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Il Rosso e il Nero 

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racconto storico di Fabio Lambertucci

 

Presentazione
Il grande scrittore francese Stendhal (1783-1842) fu Console di Francia nella città  portuale di Civitavecchia dal 1831 al 1842. Doveva controllare i carichi navali di derrate alimentari.  Soprattutto il primo anno fu per lui molto triste poiché si sentiva tagliato fuori dagli ambienti letterari e mondani che più amava.
La coincidente presenza in città del detenuto capo-brigante Antonio Gasbarrone (1793-1882) mi ha indotto a immaginare che fra i due possa esserci stato un proficuo incontro che Stendhal racconta in prima persona…
F. L. 

Ai miei nipoti Ivano e Bianca

Civitavecchia (Roma), Villa Lenzi, sede del Console di Francia, lunedì 25 aprile 1831.
Ieri il cardinale Tommaso Bernetti, Segretario di Stato Pontificio del nuovo papa Gregorio XVI, ha purtroppo firmato l’accettazione della mia carica di Console di Francia al porto di Civitavecchia, cittadina di qualche migliaio di abitanti, mille galeotti, un celebre capobrigante e la sua banda reclusi nel Forte Michelangelo e cinquecento guardie. Io avrei voluto andare invece a Livorno! Sono infelicissimo! Qui la noia regna sovrana: nessuna amabile dama e nessun salotto letterario o mondano!
Scrittore, nato a Grenoble 48 anni fa, ho cambiato il mio nome da Henri Beyle in Stendhal.
L’anno scorso ho pubblicato il romanzo storico “Il rosso e il nero” che ha riscosso un notevole successo, vissuto le tre gloriose Giornate di Luglio e amato Giulia Rinieri de’ Rocchi e ora invece mi ritrovo qui…

Civitavecchia, venerdì 30 settembre 1831
Ho finito di scrivere il racconto “San Francesco a Ripa” ambientato nella Roma del Settecento. Sarà la mia ultima fatica letteraria, ho deciso di non pubblicare più niente!
Ormai stanco e annoiato, ho chiesto anch’io di conoscere di persona il famoso e ferocissimo capobrigante Antonio Gasbarrone di Sonnino in Ciociaria che ho  citato in uno scritto sull’Italia. Ha accettato. Sembra che tutti gli stranieri che transitano al porto lo vogliano vedere, pochissimi quelli che invece vogliono conoscere me, monsieur de Stendhal.

Gasbarrone è in isolamento in una grande cella soleggiata nel piano alto del Forte e gode di quattro ore di passeggiata nei corridoi.

Nel 1819 il cardinale Segretario di Stato Ercole Consalvi con l’avallo del papa Pio VII per sradicare il brigantaggio che imperversava negli Stati pontifici decise di far radere al suolo il paese di Sonnino, la loro roccaforte. S’iniziò con le case dei briganti e dei loro parenti e ne furono abbattute una quarantina. Intervenne presso il papa don Gaspare Del Bufalo e lo convinse alla sospensione del provvedimento. Ci avrebbe pensato lui, con l’aiuto di Dio, a convertirli…
Poi nel 1825 il nuovo papa Leone XII per poter celebrare in pace il Giubileo promise a Gasbarrone e alla sua banda il perdono pontificio in cambio della resa e perfino un lavoro come custodi della Camera Apostolica! I briganti ci caddero in pieno!

Al Palazzo Chigi di Ariccia il pittore e incisore trasteverino Bartolomeo Pinelli gli fece anche un bel ritratto! Il papa invece, dopo averli fatti sfilare in catene per Roma e rinchiusi in Castel Sant’Angelo, li condannò tutti, senza processo, all’ergastolo. Bello scherzo da prete!

Tanto che, io ateo e massone, nel timore che una morte improvvisa mi costringesse a essere seppellito nella terra del papa, ho disposto di voler morire nel seno della religione riformata ed essere sepolto nel cimitero degli Inglesi a Roma, accanto a Shelley.
In fondo anch’io sono un detenuto. La Polizia pontificia infatti mi sorveglia strettamente sia al Consolato a Civitavecchia che a palazzo Cavalieri a Roma. Da quando il Metternich mi ha negato il gradimento per il porto di Trieste anche il papa teme che possa favorire sbarchi di ribelli.

Civitavecchia, Forte Michelangelo, domenica 2 ottobre 1831
– Sor Consule, che grannissimo unore! Un franzoso che viene a trovarmi nella mea cella!
– Monsieur Gasbarroni, è un piacere incontrare un uomo che mi supera per fama!
– Io però, cume Fra’ Diavolo, odio li franzosi giacubini! Vossia siete stato con Napulione! Li briganti Giuseppe De Cesaris di Prossedi e lo meo braccio destro Tommaso Transerici di Rocca Priora detto “il Maghetto” in una bella villa di Frascati quindici anni fa ce provarono a rapire lu frate suo Luciano che s’era comprato la metà de Rocca Priora! Chillo fujette da ‘na fenestra e allora “il Maghetto” se portò via lu segretario, nu pittore franzoso. De riscatto, dalli tremila scudi che vulevano, ce ne remediorno solo 500 e li ritratti de tutta la banda! Dite che ve supero pe’ fama… e me pare justo! Io aggio acciso  pe’ da’ giustizia, dignità e pane a lu puvero populo meo! Voi scribacchino franzoso che site fatto? Sulo li piaceri vostri!
– Vi accusano di 143 omicidi!
– Lu vosto Napulione quanti n’ha accisi e fatti accide? Miglioni! Aggio acciso e rapinato signori e padroni che affamavano li poveri Cristi! E le spie che me vulevano tradi’! Quanno aggio rapito le guaglione ricche dallu convento de Palestrina nisciuna è stata toccata da la banda mea! Li preti ci hanno mannati sempre assolti!
– Monsieur, forse avevano paura di voi?
– Li preti nun tenno paura de nisciuno! Guarda te come ci hanno ridotti! E ‘na banda bella e forte come la mea nun s’era mai vista! Manco li processi ci hanno fatto!
– Tuttavia voi siete banditi sanguinari! –
– Sor franzoso, Voi sete furestiero e certe cose nun le putete capi’! Sete male ’nfurmato e così vi perdóno, sugno nu bono cristiano, io…
– Monsieur, mi scuso… Sarà come voi dite. Ma perché avete accettato di incontrarmi?
– Sor Console meo, lu compare meo brigante che sta pure isso aqui carcerato e che se chiama Pietro Masi di Patrica detto “Bellente” sape legge e scrive! L’ha imparato da lo zi’ prete suo. Quanno ho saputo de voi, nu scrittore franzoso, m’è venuta ‘na bella pensata: imparateje lu franzese!
– Monsieur, scherzate o dite sul serio?
– Nun scherzo, in cambio te posso aiuta’ pe lu lavoro tuo! –
– Voi a me? Dall’ergastolo? –
– Che omo de poca fede! Avite sentuto la diceria del meo tesoro meo nasconduto dint’a na ’rotta? –
– Qualcosa ho sentito…
– È ’o vero. Solo dimo che so’ due! Chillo co’ li scudi sta bono bono in coppa a ’na bella isoletta. L’altro che po’ interessa’ un tipo come voi sta nella grotta di un bosco…
– Infatti, mi interessa. Continuate…
– Nel 1821 so’ fujuto dal confino a Cento e so’ rimesso in piedi la banda: 15 omini de valore e in più lu prete Nicola Tolfa di Patrica. Visto, pure li preti ponno esse’ briganti qui da noi! Ce propose isso d’anna’ a rapi’ li frati della Certosa de Frascati. Così se fece. Ne prennemmo otto pe’ lu riscatto che fu de 7000 scudi ma lu prete dalla biblioteca se robo’ pure carte antiche, mi disse di secoli fa e che ce stanno belle storie lì dendro. Se ve dico ando’ stanno, a Pietro lo imparate lu franzese?
– Amico mio, se ci danno il permesso, per me va bene e l’affare è fatto!

Bosco di Ariccia (Roma), domenica 21 aprile 1833
Ottenuto finalmente un congedo, con il pretesto di visitare il magnifico Palazzo Chigi di Ariccia, seminati i miei guardiani – le esperienze di guerra da sottotenente dei Dragoni qualcosa mi hanno insegnato – mi posso aggirare in questa selva di querce centenarie per cercare la grotta che mi ha indicato il brigante. Lui qui era di casa, protetto per convenienza dai potenti Chigi. Pare che in paese alla Locanda Martorelli, tappa dei viaggiatori e artisti del Grand Tour che ho fatto tre anni fa, abbiano visto il suo bellissimo cane spaniel affidato al padrone. A Pietro Masi ho già impartito delle lezioni di francese. Per il permesso ho corrotto il direttore del carcere con un carico di Champagne. Devo ammettere che il “brigante-scrittore” è di buon intelletto!
Sono ormai sotto il convento di Santa Maria ad nives di Palazzolo sul Lago di Albano. Eccola! È dove mi ha detto. Accendo la fiaccola ed entro nell’antro. Per fortuna niente vipere o pipistrelli. Ci sono alcuni pilastri, deve essere stata scavata nel Medioevo. Vado nel ramo a sinistra. In fondo è stato posto un mucchio di pungitopi ormai secchi. Scanso e scavo. Sento una cassetta. Il cuore mi batte a mille, l’afferro con avidità, la porto fuori alla luce, l’apro e… sorpresa! Manoscritti antichi!

Quello con Gasbarrone è stato veramente un ottimo affare! Dai manoscritti del Cinquecento ho ricavato materiale per ben quattro racconti: “Vittoria Accoramboni”, “I Cenci”, “La duchessa di Paliano” e “La badessa di Castro”. Ho fatto credere di averli trovati nell’archivio dei Caetani e li pubblicherò anonimi o sotto pseudonimo. Inoltre uno di questi manoscritti mi ha dato l’ispirazione per un grande romanzo… Sento che sarà un mio capolavoro…
Anche Alexandre Dumas è passato a trovare Gasbarrone e mi ha riferito di averne ricavato uno spunto da romanzo d’appendice: un galeotto che ha un tesoro in un’isoletta italiana…

Il quadro Briganti italiani sorpresi dalle truppe Pontificie, fu dipinto dal pittore francese Horace Vernet, quando costui si trovava a Roma nel 1831, ed ebbe molta risonanza a suo tempo. Ora è esposto nel Walters Art Museum a Baltimora (USA) [da Wikipedia]

Epilogo storico

Stendhal
pubblicò nel 1839 il suo capolavoro “La Certosa di Parma”. Nel 1835 era stato insignito della Legion d’Onore per meriti letterari. Morì per strada a Parigi nel 1842. La tomba a Montmartre porta la famosa epigrafe: “Arrigo Beyle, milanese, scrisse amò visse”.

Antonio Gasbarrone
, le cui gesta furono conosciute in Francia nel 1867 grazie alla pubblicazione in francese delle “Memoires de Gasperoni” del brigante-scrittore Pietro Masi, dove viene dipinto come un romantico Robin Hood, venne graziato nel 1871 dal nuovo re d’Italia Vittorio Emanuele II perché non era mai stato celebrato il processo. Tentò di tornare a Sonnino ma ne venne cacciato. Visse allora qualche anno a Roma in Trastevere raccontando nelle osterie le sue storie. Sembra che non abbia mai recuperato il suo fantastico tesoro, secondo il Masi da lui già speso per le donne a Gaeta.
Inviso alle Autorità fu inviato in un ospizio ad Abbiategrasso, nel Milanese, dove morì nel 1882.
Lo scienziato Cesare Lombroso ottenne illegalmente il cranio per il suo museo di Torino.
Nel 2010 il Comune di Sonnino (LT) ne ha chiesto la restituzione.

(C) Fabio Lambertucci (2025) – F I N E

Nota della Redazione
Di Fabio Lambertucci, e di argomento attinente, leggi e ascolta anche: Una canzone per la domenica (345). “Altolà” (Storia di un brigante)

 

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