Per la prima parte, leggi qui
Continuo con la proposizione di altri brani e paragrafi, ibidem, dal “Memorando” di Giuseppe Tricoli (1860) (pag. 12 e segg.).
Detrazione — Questi fatti parlanti, che dovrebbero pel Tricoli considerarsi come la migliore delle difese, e malgrado che non possono essere smentiti dai suoi avversarì, non pertanto, con subdole arti, da essi ne vengono travisati e malignati, affaticandosi a sorprendere il nuovo arrivato nell’isola, o farsi largo fra i creduli corrivi e vili, sedotti e riscaldati pel sentito egoistico governo locale, o come sfiduciati di rimedio, senza discernimento schiudono le orecchie alle passioni incitate e solleticate dai medesimi, che cercano usufruire nel malcontento e la maldicenza, collo indicare chicchessia nella causa del male che soffrono, ed a trascinarli nella loro consorteria delle turpitudini con basso calcolo d’ingratitudine, con un cuore da straniero al paese per manomettere così i più gravi interessi di patriottisimo, sommo oltraggio allo amor proprio, pel gusto a farli detrattare fra l’altro con insania verso il Tricoli di malvolere, e vedere nelle di lui gesta sempre male, profittando che egli tutto disprezza, e mai levasi, voglia ostentare il fatto bene, che stima il miglior compenso che si possa mai desiderare. Se poi chiedete tutti questi a dettagliare i fatti, vi risponderanno da perfidi i primi, da imbecilli i secondi, e da testardi il rimanente, ma senza divenire alla palinodia, concordi nel dire che bramono il bene e la pace del paese e da chi!
Avversarì — Per mala ventura del Tricoli tali suoi nemici son pochi, ma tristi, e si riducono al parroco Vitiello, ed i cappellani Vitiello ed Izzo, fattosi corrivi per avergli colla cennata disciplina ecclesiastica frastornato le di loro rapaci utilità sull’azienda comunale che nel privato, dovendo la cura disimpegnarla gratuita come salariati, lo aver nei diversi testamenti de’ suoi clienti, per amor del giusto, dovuto riformare de’ scandalosi ed esorbitanti legati, che essi si procuravano da quei moribondi, in discapito de’ miserabili eredi, nonchè sul 1851 si dovette difendere con strepitosa lite per lo spoglio che i medesimi cercavano fargli di un fondo. Vi si fanno seguaci, e da mostri d’ingratitudine per esempio un Onorato, un Scognamiglio, un Farese, un Parisi coi di loro congiunti, i quali dimentichi de’ benefizi procuratogli dal Tricoli in fargli ottenere i lucrosi impieghi che occupano, ed in ispecie il Parisi, che nella qualità di carceriere nel 1828, carcerato per consumato furto qualificato, facevalo pure abilitare. E, ora da sedicenti mangia_paradisi ne sostengono lo scontro senza il rimprovero di loro coscienza, in fargli aperta guerra con infamie, col mettere a vantaggio che il passato governo faceva appello all’ elemento più vile, onde agire di contropeso all’ intelligenza ed zelo patriottico.
Protesta.— Con siffatto parlare non è sentimento nel Tricoli di millanteria o per farla d’anticritico pel compito dovere di cittadino, e di generoso ben fare, o d’antagonista per libidine di animosità , per aver sempre sprezzata l’una, e non curata l’altra, lasciando sfogare, e latrare l’arrabbiata invidia, la esalazione della fetida bava originata da viltà ed ira di parte, riposando sulla coscienza di non aver oprato che da onesto, e pel bene del paese, e da vero patriotta senza transigervi. Ne à tenuto in mira la di loro individualità per la più o meno dosa di scaltrezza e furberie usate per montare a galla in quella sconcertata amministrazione, mentre non è mosso dall’ invidia accontendandosi volentieroso di stare a basso, ma ad ogni costo solo gli va a cuore di sbarbicare la famiglia di arbusti ed erbe dannose, onde non si rigenera per l’incuria il gineprajo, il lollio, ed altre piante parasside. Quindi gli sarà compatibile qualche schiccherata male parola come l’anima la manda, in occasione di dover narrare e svelare taluni fatti e circostanze che influiscono per la di lui difesa, a dimostrare la verità allo imparziale, e smascherare le cattive abitudini in oprargli alcuni tutto il male alla celata, e colle prevenzioni schermirsene, vogliono sorprendere i gonzi, e con malvaggia pratica delle loro perfidie, farne una girata al Tricoli con tutte le conseguenze; roba veramente da cani, da orsi, e da caraibi; sebbene siano oltraggi che onorano colui che ne è l’oggetto, e violenza di linguaggio che non offendono che quelli che l’impiegono.
Da ciò è facile a marcarsi eziandio, che esso Tricoli, guidato dalla prudenza à taciuto la categorica relazione biografica di questi saturnali, opinando parlare in cose della di loro pubblica vita, senza voler per niente penetrare nelle domestiche rivelazioni, e nol farà giammai senza una ulteriore provocazione, onde scansare la taccia di libellista, solo perchè molto sapeva de’ difetti e sozzure di certuni del dramma. Epperò chiunque stima elevarsi ad inchiesta, ne accetta la sfida, offrendosi ancora il tutto dimostrare coi documenti ed acclarare coi testimoni, e senza collera, venire ad una paca discussione della verità de’ fatti così sorretti, e sfolgoranti come ineluttabili, da umiliare i detrattori della schifosa fazione. Per ora si ripete, egli limitarsi alla semplice difesa, per riabilitarsi della maldicenza e chiarire alcuni snaturati racconti con inique arti, per intelligenza di coloro che ignorano gli avvenimenti del paese.”
E più a avanti (pagg. 32 e segg.)…
“Digressione — Intanto la strana malevolenza à prodotto, che mentre la strada Circea riscuote gli encomì dagli abitanti tutti, e dai forestieri che capitano nell’ isola, e sia detto il vero, li ripeteva anche il Dentice pubblicamente ogni sera che vi passeggiava, non solo per l’ardua impresa e la comodità che offre, ma pei — 32 — prodigiosi mezzi a fronteggiarvi, e gli ostacoli superati, gli autori poi di essa opera, che vi si cooperavano con tanta abnegazione e sincero patriottismo, è rincrescevole il ripeterlo, vengono angariati e trascinati nell’ arena della vessazione è quel che più irrita, che lo è per pratica di quei medesimi, che appunto prodigavano eloggi per la stessa strada onde alle perdute fatiche, procurargli spese, e dissapori, e con questi mandargli pure in fumo il loro amor proprio, e la reputazione. E vero bensì che la confutazione di certe accuse sta nella loro assurdità, e nel difetto di ogni pruova migliore di una assertiva di quella preoccupata consorteria di malvaggi, ma si sa puranche che la mensogna e la detrazione è sempre l’arte de’ tristi, e dei cotardi, come la credulità senza esame è abitudine dei sciocchi; almeno così si pratica in Ponza.”
Poco più di 50 pagine che spaccano un ventennio.
Un libricino tutto da leggere e rileggere perché può sembrare facile, è intuitivo al massimo in quanto oggi siamo ancora lì, ma per capire si deve leggere e rileggere ogni frase. E fare cosi per ogni testo valido ed interessante.
Cerchiamo di sentirci più ponzesi del mondo e non solo abitanti del mondo-Ponza.
Voglio aggiungere una riflessione che dopo tanta premessa mi pare quantomai ovvia; era infatti il pensiero da cui ero partito: il brigante Gasbarrone non era un brigante.
[Luigi M. Dies. Dico anch’io la mia. Dintorni anno 1840. Lo Stato pontificio e Ponza (2) – Fine]
Bibliografia essenziale
George Macaulay Trevelyan (1876-1962) “Garibaldi e i mille”; Zanichelli, Bologna; 1910
Sulla autobiografia di Giuseppe Tricoli, lettura consigliata, di Franco Schiano (2020), su calafelci.com:
https://www.ponzacalafelci.com/2020/12/17/giuseppe-tricoli-biografia-dellautore-basilare-nella-storiografia-ponziana/
Il racconto storico breve di Lambertucci su Stendhal e il brigante Gasbarrone è stato pubblicato oggi 10 luglio 2025:
https://www.ponzaracconta.it//2025/07/10/il-rosso-e-il-nero/










