Ambiente e Natura

Bagno alle Formiche (parte prima)

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racconto di Francesco De Luca

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“Si chiamano così perché a vederli da lontano appaiono uno dietro l’altro, non ti pare?”

“Sì, è vero… e invece?”

“E invece quando ci andremo vicino vedrai che sono disseminati qua e là e che soltanto la lontananza li fa sembrare  formiche incolonnate. Sono scogli affioranti, pericolosissimi, di cui si racconta molto”.

Se voleva interessare la donna a quella vista aveva usato i termini giusti. Era una villeggiante e i lineamenti e la carnagione chiara indicavano ch’ ella era del nord. Gertrud si chiamava e col capo fece cenno di attendere nuove informazioni. Fausto l’aveva conosciuta in discoteca, si era presentato come natìo del posto e ora la stava accompagnando in una passeggiata di svago.

Ger, come la chiamava lui, era venuta per trascorrere una settimana nell’isola. Veniva da Roma, aveva trent’anni circa ma le fattezze infantili del viso gliene abbuonavano parecchi. Aveva sangue teutone per via della madre e lavorava come interprete in una agenzia di viaggi. “Su, dai, racconta… ne sai qualcuna di quelle storie?”

Fausto nel dire quella frase aveva pensato ad una vicenda, all’unica che conoscesse con dovizia di particolari. Il fatto di aver alluso a chissà quante gli era stato suggerito dal desiderio di rendersi importante, non di dare risalto a quegli scogli. La richiesta gli offriva però l’occasione di infarcire il nudo fatto di ampollosità ad effetto, che forse gli sarebbero giovate nella relazione con la ragazza. Nelle estati aveva trovato utile e piacevole unire la disponibilità ad intrattenere le giovani donne sole nel soggiorno estivo con un fraseggio spavaldo, da smargiasso,  confacente col suo fisico. Aveva riscontrato un certo facile successo e ora era la volta di Ger.

“C’è un mio amico – iniziò – te lo faccio conoscere se lo incontriamo, si chiama Fabio. Tiene una bella barca a motore; è diplomato da macchinista. L’anno scorso conobbe due francesine. Le accompagnava al mare, per farle divertire; una volta qui, una volta lì. Insomma quella settimana le portò in tutti i posti più belli dell’isola”.

“E allora?” – interruppe Ger.

“Be – continuò Fausto – le ragazze non potevano chiedere di meglio. Intanto s’avvicinava il giorno della partenza e quelle sembravano inseparabili. Fabio alla fine riuscì a dirottarne una con un amico. Con quella cui teneva uscì in barca. Nel pomeriggio rientrò, ma lui soltanto”.  “E la francesina?”- intervenne Ger.

“La francesina fu riportata a terra a sera. La trovarono su uno scoglio alle formiche, che gridava. Era disperata e chiedeva aiuto”.

“Ma, insomma, cos’era successo?”

“Era successo che la ragazza non s’era prestata alle avances di Fabio e lui, esasperato, l’aveva costretta a scendere su quello scoglio”.

“Che cafone, il tuo amico!” – sbottò Ger.

“Certo, non si comportò bene” – farfugliò Fausto, che avvertì nel tono della donna un certo fastidio. La narrazione non era stata brillante e Ger glielo dimostrò subito perché riprese: “Se queste sono le storie, non mi sembrano interessanti”. Diede  segno di volersi allontanare. Intorno alle formiche si notavano tre – quattro puntini in movimento. Erano barche che da quei fondali traevano pesci e il fatto di ruotarvi costantemente intorno lo testimoniava. Fausto avrebbe voluto dirle che erano scogli dalla pescosità provvidenziale ma ormai gli sembrò perduto l’interesse e preferì tacere. Nell’esaltare la fama delle  formiche non aveva fatto altro che seguire le dicerie tramandate in paese.

 

Bagno alle Formiche (prima parte – continua)

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