Attualità

Mogol che canta

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di Francesco De Luca

 

Parlo proprio di lui, di quel Giulio Rapetti, in arte Mogol. Il quale a cantare non ci ha mai pensato. Con quella voce… e con quelle stonature poi. E infatti nelle comparse in tivù si limita a muovere le labbra mai ad accordarsi con la canzone che manda la regia. Una delle tante, uscite dalla maestrìa ineguagliabile di Mogol-Battisti, o Mogol-Cocciante, o Mogol-Bella.

E invece ieri sera, a Ponza, nell’ambito della rassegna Onde-road, a Santantonio, Mogol ha cantato a squarcia gola: oh mare nero, oh mare, oh mare ne – tu eri chiaro e trasparente come me…

In mezzo alla strada, coi rumori dei veicoli a disturbare, e il puzzo di benzina, attorniato da gruppi di villeggianti nostalgici, Mogol, privo di una regia che gli zittisse il microfono, ha cantato.

E’ stata una novità assoluta. Per il resto Mogol rimane un riccio chiuso. Nonostante le domande amiche non ha aggiunto nulla a quanto si sa, lasciando dolenti i soliti punti sulla sua vita professionale.

Ha rimarcato ancora una volta la scioltezza con cui ha scritto capolavori immortali della canzone italiana. Fortunato o dotato?

Un esempio ineguagliato di bravura. Ha scritto canzoni d’amore, canzoni impegnate, canzoni nostalgiche, canzoni da quattro soldi. Canzoni da dimenticare e canzoni indimenticabili.

Ieri sera, stava lì, a Ponza, 89 anni, e cantava: oh mare nero, oh mare nero. oh mare nero … come un ragazzino!

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