L’amore per la vita di Laura Santi
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La lettera
Ricordatemi sempre come una donna che amava vivere
di Laura Santi – Pubblicata da la Repubblica del 23 luglio 2025
Quando leggerete queste righe io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire. Nonostante la mia scelta fosse ormai nota a tutti, questo mio gesto finale arriva nel silenzio e darà disappunto e dolore. Molti saranno dispiaciuti, altri soffriranno per non avermi potuto dare un ultimo saluto, un ultimo abbraccio. Vi chiedo di comprendere il perché di questo silenzio. Anche nella certezza della mia decisione si tratta del gesto più totale e definitivo che un essere umano possa compiere, ci vogliono sangue freddo e nervi d’acciaio. Come avrei potuto viverlo serenamente aggiungendo lutto a lutto anticipato, dolore al dolore, resistenze, lacrime reazioni e attaccamento? Vi chiedo anche uno sforzo aggiuntivo di comprensione.
Cercate di immaginare quale strazio di dolore mi ha portato a questo gesto, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Fate lo sforzo di capire che dietro una foto carina sui social, dietro il bel sorriso che potevate vedere giusto un’ora strappato alla routine e ai sintomi in una occasione pubblica, sempre più rara, dietro c’era lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo. Una sofferenza in crescita giorno dopo giorno. La situazione è stata in evoluzione per anni, poi in tempo reale gli ultimi mesi e settimane. Mio marito Stefano e le mie assistenti l’hanno vista, loro e solo loro e anzi, neppure loro, per forza di cose, potevano essere grado di capire cosa sentissi nel mio corpo, quanto male sentissi, quanta fatica sempre più totalizzante. Non riuscire più a compiere il minimo gesto. Non più godere della vita, non più godere delle relazioni sociali. Che è quello che fa per me una vita dignitosa.
Ho avuto molto tempo per elaborare e maturare questa decisione, ho avuto molto tempo per capire quando era veramente il momento. Avevo quel famoso parapetto, quello di cui avete letto spesso, da cui affacciarmi. Ho avuto molto tempo anche per cambiare idea e rimandare la decisione. Mi sono consentita, in una situazione che ancora reggeva, di assaporare gli ultimi scampoli di vita e di bellezza. Di salutare ogni angolo, ogni luogo, ogni volto, ogni persona ogni situazione ogni cielo ogni colore, ogni minuscola passeggiata fuori. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, si dice. Si dice anche che sia impossibile, nei fatti. Ebbene, io l’ho quasi realizzato. Me ne vado avendo assaporato gli ultimi bocconi di vita in maniera forte e consapevole. Intendetemi: io penso che qualsiasi vita resti degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme. Ma siamo noi e solo noi a dover scegliere.
Alle persone che resteranno senza un saluto oltre che le mie scuse va un abbraccio fortissimo. È impossibile enumerare tutti i volti che hanno riempito la mia vita. Fate conto che io vi stia salutando e abbracciando. La mia vita è stata piena anche grazie a voi.
La mia famiglia d’origine: papà Renato, mamma Gabriella, mia sorella Elena, mio nipote Matteo; tutti i parenti; Laura, Chiara e le amiche storiche di una vita, tutti gli amici, i colleghi e i conoscenti, i compagni di malattia, i compagni di attivismo, tutti coloro con cui ho condiviso un pezzo di strada. La mia amata Perugia. I miei medici, le mie palliativiste, i miei fisioterapisti, un grazie particolare a Daniela per avermi dato negli anni gli strumenti per combattere. Le mie assistenti, la mia seconda famiglia in quest’ultimo tratto. La politica quella buona, Fabio e Vittoria, i giornalisti amici, come le due Francesca; chi mi ha aiutato; il vescovo Ivan, un amico speciale col quale mi sono intrattenuta in più di una chiacchierata sulla vita e la morte.
Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’Associazione Luca Coscioni, seguiteli e seguite i diritti e le libertà individuali, mai così messi a dura prova come oggi. Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni. Esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, ma attivatevi, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari. Ricordatemi come una donna che ha amato la vita.
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Invece Concita
Laura Santi le sue parole in dono
di Concita De Gregorio
“Una lettera per spiegare e per chiedere di combattere”
“Ricordatemi come una donna che ha amato la vita”. Non si può far altro che leggere e rileggere la lettera che Laura Santi ci ha lasciato in dono. Per tutti, l’ha scritta. È da ritagliare, da stampare, da conservare nel portafogli, da dire ad alta voce in autobus, da condividere a tavola con i ragazzi. Da diffondere a scuola, se avessimo scuole laiche dove la parola che pronuncia il valore della vita e della morte, la sofferenza e il coraggio, la libertà e il diritto non fossero ogni momento in discussione.
Se non fossero tabù. Per prima cosa si scusa con chi non ha salutato — “saranno dispiaciuti” — per aver mancato un ultimo abbraccio ma “vi chiedo di comprendere”: sarebbe stato aggiungere lutto a lutto anticipato, dolore a dolore, lacrime e attaccamento. E poi, dice: cercate anche di capire che “dietro una foto carina sui social, dietro il bel sorriso che potevate vedere giusto un’ora (…) c’era lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo”.
Laura Santi, 50 anni, giornalista, attivista, intellettuale, si è tolta la vita volontariamente autosomministrandosi un farmaco. Era ammalata di sclerosi multipla. Le sono stati vicino, nella sua casa di Perugia, il marito, la famiglia, gli amici, il sindaco e il vescovo, migliaia di persone che le hanno scritto, l’associazione Luca Coscioni che l’ha sostenuta. Racconta, in poche righe esatte e di millimetrico rigore, cosa sono stati i suoi ultimi anni e come è arrivata alla decisione.
Conclude. “I diritti e le libertà individuali non sono mai stati messi a dura prova come oggi. Sento sul fine vita uno sproloquio senza fine. L’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Fate pressione, organizzatevi, attivatevi non restate a guardare perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari”. Non è facile, quel che ha fatto Laura e quello che chiede, ma è semplice.
[Concita De Gregorio, su la Repubblica del 23 luglio 2025]
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Il ‘paginone’ di la Repubblica dedicato: Le pagine 12-13 de la Repubblica del 23 luglio 2025
Immagine di copertina da la Repubblica









