
La posta dei lettori. Achille Vitiello: “Sempre la Galite nel cuore”
sempre interessanti i contributi di Achille Vitiello, grande conoscitore de La Galite e della sua storia.
Formia, partiti i lavori di riqualificazione del ponte Tallini
notizia da tempo attesa. Anche dai ponzesi e dai viaggiatori per le isole, visto l’importanza di quel ponte per raggiungere il porto e, dal porto, il centro di Formia e la stazione ferroviaria
La storia dei fari de La Galite
un gradito ritorno di Philippe D’Arco su un argomento caro al sito e ai ponzesi
Dalla Sardegna qualcosa intorno a Ferragosto
Teresa Denurra ci racconta momenti della sua vacanza da uno dei posti più belli della Sardegna, Porto Torres, luogo caro anche a tanti ponzesi.

Per gli amanti della natura e dei giardini

Giardini italiani (1). Il labirinto della Masone
Giardini italiani (2). Il giardino Sigurtà a Valeggio sul Mincio
Un modo di rilassarsi passeggiando a contatto con la natura. Due viaggi proposti e raccontati da Anita Cerpelloni. Il primo nel labirinto più grande del mondo, un luogo straordinario di bambù di tante specie diverse, situato nel parmense. Un mondo che, attraversandolo, ti accoglie, ti avvolge e ti protegge con dolcezza, come scrive l’autrice.
Il secondo, più vario, nel veronese, tra dimore d’epoca, giardini, prati, fiori e boschetti… un po’ come il “nostro” Giardino di Ninfa.

E, infine, per chi vuole ammirare qualche bella foto di Ponza, a volte inusuale

Meteo & Foto (237). La settimana da lunedì 11 agosto 2025
con i contributi fotografici di Silveria, Rossano, Biagio e autori sparsi
che non smetteremo mai di ringraziare

Buona domenica e buon proseguimento d’ estate a tutti

 

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