–
Lungo il percorso dell’antica strada di epoca romana che dal Campo Inglese porta a quel solitario agglomerato di ruderi di vecchie abitazioni – in un’altra occasione lo avevo chiamato “il borgo fantasma“ – e poi prosegue per Le Forna, attirò la mia attenzione una figura che svoltò dalla strada sterrata inerpicandosi per un viottolo laterale fino a raggiungere dei terrazzamenti situati a mezza costa sulla collina.
Mentre mi avvicinavo, notai la sagoma di un anziano contadino, forse un fantasma in quella zona solitaria.
Indossava una scazzetta come cappello sotto cui risaltava un volto scuro scavato dal tempo, sotto a dei baffi arruffati, masticava un mezzo trinciato forte, una vecchia camicia mericana a quadri spuntava dal gilet sopra dei larghissimi pantaloni alla zuava tenuti stretti intorno al magro bacino da una cordicella intrecciata di canne. Completavano la figura due zampitti di copertoni che avvolgevano i piedi . tenuti da una cordicella di coffe da pesca.
– Ora perché sei qui? Da dove spunti? Non vedi che stai fermando il corso del tempo? Sei reale o sei un’immagine di me di un altro momento? Mi siederò qui sulla nuda terra per farti compagnia, ai piedi del filare di viti che stai cercando di tenere in piedi, nonostante il vento che ogni volta prova a ribaltarlo. Intanto sfilava un giunco dal fascio che aveva alla cinta per legare i vari tralci di vite ai sostegni del filare.
– Io so, lo sento, non sei figura reale, mi rammenti che sono ancora in vita nonostante i millenni trascorsi. Tu appartieni a ciò che ero, a quello che sono stato… Siete spariti, siete andati via a uno a uno e poi tutti insieme! Mi avete lasciato solo…
Forse per raccontarvi ancora una volta.
Resto seduto ai piedi del filare, ascoltando in lontananza il canto di una cicala.
Post scriptum
Ricordo con nostalgia ancora adesso quelle due catene di terra circondate dalla macchia selvatica che era avanzata a causa dell’abbandono delle coltivazioni. Il vecchio, testardo, resisteva… non mollava!
Durò ancora qualche tempo, poi non lo vidi più. Come non vedo più ormai quel filare, e quei terreni sopraffatti dalla vegetazione.
Quell’apparizione, ho pensato, che senso aveva?
Forse quel mondo scomparso voleva farsi raccontare ancora una volta!










