Caro Bixio
Il tuo scritto mi trova pienamente d’accordo e penso che, mentre da noi, terminato il funerale – solo i parenti più stretti si allungano fino al cimitero -, ci si rituffa nel gran caos cittadino, con il traffico, le luci, i rumori (per i quali l’udito si è assuefatto anzi a volte porta anche alla sordità) da voi, specialmente nei periodi “scuri”, si senta di più la solitudine perché tutto intorno è silenzio e concentrazione.
Per quanto mi riguarda – non so se altri sono nella mia stessa condizione – volentieri colmerei un pochino questi due aspetti. Verrei, infatti, a porre più spesso il piede sull’Isola, se me ne fosse data facoltà.
Assolutamente no, nei periodi di gran confusione e di attività. Ma sarebbe anche il caso che, allungandosi la stagione turistica, i periodi “ solitari” di conseguenza si accorcerebbero! Non verrei, quindi, nei periodi di confusione quando quelli che stanno da voi, giustamente, non possono darmi retta. Verrei quando è tempo di “rutunni” (che da noi non si trovano) quando è tempo di merluzzi, quelli grossi che tagliati a fette e fritti, sono gustosissimi (la loro polpa è prelibata); quando è tempo di portare dei fiori ai cari che stanno lassù (non solo nel giorno della ricorrenza dei defunti ma anche durante tutto l’anno); quando è tempo delle ginestre in fiore che ornano l’Isola come una sorta di corona. Quando potrei trovare qualcuno che va a pescare perchie o pezzogne e lì, in mezzo al mare, parlare del passato, presente e, perché no, anche del futuro.
Sosterei volentieri là dove abiti tu e, a piedi, andrei girovagando come quando ci andavo con mio fratello Carlo e/o zio Peppe ma con il furgone. Così le persone anziane che stanno giù alle piscine non mi guarderebbero (come mi hanno guardato pochi anni fa), come per dire “E chi è ’stu furastiere?”. Mi sarei fermato e presentato e forse avremmo parlato del tempo d’a zi’ Restetuta e di come cucinava il coniglio (era una sua specialità!) ed andando oltre avrei trovato qualcuno con cui ricordare don Gennaro e di tanti altri che ora non voglio elencare.
’A sporta d’u tarallare (la copertina di un libro di Ernesto Prudente)
Ma questi fino ad oggi sono restati e restano “vaneggiamenti” di una persona avanti negli anni.
Lascio quindi “la palla” a Laziomar (o a chi per essa) che è riottosa ed insensibile come costretta in una camicia di forza. Non so perché. Le leggi sono fatte dagli uomini, per gli uomini e come tutte le leggi si possono cambiare: quante ne sono cambiate nel corso degli anni e tutt’ora vengono modificate!
Però nel Giubileo della Speranza, mi sia lecito ( ancora una volta)… sperare.
Caramente ti saluto,
Pasquale








