Antropologia

L’intreccio disarmonico

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di Francesco De Luca

 

L’età ha un peso. Chiarisco: gli anni assommano fatti e questi sono intrisi di sentimenti. E poi, legati ai fatti ci sono visi e caratteri e rapporti, insomma… è questo il peso a cui alludo.

Un animo che è passato fra l’alternarsi delle stagioni dell’esistenza si porta dietro un carico. Di ricordi, certo, ma questi si trascinano dietro una catena di relazioni, di emozioni, di gioie e di dolori.

Questo carico talora è provvidenziale perché prevede possibili sviluppi degli eventi, ossia ha una capacità  ‘predittiva’, talora però si mostra supponente, e questo dà fastidio. Sembra che il futuro sia già stato scritto nelle vicende passate. Il che è chiaramente una illusione. Basta rifletterci sopra e la supponenza degli anziani, in forza delle esperienze passate, ha ( talora ) o può avere, valore casuale.

Pur tuttavia l’anzianità gode di questa qualità. Che talora viene vista come saggezza. Senonché la saggezza combatte l’arroganza e l’assolutezza e, anzi, si tiene lontano dal ritenersi tale in forza del fatto che possiede ridondanza di ricordi. La saggezza consiglia prudenza, relativizza  ‘i punti di vista’, problematicizza le opinioni e non dispone di certezze.

Ne consegue che, mentre le visioni degli anziani appaiono spesso fosche, senza speranza, blindate, la vita scorre con vivacità, con sbrigliatezza, con imprevedibilità. Segno evidente che gli anziani disegnano artatamente il futuro mentre la vita lo costruisce attimo per attimo.

Si può trarre una ‘lezione’ da quanto detto? Ci provo.

Ogni età possiede una sua ‘prospettiva’. Assumere una di esse a ‘paradigma’ può indurre in errore.’ L’intreccio disarmonico delle loro presenze rende la visione delle cose degna di ammirazione.

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