di Francesco De Luca
Dopo il bagno al faraglione del prete (‘u faraglione d’u prèuto) ne propongo un altro.
Il posto è scelto esclusivamente per la bellezza dell’acqua. Qui di vicende storiche non se ne raccontano. Ma di altre sì.
Procedo con ordine.
Il posto è alla punta estrema dell’isola. Sopra c’è il pianoro dell’Incenso. Il dirupo degrada in modo sinuoso giù a mare, dove c’è una caletta minuscola. Alzando gli occhi, in alto, svetta un maestoso pino, incastonato fra picchi di roccia rossastra.
Sembra di stare nel far-west.
Il mare è quello di scoglio, dunque ora verde perlaceo, ora verde amaranto, ora verde smeraldo.
Tranquilli. Non è frequentato, perché non ha segni appariscenti, ma il bagno è stupendo, a quel dio biondo, come dice qualcuno straparlando.
Sulla sinistra, con le spalle al mare, c’è una grotta. Ci si va, di solito, per alleviare un tantino il caldo. Ma noi Ponzesi, più che abbronzarci, amiamo andare a nuoto costa costa, dando fastidio alle patelle, rovistando fra la posidonia in cerca di una lanaperla (Pinna nobilis), sbirciando nei buchi in cerca di un polpo in tana.
La grotta, sì, la dimenticavo. La grotta prende nome del bue marino, forse perché, fino agli inizi del novecento, rifugio di foca monaca.
Questa informazione la raccontò Tommaso alla francesina del Club Azur, avventuratasi con lui per un giro in barca che le desse emozioni forti.
La ragazza rimase meravigliata. Non so cosa capì dalle parole di Tommaso, che di francese masticava quelle quattro frasi apprese a scuola (l’Avviamento).
La ragazza sembrò colpita. Tanto che propose all’amico di ritornarci al tramonto.
Tommaso non poté che rassicurarla. Sì, ci sarebbero ritornati sul far della sera. La prospettiva prefigurava molte più emozioni che non quelle che avrebbero potuto godere in quel momento. Si trattava, lo dico con ironia, di rifiutare una fetta di pane e pomodoro per gustare un piatto di spaghetti alle vongole.
Tornarono a terra. La ragazza, il nome non lo so perché Tommaso non me lo ha riferito, si ritirò sulla Torre, dove il Club Azur aveva sistemato le francesine.
Tommaso riportò la barca all’attracco (se l’era fatta prestare da un amico) e la dispose a dovere per il finale pirotecnico che l’attendeva al tramonto.
Che bel bagno avevano fatto! E che aspettativa s’era creata!
L’appuntamento era al Lanternino alle ore 21.
Scoccarono pure le 22 ma della ragazza nessuna traccia.
Qualcosa non era andato come previsto.
Tommaso lasciò il molo. 19 anni, studente a Gaeta al Nautico, bella presenza, di modi cordiali. Un contrattempo, un semplice inciampo. Fra i tanti ricordi un piccolo vuoto. Eppoi… nemmeno tanto. Che bel bagno aveva fatto!
Nota: l’immagine è presa dal libro di Giuseppe e Silverio Mazzella – In barca per Ponza – Edizioni del Brigantino -1998









