racconto storico di Fabio Lambertucci
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Presentazione
Le più celebri canzoni anarchiche italiane sono state composte dall’avvocato, poeta e scrittore anarchico Pietro Gori (1865-1911). Scriveva i testi adattandoli a melodie già note. Ho immaginato la storia di una canzone che non compose…
F. L.
Monumento a Pietro Gori a Civitavecchia
A Sandro Russo, mio editor
Londra, 27 luglio 1896, IV Congresso della Seconda Internazionale Socialista
Sono finalmente giunto a Londra dall’America. Le associazioni operaie statunitensi mi hanno infatti delegato al Congresso dell’Internazionale Socialista dove rappresenterò le idee e le istanze anarchiche.
Mi chiamo Pietro Gori e sono un avvocato toscano. Ho trent’anni.
Sono anarchico dai tempi dell’università a Pisa e i giudici e le polizie d’Europa mi conoscono molto bene. L’anno scorso mi hanno espulso dalla svizzera Lugano con altri miei 17 compagni anarchici. Mi ci ero rifugiato perché accusato ingiustamente dalla stampa borghese di aver istigato il giovane compagno Sante Caserio – che difesi in un processo a Milano – a pugnalare e uccidere il presidente francese Sadi Carnot che aveva fatto ghigliottinare senza pietà il compagno Auguste Vaillant nonostante questi non avesse, nell’attentato dinamitardo alla Camera dei Deputati a Parigi, ucciso nessuno!
Sante Caserio. Dipinto di Flavio Costantini
Il ventenne garzone di fornaio Sante era un ragazzo buono e generoso: una volta lo vidi alla Camera del Lavoro di Milano distribuire ai lavoratori disoccupati pane e opuscoli che aveva fatto stampare con i soldi della sua magra paga! Al processo ha ben spiegato i motivi del suo gesto e quando gli hanno offerto l’infermità mentale in cambio del tradimento di compagni ha urlato: – Caserio fa il fornaio, non la spia!. Al patibolo le sue ultime parole gridate sono state: – Viva l’Anarchia!
Ho composto in suo onore una struggente ballata. Sì, perché sono anche l’autore di canzoni anarchiche come Stornelli d’esilio, Inno dei Lavoratori del Mare, Inno della Canaglia e Inno del Primo Maggio. Scrivo i testi adattandoli a melodie già conosciute. In Svizzera quando ci hanno cacciati ho scritto in carcere Addio a Lugano [sul sito, leggi e ascolta qui] che abbiamo cantato in coro alla stazione ferroviaria e mi dicono che stia avendo un buon successo. Inizia così: – Addio, Lugano bella/ o dolce terra pia/ scacciati senza colpa,/ gli anarchici van via./ E partono cantando/ con la speranza in cuor…
Sono felicissimo perché al Congresso rincontrerò il mio grande eroe: il famoso compagno Errico Malatesta! Campano, 43 anni, è degli italiani il più celebre pensatore e scrittore; fu amico di Michail Bakunin ed è grande amico di Petr Kropotkin, i due massimi teorici russi dell’Anarchia. “Cavaliere errante dell’Idea” anche lui ormai vive in esilio mantenendosi con umili ma dignitosi lavori manuali. In Patagonia ha persino fatto il cercatore d’oro per finanziare la Rivoluzione! Nel 1877 con Carlo Cafiero ha ideato e partecipato alla leggendaria spedizione della Banda del Matese che tentò di accendere una Rivoluzione sociale nel Meridione d’Italia. La sua ultima impresa è stata un’insurrezione in Spagna.
– Compagno Errico, che immenso piacere è finalmente rincontrarti!
– Pietro, la gioia è tutta mia! Sei un giovane intelligente e brillante e le tue bellissime canzoni propagano le nostre idee più di mille cortei, conferenze e comizi!
– Compagno, le nostre idee ci porteranno sicuramente a creare una nuova degna Umanità: non più servi e padroni ma uomini liberi e uguali che lottano per i più alti ideali umani contro la miseria, i potenti, le loro guerre e tutte le tirannidi.
– Sì, saremo noi anarchici il lievito del movimento socialista…
– Posso chiederti una cortesia?
– Pietro, tutto ciò che vuoi…
– Puoi raccontarmi per bene la storia della spedizione della Banda del Matese? Ne ho sentito parlare sin da ragazzo. Forse è per il fascino di quella storia che sono poi diventato anarchico. Se trovo le parole e l’aria adatta, e la salute mi assiste, mi piacerebbe farne una canzone delle mie.
– Certo! Devi sapere che ben prima delle tue canzoni, io e Carlo Cafiero ideammo la “propaganda del fatto”: il popolo ci avrebbe seguito sulla via della Rivoluzione Sociale ispirato da un esempio concreto. Scegliemmo così come protagonisti della Rivoluzione i contadini poveri meridionali. Il luogo perfetto era il massiccio del Matese tra Benevento, Caserta, Campobasso e Isernia, adatto alla guerra per bande, con una forte tradizione di ribellismo e non molto lontano da Napoli. Partecipò anche l’ex garibaldino Pietro Cesare Ceccarelli e “Stepniak” ovvero il populista russo Sergej Kravcinskij, esperto di guerra per bande. In totale eravamo 26, tra i quali purtroppo una spia della Questura di Napoli!
– Davvero!? Chi era?
– L’ex garibaldino Salvatore Farina di Maddaloni. La canaglia si era venduto agli sbirri del nuovo ministro dell’Interno Giovanni Nicotera, che fu il braccio destro di Carlo Pisacane a Sapri, pensare che era stato un eroe del Risorgimento e che ha adottato Silvia, la figlia di Pisacane! Questa cosa però alla fine ci favorì… –
– Andaste lo stesso avanti?
Comizio di Errico Malatesta a Pisa
– Sì, il 3 aprile 1877 affittammo come base la taverna Jacobelli a San Lupo. Gli sbirri aspettavano che ci radunassimo tutti per arrestarci. Poi la notte tra il 4 e il 5 ci fu, per sbaglio, uno scontro a fuoco con una pattuglia e furono colpiti due carabinieri. Il russo e altri compagni vennero arrestati e dovemmo spostarci sulle montagne.

L’8 aprile, con le bandiere rosso-nere dell’Anarchia, entrammo a Letino e occupammo il municipio. A fuoco i titoli di proprietà e il ritratto del re Vittorio Emanuele II. Il segretario comunale ci chiese di rilasciargli una ricevuta! Lo facemmo e distrutti i contatori della odiata tassa sul macinato, tenni un comizio da sopra una colonna e proclamai che le terre erano come l’acqua e l’aria ovvero bene comune! Il parroco don Raffaele Fortini fu d’accordo con noi, disse che i nostri erano gli ideali anche del Vangelo. Quando una donna però mi chiese quando si sarebbero divise le terre dovetti ammettere che sarebbe stato in futuro. La Rivoluzione potevo solo prometterla, farla era anche compito loro! Nel pomeriggio andammo a Gallo e ripetemmo la dimostrazione. Lì parlò Carlo.
La Banda del Matese entra a Gallo Matese (Caserta) nel 1877
Il traditore Nicotera aveva però inviato nel Matese ben 12.000 soldati e sbirri e noi fuggimmo per i monti verso Roccamandolfi, dove c’era ancora la neve, per due giorni sotto una fitta pioggia! Perdemmo varie volte la strada, le armi ormai inservibili e alla fine il 12 aprile accerchiati ci catturarono tutti, senza sparare un colpo.
Il nostro terrore era il giudizio immediato di una corte marziale che ci avrebbe portati subito al muro! Invece, su richiesta al padre adottivo di Silvia Pisacane, benedetta ragazza, ci processò una corte ordinaria a Benevento nell’agosto del 1878. L’accusa più grave era il ferimento dei due carabinieri, uno dei quali per sopraggiunta infezione, era morto.
A gennaio era morto re Vittorio e il figlio Umberto amnistiò i reati politici. Io e Cafiero ci difendemmo da soli, gli altri dal giovanissimo avvocato Francesco Saverio Merlino con cui qualche anno dopo, di notte a Roma, collocai le nostre bandiere rosso-nere in Campidoglio, sulla statua di Pasquino e alla stazione Termini. La giuria ci mandò tutti assolti perché il carabiniere era stato malcurato e noi festeggiamo in trattoria con una gran mangiata!
– Grazie. Che grande storia! Dopo il Congresso vorrei davvero scriverla la canzone…
Epilogo storico
Il Congresso di Londra sancì ancora una volta la frattura nel movimento socialista, Pietro Gori ne risentì molto, si ammalò e venne ricoverato in ospedale.
Costretto a un secondo esilio in Argentina, morì di tubercolosi nel 1911 nella sua Isola d’Elba. Non compose mai la canzone sulla Banda del Matese.
(C) – 2025, Fabio Lambertucci









