di Pasquale Scarpati
Caro cumpa’ Sandro, cari amici della Redazione, cari lettori del sito,
pur tra caldo ed altri (piccoli) guai, ho buttato giù queste quattro righe perché non se ne può più di sentire numeri di morti come se fosse una battuta di caccia agli uccelli! Ma gli anni passano e noi non ce ne accorgiamo e poi ci facciamo il callo e… dormiamo. Purtroppo altri, invece, “vegliano” in questa mattanza e forse si stropicciano le mani. Quando e come finirà? Noi abbiamo fatto il nostro tempo e tutto ciò che rimane è un di più, né possiamo incidere se non pensare (ottimisticamente) che qualcuno vada a tuffarsi nel passato e raccolga tutto ciò che di buono c’è stato.
Un caro saluto a tutti,
Pasqualino
Inquietudine
di Pasquale Scarpati
La guerra è sempre una tragedia. La storia non è altro che una lungo elenco di conflitti e battaglie. Pochi i lunghi momenti di relativa pace. Da Nerva fino alla morte Commodo (quasi 100 anni); dal 1870 fino allo scoppio della 1^ guerra mondiale( 45 anni); ed infine quest’ultimo periodo cha va dal 1945 fino ai nostri giorni (80 anni). Ci sono e ci sono stati tanti altri conflitti ma tutti marginali e lontani da noi.
Ma ora mi sento inquieto perché l’uomo ha scoperto come distruggere e distruggersi alla maniera “antica” senza utilizzare, cioè, la bomba atomica o altre bombe altrettanto distruttive su larga scala (ne esistono di vario ”genere”) ma usa ancora, purtroppo, armi chimiche. Non dimentichiamo che esistono anche quelle batteriologiche! Una guerra, cioè, con armi cosiddette convenzionali.
Fino ad oggi, infatti, ciò che aveva frenato i conflitti era la paura dell’uso dell’atomica. Si pensava: “Se un Paese possiede l’arma atomica e viene attaccato anche con armi convenzionali (oppure un suo alleato), per difendersi userà sicuramente l’atomica”. Si pensava altresì: “Nessuno è così pazzo da usarle perché bastano poche bombe di centinaia di megatoni per distruggere la Terra. Pertanto sicuramente si asterrà”.
Questo si pensava fino a non molti anni fa. Cioè fino al 24 febbraio del 2022 (l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia). Sembra ieri (e ci abbiamo fatto il… callo!) ma sono passati già più di tre anni (tanti quanti la durata della nostra partecipazione al 1^ conflitto mondiale! E ancora di più della “Campagna d’Italia” nel 2^ conflitto mondiale! Quando subimmo lutti e distruzioni) e purtroppo si sta dimostrando che, pur “abbaiando” (minacciando) l’atomica, si può procede lo stesso con armi convenzionali. Anzi, usandole, si sono svuotati gli arsenali, i magazzini, i depositi, gli hangar delle vecchie armi. Se ne usano e se ne provano di nuove e sempre più sofisticate: droni di tutti i tipi (cavalli senza cavalieri) che portano da lontano la morte ma senza che perisca il cavaliere ed altro.
Sì, perché la guerra anche a questo serve: a rodare, testare, saggiare, collaudare vecchie armi modificate, oppure armi del tutto nuove. Ma si è dimostrato, purtroppo, che alla base di tutto rimane il fante che sta in trincea: nel fango, sotto la pioggia o nella polvere. Che intorno a lui c’è puzza di polvere, polvere da sparo e di cadaveri. Si è dimostrato pertanto, che, nonostante la tecnologia, si ha bisogno ancora della “carne da macello” e, quindi di uomini ridotti a semplici… numeri! Come quando centinaia di bestie cadono nei grandi mattatoi! È triste ascoltare questi “numeri”! Sembrano quella distesa sterminata di croci che si vedono nei grandi cimiteri militari!
Si è dimostrato, insomma, che a distanza di anni è sempre valido ciò che scrisse Quasimodo: “….T’ho visto , eri tu, con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio…” ( da “Uomo del mio tempo”).
Si possono quindi conquistare o difendere territori, sottomettere popoli, disseminare cumuli di macerie ed altro con le stesse armi della 2^ guerra mondiale sia pur ovviamente modificate e modernizzate. Ed ecco di nuovo: bombardamenti, carri armati, mine antiuomo, trincee, filo spinato e cavalli di frisia ed ogni altro “ arnese” che porti morte e distruzione. Che piacere per qualcuno! Finalmente si possono menare le mani senza paura, anche se lontano, oltre l’orizzonte, c’è l’agguato atomico.
Ciò che fino a pochi anni, infatti, fa era un deterrente, oggi, purtroppo, è divenuto una minaccia. Ma qualcuno sta pensando che non è altro che come un cane feroce che, legato alla catena, abbaia di continuo, si dimena, e tira con forza. Spera, anzi è sicuro, che non si spezzi! Questa idea perversa ha fatto sì che molti hanno constatato da una parte la propria debolezza militare, dall’altra che è sempre valido ciò che dicevano i Romani: “Ubi maior minor cessat” (là dove c’è il più forte, il piccolo soccombe). È perverso perché non si ricorda la voce di Qualcuno che disse: “Chi di spada ferisce, di spada perisce”.
Ma è un cerchio che è difficile spezzare. Se, infatti, si è militarmente deboli si diviene succubi di qualcuno che si ritiene più forte. Di esempi ce ne sono a iosa. Il forte si sente forte quando avverte che qualcuno è più debole di lui! È successo e succede sempre così.
a) – Innanzitutto chi scatena una guerra: da sempre ha affermato ed sostiene che lo fa per… difendersi. Lo fa, dice, perché la sua stessa esistenza è messa a repentaglio. Lo sostenne anche l’impero austro-ungarico nei confronti della piccola Serbia! Oppure, tra i belligeranti ‘nostrani’, c’era chi cercava lo “spazio vitale”!
b) – Chi attacca pensa di giungere in poco tempo alla vittoria totale perché crede di cogliere il nemico impreparato o meglio non all’altezza delle armi in suo possesso. Ma la storia ha dimostrato e dimostra che pochi sono i casi in cui questo è successo.
c) – il più delle volte si comincia e non si sa come e quando si finisce. Nessuno, infatti, prende simili iniziative se pensa di trovarsi di fronte ad un avversario potente ed agguerrito. Ma la corsa al riarmo è molto pericolosa perché c’è sempre qualcuno che pensa di essere meglio armato dell’altro per cui per sostenere le ingenti spese militari, avendo bisogno di nuove e sempre più cospicue entrate, si guarda intorno con occhi grifagni e cerca il debole o il punto debole per attaccare e occupare territori e/o, peggio ancora, mantiene la propria popolazione civile nell’indigenza. Perché le spese militari hanno un costo anche elevato che soprattutto deve essere costantemente alimentato.
Altresì è ugualmente pericoloso essere deboli come neonati. Nel XVI secolo, sovrani che dominavano su popolazioni povere rispetto alle Signorie italiane ma erano a capo di eserciti affamati ed agguerriti, non appena ebbero sentore che le scintillanti Signorie erano economicamente potenti ma deboli militarmente, immediatamente con alcuni pretesti (ovviamente) se ne impossessarono e per oltre tre secoli il “giardino d’Europa” (così era definitiva la Penisola) fu attraversata e sottomessa allo straniero (non poteva essere diversamente, sic!) e in tutti quegli anni i suoi territori se li giocarono a… Monopoli.
E’ cambiato, nel mondo, questo modo di pensare e di conseguenza di agire? E’ cambiata la forma ma la sostanza è rimasta la stessa. Per quanto riguarda le alleanze ci vengono ancora una volta in soccorso i Romani quando dicevano: “Do ut des” (do perché tu possa dare). Non esiste nulla di disinteressato da parte di chiunque! Parafrasando, quindi, E. M. Remarque: “Niente di nuovo sul fronte delle guerre”. Magari il mondo fosse disarmato!
In attesa, mi rifugio nella fanciullezza e pre-adolescenza – secondo alcuni, sono gli anni più belli dell’esistenza -, quando, nella calura, mi immergevo totalmente e ripetutamente nell’acqua cristallina lasciando che mi coprisse dappertutto. Era talmente limpida e fresca che non disdegnavo farla circolare in bocca e poi espellerla simile a quelle bocche di marmo da cui copiosa esce. Se c’era qualcuno di fronte, ce la spruzzavamo a vicenda, meglio se c’era una coetanea la quale però, divertita, non rispondeva ma cercava di eludere qual getto d’acqua. O quando lungo il Corso sparavano, a vicenda, acqua dalle pistole, incuranti delle conseguenze!








