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La giusta distanza

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segnalato da Sandro Russo da la Repubblica

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Sono stato attratto dai titoli (*): dal titolo del libro come da quello della recensione di Filippo La Porta che conosco per averlo ascoltato in varie presentazioni pubbliche… Mi riprometto di leggere il libro appena possibile. Scriverò certo qualcosa per aver vissuto personalmente (da medico) questa esperienze. E sono di quelle che lasciano il segno..! Basta che un libro come questo inneschi l’attenzione al riguardo…
S. R.

 

La dottoressa e la cognizione del dolore
di Filippo La Porta – Da la Repubblica del 23 luglio 2025

Qual è la giusta distanza dal male, dalla sofferenza propria e altrui? Ciascuno dovrà cercarla da sé, attraverso continui aggiustamenti. Coincide con un delicato equilibrio, che permette l’empatia ma solo fino a quando il dolore degli altri non ci pietrifichi, come lo sguardo di Medusa.
Giorgia Protti (Torino, 1988), per vari anni medico internista in un pronto soccorso, sa trovare in una scrittura vibrante e di acuminata precisione, l’equivalente dello scudo di Perseo: La giusta distanza dal male (Einaudi).
Le prime cento pagine sono da antologizzare. Il pronto soccorso diventa un teatro dove si rappresenta, nel modo più estremo e trasparente, l’eterna commedia umana. La protagonista visita di giorno e di notte centinaia di casi: traumi cranici, coliche renali, scompensi cardiaci… (il lettore ipocondriaco vi si identificherà in maggiore o minore misura). Quello che colpisce è la descrizione meticolosa della fenomenologia del comportamento umano, degna dei moralisti francesi. Prendiamo la dignità, un concetto che dal mondo antico si travasa nella modernità, e che il cristianesimo ha voluto demolire. Un paziente con il femore rotto, piange e urla come un bambino, un altro invece in preda alle coliche esibisce un insolito understatement e tra una fitta e l’altra si permette battute salaci. Dobbiamo ammirarlo? Sempre la dignità alla fine è «disgregata dal dolore».
Il libro oscilla tra memoir e reportage sul pronto soccorso di un grande ospedale: chi ci lavora odia le Rsa, dispensatrici di inesauribili patologie, ma a sua volta è guardato con diffidenza da chi lavora negli altri reparti ospedalieri, ai quali rimanda i pazienti più problematici. Ci sono poi le dinamiche «da classe di liceali» tra medici e infermieri, la fatale incertezza del mestiere («il dolore addominale è la tomba del medico» per quanti organi contiene la pancia), l’odiosa postura dei primari, etc.

Tre sono le categorie di pazienti: gli «ignavi» (non hanno niente di particolare, preferiscono il primo mattino, e sono esasperanti), chi sta male davvero, chi non saprebbe dove andare (senzatetto, poveracci…). All’interno dell’inchiesta sul campo si snoda una narrazione visionaria e faustiana, in cui alla dottoressa appare nientemeno che il diavolo, un po’ fricchettone con maglietta dei Rolling Stones e un po’ parcheggiatore abusivo. Lucifero fa bene il suo mestiere. Da un lato approfitta di un momento di debolezza della donna, lasciata dal compagno («non ti sei ancora stancata di questa vitaccia?»), dall’altro – chiedendole di aiutarlo a prendersi l’anima di un’alcolista disperata – rivela la sua attitudine “logica”. Anche se non c’è vero happy end, tuttavia ci si salva solo se si prova di nuovo dolore, rompendo il «bozzolo di tenebra» in cui è racchiusa l’anima, e apprendendo l’arte della giusta distanza tra immedesimazione paralizzante e raggelata indifferenza. Forse aveva ragione il medico Cechov: l’unica terapia è uno sguardo paziente, capace di attenzione.

 

Note

(*) La cognizione del dolore è un romanzo incompiuto dello scrittore italiano Carlo Emilio Gadda, composto tra il 1938 e il 1941, inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Letteratura. A causa dell’imperversare della guerra, il romanzo rimase incompiuto e venne pubblicato solo nel 1963 dall’editore Einaudi
La giusta distanza è un film del 2007 diretto da Carlo Mazzacurati.

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