di Giuseppe Mazzella di Rurillo
Ermanno Corsi (1939-2025) difensore dell’autonomia culturale e politica del giornalista
Ho conosciuto Ermanno Corsi – morto a Napoli oggi a 86 anni nella notte del solstizio d’estate il giorno in cui le ore di luce sono uguali a quelle della notte oscura nell’orologio della natura – oltre 50 anni fa.
Ero un ragazzino poco più che ventenne ancora studente universitario in economia e commercio che da Ischia, isola turistica ma sempre “centro minore” per numero di abitanti per l’accesso all’ordine dei giornalisti ed al contratto di lavoro per “corrispondente”, il massimo ottenibile per i grandi editori di un giornalista locale di provincia.
Mi iscrivevo nel 1972 all’ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti l’unico al quale potevo accedere con le mie esperienze soprattutto ne il Giornale d’Ischia, un piccolo giornale periodico stampato alla tipografia Lampo di Sandro Torella di Romagnano e diretto da Franco Conte che pur essendo mio “Maestro” non intendeva iscriversi all’ordine.
Aveva lavorato al Corriere canadese e non riteneva necessario iscriversi all’ordine perché giornalista per la cultura inglese – ed il giornalismo lo hanno inventato loro – é chi scrive. Chi sa scrivere. E la patente del mestiere te la danno i lettori , mi diceva Franco. Questa impostazione del giornalismo inglese – sacri i fatti, liberi i giudizi – fu per me una impronta incancellabile ma mi iscrissi all’ordine perché ero molto più realistico del mio Maestro.
L’Italia era ed è ancora divisa in “corporazioni” dove ciascuna lotta ò per sé stessa e tende ad avere “privilegi”. Allora – mi astengo dal parlare dell’ oggi – l’ordine dei giornalisti era una “corporazione” dal difficile accesso. Nel suo interno esisteva, per legge, un elenco di serie “A” ed un elenco di serie “B”. La serie “A” era addirittura castale perché l’accesso era difficilissimo e riservato ai figli dei giornalisti, ai grandi raccomandati della politica e dei grandi giornali dai grandi mezzi finanziari. Un giornalista senza santi in paradiso – per fortuna furono in molti e questo è un segno dell’avanzamento storico della democrazia politica – doveva partire dalla serie “B” per raggiungere la serie “A”, ma doveva utilizzare solo il suo talento e la sua tenacia.
A 22 anni entravo nella magnifica sede del circolo della stampa in villa comunale nell’elenco di serie “B”. Guardavo con deferenza e timidezza i grandi giornalisti de il Mattino e del Roma, i due giornali quotidiani di Napoli.
Conobbi Ermanno Corsi giovane cronista de il Mattino allora e cioè al tempo in cui l’Associazione napoletana della stampa, fondata nel 1910, cominciava a rivendicare con forza l’autonomia culturale e politica dei giornalisti per fare resistenza contro la lottizzazione politica divenuta asfissiante. Ermanno guidava la corrente rinnovamento in uno schieramento che oggi Bersani chiamerebbe di “campo largo”. Io vi aderii. E da allora ho sempre avuto con lui un rapporto di affetto e stima ma non oltre. Anche nelle questioni sindacali del lavoro negli uffici stampa degli enti pubblici – al quale ero impegnato nel mio ruolo di addetto stampa alla provincia di Napoli dal 1976 al 2002 – ho avuto con lui un rapporto di cordiale collaborazione e di partecipazione alla problematica degli uffici stampa.
Ermanno è stato presidente prima dell’Associazione napoletana della stampa e poi dell’ordine dei giornalisti della Campania. Ha difeso sempre la dignità professionale dei giornalisti di serie “A” o di serie “B” e la loro autonomia culturale e politica. É una autonomia che ha sempre esercitato per se stesso a il Mattino la Rai, la Repubblica ed infine a il Roma che gli ha aperto le colonne per le sue osservazioni critiche al tramonto della vita.
Ermanno ha scritto libri significativi sulla questione meridionale ed è sempre stato un figlio del sud con la sua formazione laica iniziata a Nord e Sud di Francesco Compagna. Una impronta laica di un liberalismo di sinistra che emergeva in ogni suo scritto ed ogni suo intervento pubblico.
Lo saluto nella medesima impostazione culturale e politica ringraziandolo per le attenzioni che mi ha riversato.
É stato un Collega. Nel pieno valore del termine.
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