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Ho letto l’articolo di Biagio Vitiello sul faro della Guardia, devo dire che il soggetto mi interessa molto.
Sono un cugino di secondo grado di Biagio e i fari sono anche per me strutture da proteggere. Mio padre era, anche lui, fanalista nel faro del Galiton (arcipelago de La Galite) e poi in Bretagna, sulla piccola isola, l’île aux Moutons, dove non ci sono pecore, distante de ‘les Glénan’ 5 miglie nautiche.
La Bretagna è la parte del mondo più illuminata da numerosi fari et segnalatori luminosi (vedi https://fr.wikipedia.org/wiki/Liste_des_phares_de_France).
Anche qui, la preservazione dei fari, disabitati da più di 25 anni, è un problema tuttora non risolto. Alcuni di essi sono torri nel mare su scogli accessibili soltanto poche ore, quando le maree sono più forti e non possono essere trasformati in luogo di vacanze.
Ma l’interesse dei fari è pratico. Nell’era del Gps, i fari rimangono utili ausiliari, umanizzano la superficie del mare di notte e rendono le coste accoglienti. Sono elementi di una storia che mescola intelligenza e drammi marittimi. Modalità che l’uomo ha trovato per evitare drammi, testimonianza di adattamento a luoghi, spesso inospitali. Ogni faro è unico. I fari sono capolavori architettonici che mostrano una resistenza eccezionale al tempo. Molti si integrano perfettamente nel paesaggio naturale, esaltandolo e mettendo in risalto la straordinaria opera degli uomini di un’epoca passata.
Sebbene sia impossibile preservarli tutti, il faro di La Guardia arroccato su il suo sperone roccioso, è una di quelli la cui funzione originaria deve essere preservata il più possibile.
Ricordo la mia scoperta di questo sito, senza dubbio uno dei più belli e meno conosciuti di Ponza, una mattina d’estate.
Non rispettai il cartello che indicava il divieto di transito. La bellezza del sentiero d’accesso tra il mare azzurro e la scogliera vulcanica mi incantarono. Prima del cancello che chiudeva l’accesso al faro, feci il bagno tra i sassi maestosi, lontano dalla folla di Chiaia di Luna o di Frontone… un vero piacere. Ci tornai ogni mattina nonostante i consigli di Maria De Falco, mia cugina, di Giuseppina D’Arco e di Peppe Zannone, suo marito. Parlando con loro e con Tony Coppa, sono rimasto sorpreso dal fatto che la splendida struttura del muro di contenimento lungo il sentiero non fosse stata oggetto di manutenzione e che il sentiero non fosse aperto.
Ciò che Biagio descrive è senza dubbio motivo di preoccupazione dal punto di vista culturale locale. Ma potrebbe esserci di peggio: un’opzione di “sviluppo insostenibile”, come una piscina, presumibilmente d’acqua dolce, su un’isola che – ora, non in passato – ne è priva, affacciata su un mare pulito e caldo. Che assurdità!
Il faro dell’Ile aux Moutons fu costruito nel 1879 su una piccola isola al largo di Concarneau , tra Bénodet e l’ arcipelago di Glénan
(foto di Benoit Stichelbaut)
Immagine di copertina. Una barca da pesca a ridosso del Faro della Guardia (foto d’epoca – Archivio Pacifico)









