Le notizie, oggi, rassomigliano ad un treno merci che sferragliando ti passa veloce davanti.
Pochi giorni fa stavo sotto la pensilina della stazione aspettando che arrivasse il treno. L’altoparlante annuncia di allontanarsi dalla linea gialla perché stava sopraggiungendo un treno in transito. Ecco sbucare da dietro la curva una motrice che lacera l’aria con un lungo fischio. Dietro di lei una serie, abbastanza lunga, di vagoni di varie dimensioni e forme e colori che velocemente sono transitati smuovendo l’afa. Alcuni di questi vagoni erano cassoni chiusi sui quattro lati. Di essi alcuni erano di un certo colore, altri di altro colore. Alcuni avevano delle scanalature sui lati al centro, altri più in basso. Alcuni vagoni avevano soltanto la piattaforma bassa vuota, altri erano circondati da assi orizzontali ma ugualmente vuoti. Nonostante la lunghezza è passato, nel rumore sordo del ferro, in pochissimo tempo. Quel rumore ha assorbito tutti gli altri anche quello di un altro treno che si avvicinava dalla direzione opposta. Dopo quel fracasso, tutto è sembrato più quieto rispetto a prima.
Ho pensato che oggi le notizie che ci vengono date rassomigliano a quel treno merci. Innanzitutto passano talmente veloci che dopo un po’ di giorni già ci siamo dimenticati delle precedenti. Così, ad esempio, si è fatto un gran parlare del disarmo o del riarmo ma dopo un po’ questa notizia è soppiantata da tante altre che arrivano da ogni parte del mondo. Sembra già obsoleta e messa nel dimenticatoio. Poi esse passano talmente veloci che non si riesce più a vedere i dettagli e peggio ancora non si riesce a vedere cosa c’è nel contenitore (che potrebbe anche essere vuoto). A volte la notizia è totalmente vuota ma, essendo agganciata ad altre o ad altri, viene anch’essa trainata. Altre volte la intravedi o credi di intravederla per cui ognuno dice la sua e crede che quella sia la verità. Così le notizie, così ogni cosa bella o brutta che sia.
Alla fine si fa un gran sferragliare. Quando il vagone di coda con i suoi lampeggianti rossi sparisce in lontananza, rimane poco o nulla e tu sali sul tuo treno che ti porta ed il paesaggio trascorre anch’esso veloce davanti agli occhi. Puoi solo pensare o a quei vagoni, stalle, da cui potevano anche uscire persone portate, come bestie, al macello oppure a quello che legato all’ultima carrozza di un treno detto “ locale” o “ accelerato” che fermava in tutte le stazioni ma proprio tutte, era chiamato “vagone postale”. Da esso venivano catapultati, sul marciapiedi, i sacchi e/o i pacchi postali. Chi viaggiava con una certa frequenza, già sapeva in quale stazione si sarebbe fermato più a lungo, per cui tranquillamente poteva anche scendere, specialmente di primo mattino, per andare a prendere un caffè al bar della stazione, strizzando l’occhio al capotreno.
Ma la meta è vicina e tu, tralasciando queste “amenità”, già ti proietti verso l’ingorgo della città che a breve ti fagociterà ed assorbirà tutti i tuoi pensieri non lasciando nulla di ciò che hai pensato.
“E già – commenta il solito Veruccio che mi accompagna anche qui – la vita si vive nel momento in cui si vive. Tu hai esperienza del passato e forse soffri il presente perché, anche se inconsciamente, fai dei termini di paragone; ma chi non ha vissuto il passato non ha quell’esperienza (anche se teoricamente potrebbe venirne a conoscenza tramite la scrittura) per cui il suo mondo è quello che ha davanti agli occhi e calpesta. È stato sempre così”.
Forse perché circondato da antiche vestigia, riprende: “Chi è vissuto al tempo e nei costumi di Romolo Augustolo ( ultimo imperatore Romano d’occidente) non aveva esperienza di quelli che erano vissuti , ad esempio, al tempo di Traiano. Per lui il mondo era quello del suo tempo con quel modo di vestire, di pensare, di cucinare ecc. Formalmente è stato ed è sempre così. Sostanzialmente, però, cambia poco: amore, morte, litigi, guerre, solidarietà a volte interessata a volte disinteressata così dicasi dei rapporti ecc ecc. Ricordi quando nell’Isola non esisteva la Panoramica, quando il mare arrivava fino sotto casa tua, quando tutto era silenzio anche perché mezzi a motore non ve n’erano o erano centellinati, quando la nave…”
Lo interrompo: “ Basta con queste rievocazioni ora fuori luogo. Ora devo pensare a dove mettere i piedi, altrimenti qualche veicolo, tra i tantissimi in circolazione, potrebbe arrotarmi!”.
Ammutolisce e sparisce. Ma già lo so: lui fa sempre così: va e viene quando gli pare… l’amico immaginario di Pasquale… Ma quanto reale!








