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Quanto ci manca, Monica Vitti!

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di Gianni Sarro

Solo qualche domenica fa abbiamo rivisto Monica Vitti sul sito – leggi e ascolta qui – e una richiesta è sorta spontanea. Chiedere a Gianni di ricordare a tutti la grande attrice che è stata, versatile, plasmabile, geniale in ogni sua espressione. Il mio contributo  a questo articolo è, come appendice, una carrellata di apparizioni televisive, un video della durata di circa 14 min) da una trasmissione, “Evviva!” condotta da Gianni Morandi. Mi è piaciuto molto e lo consiglio a chi ci segue. Non so se ci può entrare il fatto che io sono ‘vergine’ per quanto riguarda la televisione. Non la vedo mai, per moltissimo tempo non l’ho neanche posseduta; adesso ne ho una che fa solo arredamento, in casa. Come risultato ogni volta che vedo qualcosa, nelle vetrine di elettrodomestici, per esempio, ne sono irresistibilmente attratto: mi piace tutto. A parte questo, spero che piaccia anche a voi che sicuramente siete più smaliziati.
Sandrorusso

Alcune settimane fa insieme a Sandro Russo e Tano Pirrone, e agli altri componenti della banda di cinefili che seguono i miei corsi, ci siamo chiesti quale fosse stato lo zenith artistico di Monica Vitti: il periodo passato a fianco di Antonioni? Con il quale ha girato uno dopo l’altro quattro capolavori L’avventura (1960) La notte (1961), L’eclisse (1962), Il deserto rosso (1964); oppure l’apice lo raggiunse con la svolta comica avvenuta con La ragazza con la pistola, di Monicelli (1967), nel quale il regista ripete la stessa operazione fatta con Gassman per I soliti ignoti (1958), ossia quella di prendere una maschera tragica e ribaltarla, trasformandola in comica. Secondo me non c’è una verità assoluta perché, se è vero che la tetralogia di Antonioni (in particolare L’avventura e L’eclissi) sono dei capolavori, nei tre decenni successivi la Vitti si è affermata come l’attrice comica più brava del cinema italiano. Se mettiamo insieme queste due facce, abbiamo una medaglia dove è effigiata una delle più grandi attrici di tutti i tempi.

Per capire la grandezza della Vitti, mi sembra importante segnalare un dato: gli anni dalla fine degli anni Cinquanta a metà degli anni Settanta, grazie soprattutto alla commedia all’italiana, ma anche al cinema di Fellini, Antonioni e Visconti, sono quelli che registrano una più convinta sintonia tra cinema e pubblico italiano, sintonia di cui l’attore è il segno più evidente, immediato e popolare e la Vitti di questi segni è uno di quelli più evidenti di questo legame tra cinema e pubblico.

A fine anni Novanta su Canale 5 trasmise in prima serata «In ordine alfabetico: Gassman, Sordi e Vitti» una carrellata sui successi di questi tre mostri sacri. In particolare Albertone e Monica sono stati una delle grandi coppie del cinema italiano. Tre i film — tutti diretti da Sordi — che li hanno consacrati come duo artistico (erano già entrambi più che affermati): Amore mio aiutami (1969), Polvere di stelle (1973), Io so che tu sai che io so (1982). Tra gli aneddoti più divertenti di quella serata celebrativa è quando Costanzo chiede a Sordi e Vitti di reinterpretare “Ma ’ndo vai (se la banana non ce l’hai)”, celebre brano tratto da Polvere di stelle. Nonostante fossero trascorsi 26 anni, i due accettano con entusiasmo, riproponendo la performance davanti a un pubblico visibilmente conquistato.

Ma torniamo agli esordi della Vitti, a quei quattro sfolgoranti film che l’hanno lanciato nell’Olimpo delle grandi star del cinema e lo facciamo prendendo a prestito le parole di Cristina Colet che così scrive: « Tra il 1960 e 1964, il periodo che intercorre tra la produzione dei film L’Avventura (di M. Antonioni, 1960) e Deserto Rosso (di M. Antonioni, 1964), secondo la stampa nazionale e internazionale Monica Vitti, musa dell’incomunicabilità, è una creatura «moderna», «enigmatica», «non convenzionale», aggettivi che mettono a fuoco l’epoca in cui questo nuovo volto «dai tratti angolosi» e «i capelli biondi selvaggi» emerge per segnare una nuova stagione del cinema italiano. Nella modernità dell’Italia in pieno boom economico si muovono i tormentati personaggi di Monica Vitti, particolarmente rappresentativi di quella rivoluzione dei costumi e delle abitudini in atto nel paese» [1].

Altrettanto non convenzionale e moderna sarà Assunta, il personaggio interpretato dalla Vitti in La donna con la pistola che è un manifesto di emancipazione femminile, e dove il viaggio [2], che caratterizza la quasi totalità del film, rappresenta l’occasione per Assunta di lasciare l’ambiente siciliano per aprirsi a nuove conoscenze, abbracciando uno stile di vita più libe­ro. Scrive ancora la Colet: «Come ricorda Suso Cecchi D’Amico, Monica Vitti riesce a conferire al personaggio di Assunta una sensibilità e vitalità che la rendono particolar­mente autentica, complice la disinvoltura con cui domina il personaggio andando oltre il testo della sceneggiatura curato da Sonego e Magni».

Concludo. Monica Vitti ha saputo attraversare generi, decenni, e trasformazioni culturali senza mai perdere la sua autenticità. Ha girato poco all’estero, ma ha lasciato un’impronta ovunque. In Francia, Inghilterra, Germania, il suo fascino era considerato magnetico. In Italia, era semplicemente unica.

P. S. alla domanda iniziale noi non abbiamo voluto dare una risposta definitiva e voi? Magari Sandro e Tano hanno voglia di tornarci su con le loro penne affilate.

 

(C) – Gianni Sarro; 2025

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[1] – In «Cinema e identità italiana» a cura di Christian Uva, Stefania Parigi, Vito Zagarrio

[2] – Assunta, una giovane siciliana sedotta e abbandonata, parte per l’Inghilterra con l’intento di vendicarsi dell’uomo che l’ha disonorata. Ma il viaggio le cambierà la vita.

***

Appendice del 15 luglio 2025. (cfr. commento di Sandro Russo)

“Fomentato” dall’elogio di Monica Vitti fatto da Gianni Sarro, ho voluto rivedere un vecchio film dell’attrice, di cui ricordavo vividamente una scena…
Il film è Flirt con Monica Vitti (per la regia di Roberto Russo, quasi parente). Il film (1983) non è eccezionale, ma che bella interpretazione di Monica! (premiata alla Berlinale)
Che lei fa l’assicuratrice e va a proporre i suoi Contratti di Assicurazione “contro tutto quello che può succedere” a diversi uomini d’affari. Ne vediamo una scena all’inizio del film.
Quando poi nel prosieguo capita a lei che la sua vita (sentimentale) è sconvolta dall’innamoramento del marito per un’altra (innamoramento tutto di fantasia, perché lui ha una schizofrenia), in una scena a metà film, quando un altro cliente le chiede: – Ma sono assicurato anche contro questo? …E anche contro quest’altro? – lei sbotta:
– Eh no, caro signore. E mica facciamo i miracoli! Perché il destino ti aspetta dietro un angolo e… Bam! ti dà una tortorata in testa! E chi vuole che l’assicuri contro tutto?
– Ma io ho firmato!
– Ah, ha firmato!? E allora sa cosa ne facciamo del contratto? Lo strappiamo, ecco!

Una scena che vale tutto il film!

Il film è stato liberato dal copyright ed è visibile integralmente. Il link a YouTube:

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