Ambiente e Natura

Lo scoglio del prete

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di Francesco De Luca

 

Al fine di collocare il Sito nella ‘temporalità’ dell ’estate voglio portare il lettore a fare il bagno, così da alleviare il caldo opprimente. Che pure a Ponza infuoca, ma qui, sull’isola, c’è la possibilità immediata di rinfrescarsi. Ecco, faremo il bagno allo Scoglio del Prete. In ponzese ’u scoglio d’u preuto.

Prendo a prestito i disegni dal libro di Giuseppe e Silverio Mazzella – In barca per Ponza – edizioni Del Brigantino – 1998.

Si trova nelle prossimità della caletta di Cala Inferno. In un angoletto delizioso. Perché non è frequentato, il fondale è sabbioso e perciò chiaro, e l’acqua è trasparente. In più è anche calda perché si sta in una piccola bacinella. La falesia alle spalle degrada dalla collina Ciglio delle tortore, il che dice chiaro perché era frequentata dai Fornesi. Siamo infatti  nel versante nord dell’ isola, abitato dai ponzesi di Le Forna.

Il posto è ricco di storia e sono in difficoltà se dilungarmi sugli eventi storici attinenti o sulla piacevolezza del bagno, che ci si accinge a fare.

Cercherò di rispondere a entrambe le sollecitazioni.

La particolarità del faraglione consiste nell’essere tutto bucherellato alla base.
Come mostra il disegno, lo scoglio, pur erigendosi come un blocco, in effetti è diviso alla base da tre cunicoli. Tutti esplorabili a nuoto.

Questo non è cosa da poco perché il bagno, oltre alla frescura dell’acqua, alla sua limpidezza, al nuoto, si arricchisce anche dell’esperienza di passare in un budello di rocce. Col riccio in agguato, la patella in attesa, il pomodoro di mare che staziona, i uarracine a guardia.
Se ci si allunga fino alla spiaggetta è possibile ascoltare il verso del piropiro. Che vi soggiorna perché, come già detto, il posto non è frequentato.
Oggi, perché ieri (20 anni fa) lo era. A Cala Inferno si scendeva per fare il bagno, dopo i 350 gradoni intagliati nella roccia. Era, inoltre, l’accesso alternativo per chi volesse andare a Le Forna per via mare.
Lo so, i gradoni sono tanti (350), ed ecco perché fu chiamata Cala Inferno. Era duro salire, specie se con qualche peso.


La scala di Cala Inferno in una foto d’epoca

Poi c’è stata una piccola frana, la scala si è dissestata, mettici l’incuria di chi deve provvedere alla sicurezza del territorio e… la cosa giace così. Nessuno può accedervi. Eccetto gli operatori dell’acquedotto urbano. Perché lì vi approda la nave cisterna che porta l’acqua potabile all’acquedotto di Le Forna.

Il posto in verità ha dimestichezza con l’acqua fin dai Romani, che vi dirottarono l’acqua dolce della fonte di Cala dell’ Acqua con un acquedotto (da Cala dell’ Acqua a Cala Inferno).

Per essere più precisi l’acqua dolce la trovarono i Greci e la raccolsero in una grossa cisterna a Cala dell’Acqua. Da lì i Romani, con una conduttura la portarono a Cala Inferno (in un’altra cisterna), da cui si incanalava nell’acquedotto, tanto portentoso quanto precario, scavato lungo l’intera costa, fino a Santa Maria. Sede di un porto e della villa invernale augustea.

Ancora ci sarebbe da dilungarsi sulla presenza dei Romani ma così si perde di vista il faraglione. Prima, scrive Silverio Mazzella, noto anche come spacca secce (spacca seppia) e poi chiamato Scoglio d’u preuto. Perché? Silverio Mazzella scrive che il prete  della denominazione era un parroco di Le Forna che fece una donazione.

In mancanza di certezze io opto per quest’altra storia:
27 giugno 1857, Carlo Pisacane sbarca a Ponza, libera i carcerati rinchiusi su La Torre, e li lascia liberi di scorrazzare e far danno per il paese. Il parroco di Ponza, Giuseppe Vitiello, borbonico convinto e anti-rivoluzionario, vestito da donna fugge a Le Forna dove, con l’aiuto dei parenti (suo fratello Gaetano è il sindaco e l’altro fratello è parroco di Le Forna), appronta una barca a remi per andare a Gaeta a riferire dell’accaduto alla guarnigione borbonica.

Il porto di Ponza è nelle mani degli insorti. Si decide di partire proprio da lì, da Cala Inferno, al riparo del faraglione e col favore della notte.
Quando i Borbone furono avvertiti, l’indomani pomeriggio, Pisacane già era sbarcato sulla costa calabra.
Per quell’atto di coraggio Ponza fu oggetto di opere pubbliche da parte del Re Ferdinando, grato per la fedeltà dimostrata.
Come anticipato la narrazione si è intrecciata, ma il bagno, quello, rimane come esperienza appagante.

‘U scoglio d’ u prèuto
nu bagno
s’ u  ‘mmerita

NdR: per saperne di più sullo scoglio del prete leggi anche:
– ‘U scoglio d’u paricchiano (1)
– ‘U scoglio d’u paricchiano (2)
– ‘U scoglio d’u paricchiano (3)
– ‘U scoglio d’u paricchiano (4)
tutti di Francesco De Luca

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