Ambiente e Natura

A casa, dopo il terremoto

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di Lorenza Del Tosto

Caro Sandro,
un commento – o delle riflessioni sulla stessa lunghezza d’onda -, con molto ritardo, sul tuo raccontino, dalla tua amica Lorenza che non è ex ma hic et nunc e anche ex ante ed ex post, se proprio lo vuoi.
Lor.
Chiarimento di Sandro
Nel racconto in questione in due puntate – La casa e il tempo –, é citato un personaggio  – il cartografo – creato dalla fantasia di Lorenza, dei tempi in cui scriveva. Nel testo è citata come “la mia amica Lorenza (ex?) scrittrice”. Ora lei giustamente di risente  dell'”ex” ed io, insieme con i lettori di Ponzaracconta, non possiamo che esserne felici.
Detto questo, il suo racconto  breve è molto bello.
S. R.

Avevo scritto di terremoto e poi il terremoto è arrivato davvero. Colpendo proprio l’unica casa che ho mai considerato casa di famiglia: un grande cascinale in Umbria ristrutturato anni prima da mio padre. È stato difficile far accettare a mio padre che la casa da lui costruita con criteri antisismici fosse stata dichiarata non agibile. Sono passati anni prima accettasse di demolirla.

Sin da ragazza, con una strana contro premonizione, mi dicevo che qualunque cosa fosse successa nella nostra turbolenta famiglia, avrei sempre ritrovato mia madre nella sua stanza in Umbria, al primo piano nell’angolo a destra con la finestra che spaziava sulla valle e sulla corona dei Monti Sibillini. Sarebbe bastato aprire la porta e l’avrei rivista un po’ stanca in piedi davanti al suo comò intenta ad estrarre dal primo cassetto la crema Likaria per le unghie per poi, distrattamente, passarla sulle sue dita gonfie. Sarebbe bastato aprire la porta e avrei ritrovato lei e il nostro rapporto di madre e figlia così complicato, come tutti i rapporti madre e figlia, fatto di tenerezza, insofferenza, incomprensione, critiche, bisogno di conforto e di abbracci, e di freddo orgoglio. Due intime sconosciute.
Avrei aperto la porta e mi sarei seduta sul suo letto, ogni volta che avessi sentito il bisogno di ritrovarla, e di capire chi ero stata per lei e chi lei è stata per me. Immaginavo eterna la stanza di mia madre, inscalfita, identica nel suo semplice arredo, dove un giorno avrebbero dormito i nipoti dei nipoti nelle generazioni future.

In tutte le lunghe estati in cui la casa è stata pericolante, con i sigilli, in attesa di demolizione, mi inquietava e mi affascinava entrarci: gli enormi spacchi sui muri, le fenditure, i calcinacci, una barbagianni che ci aveva fatto il nido ed era forse più pericolosa di quello che poteva cadermi sulla testa.
Non capivo cosa mi attirasse. Un esercizio di accettazione delle cose? Una sfida? Uno studio del tempo?  In quelle stanze svilite, offese io ritrovavo tutte le ore passate, tutti gli eventi felici e dolorosi, le mie cugine sedute davanti allo specchio mentre aspettano che io buchi loro le orecchie, gli scarponi infilati di notte per salire a vedere l’alba in montagna, i capodanni con gli amici, mia madre che fa le marmellate in cucina, io che ho fatto un volo in motorino e sono atterrata su un gregge di pecore ma non voglio che lei se ne accorga. Era tutto lì intatto. Immutato. Chi avrebbe vinto? L’intensità della vita passata o la rovina che avevo davanti agli occhi?
Ci tornavo di nascoso ogni giorno per trovare la risposta. Questo lo capisco solo adesso. Entravo in quella casa come si entra nell’acqua ghiacciata. Resisto ancora un po’, ancora un po’ e poi scappavo via prima che arrivasse il dolore.


Oggi sento che mi è servito. Quei pomeriggi nella casa terremotata mi hanno convinto che tutto resta. Tutta la vita che abbiamo vissuto ci abita dentro, forte, resistente, sfacciata contro ogni rovina. Talvolta all’improvviso, dovunque mi trovi, mi capita di aprire la porta della camera da letto di mia madre e di vederla lì, un po’ stanca, in piedi davanti al comò. E cerco ancora di capire chi noi siamo state.


Note della redazione

Immagini (tutte, tranne l’ultima):
Pescara del Tronto dopo il sisma del 24 agosto 2016 – Corriere della Sera – Reuters
https://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/16_agosto_26/terremoto-interni-case-distrutte-b474bf1e-6b7d-11e6-8bdd-2a860cc068c8.shtml

La scelta delle immagini non è casuale. Il racconto riguarda la casa di famiglia di Lorenza, nella zona di Norcia, coinvolta dal terremoto di cui di riferisce qui di seguito:
“Alle ore 3:36 del 24 agosto 2016 la terra iniziò a tremare violentemente ad Accumoli, in provincia di Rieti. Si trattò di terremoto di magnitudo Richter 6.0 che nonostante durò all’incirca venti secondi causò un’enorme quantità di danni in tutta l’area, inclusa la città di Amatrice a 9 km di distanza dall’epicentro. La scossa (il cui nome corretto è sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso) interessò tutto il centro Italia, coinvolgendo 140 comuni e venendo avvertita in numerose città come Teramo, Pescara, Perugia e Viterbo”.

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