Ambiente e Natura

Epicrisi 541. Lo spavento del presente

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di Sandro Russo

Seguendo l’umore del momento e l’atmosfera (mood) di questi sette giorni di articoli su Ponzaracconta, volevo intitolare questa Epicrisi/Sommario, “Mai ’na gioia”. Ma un vago allarme mi è risuonato in testa… Ho cercato nel sito, ed eccola! …l’avevo già fatta una epicrisi con questo titolo: Epicrisi 435. Mai ’na gioia!
Era l’estate di due anni fa; aveva in copertina la costa palermitana vista dal mare che bruciava, e gli articoli della settimana davvero non davano adito alla minima gioia.

Pare proprio che siamo condannati alla ripetizione, come nell’interminabile giorno della marmotta del film: Ricomincio da capo (Groundhog Day), un film commedia del 1993 diretto da Harold Ramis, interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell; ma lì alla fine il protagonista qualcosa capiva e riusciva ad uscire dal loop temporale).

Che poi… ne ricordo altre di epicrisi al negativo, tutte abbastanza recenti, come quella centrata sulla stupidità umana, motore primo di immani sciagure:
Epicrisi 448. Stupidità, quella con il discorso di Michele Serra sulle bombe atomiche e Oppenheimer in copertina:

In questo film di geni – il regista, il protagonista Robert Oppenheimer -, c’è anche Albert Einstein, di cui è noto un aforisma sulla stupidità (non citato nel film): “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità  umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”.

E poi, l’epicrisi dell’indimenticabile dr. Stranamore: Epicrisi 362. La situazione è tragica, ma non seria, del marzo 2022.

Sembra che vada proprio tutto male, senonché dalla mia memoria ancestrale ponzese di detti e scongiuri fa capolino la voce d‘a nonna Natalina che mormora con gravità: Signore, nun peggie!

Anche questa settimana non ci siamo fatti mancare nulla, dagli Anniversari di eventi e tragedie una più atroce dell’altra (il calendario ne è costellato):
– La strage di Bologna
– La tragedia di Marcinelle
– La bomba su Hiroshima
Alla celebrazione della Stupidità nelle sue forme più emblematiche:
– il Ponte sullo Stretto
– I tagli dell’amministrazione Trump alla ricerca sui vaccini

Nel Sommario a fondo pagina i titoli dichiarano con chiarezza il contenuto dell’articolo; quando non lo fanno, è predisposto un “aiutino”.  I commenti sono vari e interessanti. Ciascuno può scegliere l’argomento che più gli interessa leggere, se non l’ha fatto con il procedere dei giorni della settimana.

Qui invece vorrei riportare per intero, l’articolo di Michele Serra di venerdì scorso su la Repubblica, che evoca l’atmosfera degli articoli della settimana su Ponzaracconta meglio di qualunque epicrisi. Ci sono dentro le ansie e i timori che sono anche i nostri, la memoria di tutti i disastri che ci hanno aggravato, la sfiducia nella politica degli ultimi articoli di Franco De Luca, la caduta degli dei di Bixio, la nostalgia del passato di Pasquale Scarpati, il rovello di sapere e capire di Sandrorusso. E anche il ripiego sul personale, sui ricordi e sulla fede che è di tanti di noi.

Le idee
Noi davanti allo spavento del presente
di Michele Serra – Da la Repubblica di venerdì 8 agosto 2025

“Il rischio è che sempre più persone, direi per autodifesa, chiudano porte e finestre a un mondo che le sovrasta, che sfugge alla loro comprensione

Il mondo è sempre stato un luogo orrendo (e meraviglioso, ovviamente) e un eventuale dibattito sull’apocalisse imminente mi vedrebbe schierato tra gli scettici: l’apocalisse c’è sempre stata, non è una novità ma uno stato costante del divenire di quella bestia che siamo. Per risalire i secoli ci basterebbe seguire le tracce di sangue alle nostre spalle. Ma c’è una novità molto rilevante, credo. Ed è la sostanziale solitudine di molti (di quasi tutti?) di fronte al male e alla distruzione. Riassumibile nella diffusa domanda, per esempio su Gaza: “possibile che nessuno riesca a fare qualcosa?”.

La facoltà di sopportare lo spavento, e di reagire allo spavento, in comunità solide e resistenti agli urti, alle quali chiedere una interpretazione condivisa degli eventi e soprattutto le istruzioni per il “dopo”, sembra appartenere al passato. I famosi “punti di riferimento” — il faro nella tempesta, il rifugio nella tormenta — sembrano sbiaditi o scomparsi. O disinstallati, in parte per la loro obsolescenza, in parte per difetto di manutenzione.

Fosse solo simbolico e ideale o anche solidamente istituzionale il loro ruolo, per moltitudini di umani quei riferimenti, anche se non omogenei e anche quando in conflitto tra loro, erano decisivi e, nei momenti di crisi, appiglio robusto.

Per rimanere al secolo appena trascorso: l’America democratica e liberatrice, la Russia baluardo del collettivismo, l’Onu e la costruzione di poteri e regole sovranazionali, il processo di unità europea. La Politica e i Partiti quando avevano la maiuscola ed erano case comuni la cui facciata testimoniava, passandoci davanti, che il potere aveva anche un corpo collettivo del quale chiunque poteva sentirsi parte, e dunque il domani del mondo non era in disponibilità esclusiva delle oligarchie; le ideologie come un affaccio verso il futuro. Nel nostro specifico nazionale aggiungerei la Rai, che fu scuola pubblica e voce comune per un paio di generazioni di italiani e non scalpo da appendere sull’uscio della banda vincente. E i giornali — soprattutto alcuni — che erano letti come libretti di istruzione per l’uso del mondo, se lo meritassero o no. L’edicola era un luogo insigne della Polis.
È un elenco parziale e frettoloso — o forse solo, banalmente, è il “mio” elenco — e ognuno avrà il suo.

Ma se proviamo ad aggiornarlo: L’America sembra il covo di un cartello di taglieggiatori razzisti; la Russia un impero coloniale dei secoli passati; dell’Onu si parla solo per compatirne l’inutilità e il declino; l’Europa, se è quella prona e poco dignitosa di von der Leyen che va a riverire l’Imperatore nel suo campo di golf, vale quanto una speranza tradita; il massimo che si chiede alla politica è che non faccia troppi danni, e i seggi si svuotano come bar di poca fama (rimane miracolosamente intatto, di quel pacchetto di garanzie novecentesche, il Quirinale, ma quando parla Mattarella lo si ascolta quasi come Radio Londra); della Rai, già detto; i giornali, sempre meno letti, sembrano diventati il rifugio di pochi amanuensi, alcuni per giunta maldestri, che resistono come monaci del Medioevo: la vera informazione mainstream, lo vedono anche i bambini, è quella totalmente destrutturata dei social, facile preda delle scorrerie dei falsari e delle urla dei fanatici.
A chi chiedere, dunque, “e adesso che facciamo?”. Sotto quale grande tettoia comune ritrovarsi per stemperare la paura e reagire allo scandalo, mettere in atto qualche misura di conforto e di rimedio? La gestione dello spavento è affidata a piccole cerchie, quando si è fortunati, e alla pura casualità della chiacchiera quando neppure la piccola cerchia è disponibile, e ci si tuffa in rete alla ricerca di risposte cliccabili senza trovarne, oppure trovandone troppe, che è l’equivalente di niente.

Due gruppi umani, uno nel bene uno nel male, fanno eccezione a questo stato di solitudine, e riescono ancora ad accorparsi in modo rilevante.
Uno è quello dei credenti (ho negli occhi la marea di ragazzi al Giubileo romano) che non temono apocalisse e anzi sembrano affrontarla quasi come un’opportunità, perché hanno gli anticorpi della fede. L’altro è quello dei fanatici, che nell’apocalisse sguazzano e ne sono in parte i provocatori.
Cavalcano il rottame infetto del pregiudizio (che tutto spiega e da tutto tutela) credendo sia un destriero: sprofonderanno prima degli altri, ma intanto fanno danni immensi alla società intera.
Per tutti gli altri, la rete delle relazioni è da ricucire, piano piano, con tenacia e fantasia, in modo da non sentirsi troppo isolati in mezzo al caos. Riparando le relazioni vecchie e inventandone di nuove.

Il livello dell’angoscia è molto alto, sempre più alto (chiedere a psichiatri e psicanalisti), specie tra i ragazzi, anche per effetto del brusco scarico delle macerie del mondo sulle spalle di ciascuno.
Non è un peso sopportabile, non abbiamo strumenti individuali (a parte l’indifferenza, l’alzata di spalle) tali da farcelo reggere. Il rischio è che sempre più persone, direi per autodifesa, chiudano porte e finestre a un mondo che le sovrasta, che sfugge non dico al loro controllo, ma alla loro comprensione. E una ristretta consorteria di potenti e di straricchi — due condizioni ormai coincidenti — disponga di una umanità di spaventati e di isolati, fornendole un finto riparo e usandola come materia prima per rafforzare il suo dominio.

[Michele Serra da la Repubblica dell’8 agosto 2024]

Sommario (gli articoli sono in ordine temporale inverso: gli ultimi per primi)

Teatro e musica a Sansepolcro, il 13 agosto, alle musiche Roberta Bartoletti, che è  un’amica di vecchia data, dai tempi della scuola di organetto
Un salto nel passato, di Franco De Luca. ’U pane vulluto ’nda’ll’acqua d’i fasùle, con una canzuncella di Nino Picicco
10 agosto, San Lorenzo: “Io lo so perché tanto di stelle…, di Marino Niola, un articolo a metà tra antropologia e poesia
Il Ponte sullo Stretto, di Emanuele Lauria e Michele Serra, da la Repubblica
L’amministrazione Trump contro i vaccini, di Roberto Burioni
L’anniversario della tragedia di Marcinelle
Il vecchio sulla spiaggia, di Bixio
La Festa dell’Assunta a Le Forna, la locandina dei festeggiamenti per il mese di agosto
L’Università Parthenope di Napoli e la nuova cooperazione con una Università dell’Argentina, di Leone Melillo
La fine delle ideologie (parte terza), di Francesco De Luca
L’editor, questo sconosciuto. Cos’è l’editing, proposto da Sandro Russo che è “informato dei fatti”
Riapre Cala Fonte, dalla pagina Facebook del sindaco Francesco Ambrosino su segnalazione di Martina Carannante
Oggi, 7 agosto, Giornata Internazionale dei Fari
Dalla stampa notizie su Ponza e Ventotene. Di rilievo l’apertura di Cala Cecata a Le Forna
La posta dei lettori. Un buco nella roccia a Santa Maria, in memoria del non dimenticato Leonardo Lombardi
Superstizione (4). I numeri 13 e 17, la serie dell’antropologo Marino Niola su la Repubblica
Gli alberi della vita (4). Il melo, la serie di Marco Belpoliti su la Repubblica
Colori nel buio, quarto appuntamento estivo con il Sentiero di Circe, un’introduzione alla pratica del disegno con colori fluorescenti
La fine delle ideologie (parte seconda), di Francesco De Luca
Il 6 agosto 1945 la bomba atomica a Hiroshima. Ottant’anni fa
Elogio alla banda di Ponza, di Silveria Aroma
Cultura occidentale e pensiero indiano, un ulteriore commento, un affondo di Marco Màdana che ci assicura che non è finita qui
Lettera a Bixio sui bei tempi passati e — perché no? —anche presenti, di Pasquale Scarpati
Dalla stampa notizie sull’ultimo consiglio comunale e il rinnovato appello per adottare sei piccoli randagi
La fine delle ideologie (parte prima), di Francesco De Luca
Emma De Meo ci ha lasciati, Emma, la moglie dell’ing. Aprea; di Sandro Vitiello
I 45 anni dalla Strage di Bologna: 2 agosto 1980
Il pensiero occidentale e l’India. Interesse reciproco, divergenze e tentativi di comprensione, di Antonio Gnoli da la Repubblica, sulla recensione di un libro di un illustre orientalista
Dalla stampa notizie su Ponza. Nas e Forze dell’ordine contro sofisticazioni alimentari e droga, motoscafo contro gommone
Meteo & Foto (236). La settimana da lunedì 4 agosto 2025
‘A falanga, di Pasquale Scarpati, per chi non conosce ‘a falanga (termine marinaresco), con una dotta spiegazione di Luigi M. Dies
Per un polo museale dell’isola d’Ischia, di Giuseppe Mazzella da Casamicciola
Il cassetto segreto (6), di Francesco De Luca
La scomparsa di Rosetta Settembrini, il ricordo di Sandro Russo, amico di famiglia
Ponza. Stasera va in scena ‘Na pescata a totani’ con Dante Taddia, Maddy e Benny. Caro, caro Dante, ‘ncopp’a chella lanzetèlla a tuótene, sotto il Faro della Guardia c’ero anch’io… e ricordo tutto tutto!

È stata una bella cavalcata… 35 articoli nella settimana significa una media di cinque al giorno. C’è stato e ci sarà molto da leggere!
Buona domenica

Nota
Per spiegare l’immagine di copertina  e il titolo originale del film, forse è il caso di dire che il Giorno della marmotta (in inglese Groundhog Day) è una festa celebrata annualmente negli Stati Uniti d’America e in Canada ogni 2 febbraio, incentrata sul metaforico comportamento al risveglio mattutino di un esemplare di marmotta. La tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta (marmota monax); se, quando l’animale compare, non è possibile vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto, se invece l’ombra si vede perché è una bella giornata, l’inverno continuerà per altre sei settimane.
Grazie al film Groundhog Day, in molti paesi di lingua anglofona e neolatina il giorno della marmotta è diventato un’espressione comune per indicare un giorno ripetitivo. Il 2 febbraio da noi è la Candelora (celebra la presentazione di Gesù al Tempio) e curiosamente dal tempo (atmosferico) di quel giorno, anche nella nostra tradizione si fanno auspici per l’andamento delle settimane a venire: A la Candelora de l’inverno semo fora, ma si piove e tira vento, a l’inverno semo drento” [peraltro i detti regionali italiani sono alquanto in contrasto tra loro, al riguardo. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Candelora].

 

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