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Sullo Ius scholae, due commenti chiarificatori

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segnalato da Sandro Russo

“Lo Ius scholae, letteralmente “diritto di scuola”, è una possibile riforma sulla cittadinanza che lega la cittadinanza italiana al compimento di un ciclo (o più) di studi in Italia. In queste settimane è molto discusso perché da Forza Italia e Antonio Tajani è arrivata un’apertura, mentre Lega e FdI sono decisamente contrari”.
(…)

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I commenti che riportiamo sono rispettivamente di Michele Serra, dalla sua rubrica giornaliera, L’amaca, e di Francesco Merlo dalla sua rubrica di posta con i lettori Posta e Risposta, entrambi da la Repubblica del 10 luglio 2025.

L’amaca
Dimentichiamoci i liberali
di Michele Serra

Opportunamente, Pier Silvio Berlusconi ha stroncato sul nascere l’illusione che Forza Italia possa diventare per davvero un partito liberale (nel senso italiano classico: conservatore e democratico). Presentando i palinsesti Mediaset ha definito “non prioritario” lo ius scholae, ovvero la legge che dichiarerebbe uguali ai nostri figli i compagni di scuola dei nostri figli.

Per altro, non si capisce per quale fortunato accidente un partito fondato da un miliardario innamorato solo di se stesso e dei propri quattrini, pioniere e quasi fondatore del populismo mondiale, possa riempire in qualunque modo il più vistoso spazio vuoto della scena politica italiana: quello della destra liberale. Una destra mercatista in economia e diffidente del Welfare (come tutte le destre del mondo); e però laica, tollerante in campo culturale e aperta sul fronte dei diritti. Questa destra, già gracile nel Novecento per via della gracilità della borghesia italiana, oggi è ridotta a qualche sparuto circolo culturale.

Da un paio d’anni, senza che un solo atto concreto possa suffragare la tesi, ogni tanto salta fuori la stramba idea che Forza Italia, terza gamba di un governo dalla doppia anima nera (perfino più nera e dunque più antidemocratica e antieuropea, a ben vedere, quella della Lega che quella meloniana), possa passarsela da “liberale”. Se così fosse, il governo cadrebbe entro cinque minuti, tanto inconciliabili sono il liberalismo e il populismo di destra. Ma così non è, e che sia il proprietario del partito (è tra i beni di famiglia, per quanto costoso) a definirlo con tanta chiarezza, aiuta a soffocare sul nascere ogni illusione. Forza Italia è al governo con Meloni e Salvini perché la matrice politica è la stessa: la destra illiberale.

Da “Posta e Risposta”

Caro Merlo,
la polemica interna alla destra sullo ius scholae, suona strana. È la battaglia (sacrosanta) di Tajani, segretario (?) di Forza Italia, che gli altri partiti di governo vedono al pari di una bestemmia. Il bello è che, tutti i miei conoscenti che votano Forza Italia, la considerano una bestemmia anche loro. Ergo: chi rappresenta Tajani? E quanto durerà?
Luca Cardinalini , Marsciano

Francesco Merlo risponde
Non so quanto durerà, ma verrebbe voglia di abbracciarlo, povero Tajani. Umiliato da Pier Silvio — “non è detto che non si possa fare meglio” — ha infatti dimostrato che nello ius scholae ci credeva davvero e ci credeva da solo. Pier Silvio lo ha trattato come tratta Myrta Merlino e Ilary Blasi, i palinsesti andati a male, che però sono insuccessi suoi, programmi che lo hanno fatto addirittura “svenire” “per quanto erano brutti”, ma che erano stati inventati e approvati dalla sua Mediaset e dunque sono fallimenti suoi. E invece lo ius scholae, no: “È falso che Tajani abbia seguito le indicazioni di Marina”, ha detto Pier Silvio facendo godere Salvini.
Dunque, la via stretta dei diritti a destra Tajani la percorreva da solo e contro i Berlusconi: “Se devo dire — ha insistito Pier Silvio — se io sia più a favore o contro, sono più contro lo ius scholae”. Diciamola tutta, allora: sarà pure sfigato, come ha detto di sé stesso, ma l’umiliazione rende simpatico Tajani perché punisce una ribellione civile. È infatti arrivata quando, sul tema nobile e bollente della cittadinanza agli immigrati, Tajani ha davvero provato a prendersi la leadership che gli avevano dato ad interim. Povero Tajani, delfino del Berlusconissimo non voleva più fare l’ectoplasma del Berlusconino, che ogni anno ricomincia con lo stanco tormentone estivo del “mi candido e non mi candido, mai dire mai”.
Anche Tajani tornerà nei ranghi come Myrta Merlino e Ilary Blasi?

Forse, ma intanto riconosciamogli il suo quarto d’ora di disobbedienza, la breve libertà del “ribellarsi è giusto”.

 

Immagine di copertina. Vignetta di Mauro Biani del 3o giugno 2025, da la Repubblica

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