Ambiente e Natura

Ischia. La ricostruzione perpetua a passo di gambero

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di Giuseppe Mazzella di Rurillo

“La ricostruzione delle zone interessate dal sisma avvenga in maniera rapida perché una ricostruzione lenta è già una cattiva ricostruzione”.
Lo affermò nella sua omelia l’allora vescovo d’Ischia, Mons. Pietro Lagnese, il 21 agosto 2018, un anno dopo il sisma, nella piccola chiesa dei marinai in piazza Marina a Casamicciola alla presenza dell’allora vice presidente del consiglio dei ministri e ministro del lavoro e dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, penta stellato poi scomparso dalla vita politica italiana.

E’ stata una grande perdita per l’isola d’Ischia il trasferimento a Caserta del vescovo Lagnese, ormai da 5 anni.
Mons. Lagnese era un vescovo della “chiesa in uscita” di Papa Francesco ed era attentissimo alle questioni sociali dell’isola mettendo sullo stesso piano il sociale, l’economico, il politico. Il ricordo di quella omelia e’ contenuto con commenti nel n.3 de il Continente dell’agosto 2019 con il titolone di copertina “Il mare di legno” che voleva rimarcare soprattutto la speranza della “ricostruzione economica” di Casamicciola con l’ottima gestione del porto turistico della “cala degli Aragonesi” con la sua “carta dei servizi” per i suoi clienti che fece assegnare la bandiera blu fra i migliori porti turistici del Mezzogiorno e quindi emblema di un immediato turismo Nautico che è “la nuova frontiera insieme alla riscoperta della viticoltura di eccellenza”.

Presentammo quel numero, di 40 pagine in carta patinata, in un convegno degli “Amici de il Continente ” che tenemmo nel delizioso spazio – bar sulla banchina di riva. Quel numero meriterebbe una ristampa per un dibattito contenutistico se fosse ancora viva una pubblica opinione ed una partecipazione politica nelle assemblee elettive incominciando dal consiglio comunale nella martoriata Casamicciola colpita anche dalla terribile alluvione del 26 novembre 2022.

“Il mare di legno” cioè il porto pieno di natanti di ogni genere veniva segnalato come evento di “riqualificazione e rilancio” di una nuova economia del mare che doveva espandersi con una stazione portuale ed un Circolo Nautico che venivano individuati nella riqualificazione in piazza Marina del complesso ex-Capricho de Calise.
Ma quel numero de il Continente non mancava di sottolineare che “la ricostruzione è ferma ed all’orizzonte non c’è un piano di assetto territoriale né una fusione dei 6 Comuni”.

La ricostruzione a macchia di leopardo
La ricostruzione “lenta”, già “cattiva” nel sinonimo scelto acutamente da Mons. Lagnese, è diventata a macchia di leopardo senza un serio “disegno di razionalizzazione dell’edilizia privata e pubblica” e preferisco questi termini rispetto alle roboanti parole, parole, parole delle contorti definizioni di “piano urbanistico comunale (puc)” o di “piano urbanistico territoriale (put)” che sono rimasti costosissimi studi scientifici senza alcuna attuazione.
Il Capricho de Calise è stato abbattuto con ordinanza contingibile ed urgente del sindaco-podestà Giosy Ferrandino per “pericolo pubblico” cosi come la colmata di terriccio sotto alle macerie del Pio Monte della Misericordia; così le sole due opere di edilizia pubblica sono state realizzate senza una logica attuativa di un piano urbanistico esecutivo nonostante i disegni d’autore dell’archistar Fuksas e dei 35 autori del piano urbanistico regionale dell’assessore Bruno Discepolo “adottato” dalla giunta regionale un anno fa e “contestato” dal sindaco-podestà e quindi non ancora in vigore e chissà se e quando lo sarà.

Dal leopardo al gambero
Abbiamo puntualmente pubblicato i lunghi comunicati stampa del commissario Giovanni Legnini. Se si mettono insieme in circa 4 anni diventeranno un trattato o una enciclopedia. Spero che qualche studioso lo faccia ma raccolga anche le mie osservazioni apparse sul web e sulla stampa scritta. L’ultimo comunicato di Legnini annuncia il piano esecutivo per fare del palazzo delle scuole del 1936 detto “palazzo dux” una costruzione da oltre 80 anni oggetto di polemiche per la cattiva costruzione ed oggi ad 8 anni dal terremoto abbandonata e vandalizzata, la nuova sede comunale.

Ma che ne sarà della abbandonata villa comunale della Bellavista? Che ne sarà dell’ Osservatorio geofisico? Che ne sarà dell’ex centro per l’impiego?
Insomma che logica di ricostruzione di edifici pubblici è questa mentre non c’è ancora l’atto pubblico di trasferimento della piena proprietà al Comune delle rovine del Pio Monte della Misericordia con una entrata di 4 milioni e mezzo per l’ente morale di diritto privato senza scopo di lucro.
Ma andiamo! Che “misericordia” è questa? E la chiedo a Mons. Lagnese se mi legge a Caserta.
Che “cattiva ricostruzione” è questa se la ricostruzione degli edifici scolastici è all’ultimo posto mentre la popolazione scolastica dell’obbligo e’ passata da 800 a 400 alunni? Dimezzata o ancor peggio col significato che l’identità di paese per Casamicciola si sta estinguendo.

Questa non è solo una ricostruzione “cattiva”, nemmeno a “macchia di leopardo”. Questa è ricostruzione dal passo di gambero: uno avanti e due indietro.

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