di Pasquale Scarpati
–
Pasife, moglie di Minosse re di Creta, si era innamorata nientemeno che di un toro. Si era unita a lui e così era nato il Minotauro. Mostro metà uomo e metà toro. Essere molto feroce. Non so come Minosse avesse accettato sia il tradimento della moglie sia la nascita di un simile essere. Ma, secondo me, era, già a quel tempo, un sovrano dalle larghe vedute oppure prese la palla al balzo per incutere timore nei popoli vicini. Succede sempre così: per incutere timore si mostra agli altri ciò che può spaventare. Però, non sopportando la sua presenza a corte, ordinò a Dedalo (il migliore architetto del tempo) di costruire un palazzo da dove gli sarebbe stato impossibile uscire: il Labirinto. Pertanto il mostro lì abitava e da questo suo labirinto non riusciva più ad uscire oppure, secondo alcuni, non voleva più uscire, così come accade a quelli che hanno idee confuse ma non ne vogliono uscire. Il mostro amava stare lì anche perché non ne sentiva la necessità poiché veniva saziato nei bisogni primari: l’insaziabile fame di cibo e di sesso. Così si può ben dire che spesso ad alcuni basta pascolarsi di questi due elementi per cui pensano di non avere più bisogno di nulla. Quando era sazio del secondo elemento (il sesso) non gli restava altro che usare la violenza per poter saziare lo stomaco. Uccideva, infatti, coloro che fino a poco tempo prima gli erano serviti per trastullarsi. Una sorta di “ usa e getta”. Questo, purtroppo, può succedere lo stesso anche a noi esseri umani. In tal caso non siamo molto dissimili dal Minotauro! A quanto pare gli erano molto gradite le “leccornie” provenienti da Atene. Ogni anno, infatti, questa città era costretta ad offrire sette giovani e sette giovinette. Perché proprio giovani è facile intuire. Questi giovani erano una sorte di ostaggio perché, prima di essere dati in pasto al mostro, probabilmente erano trattenuti alla corte di Minosse forse per una sorte di addestramento.
Ma non è bene stare sempre rinchiusi, così non è bene stare sempre ad aspettare. Le idee si atrofizzano e si cade in errori che poi altri potrebbero sfruttare a loro vantaggio.
Un giorno, infatti, alla corte di Minosse fu portato in catene un giovane ateniese di bell’aspetto. Si chiamava Teseo ed era nientemeno che il figlio del re di Atene: Egeo. Era un ragazzo di larghe vedute perché aveva intuito che la salvezza poteva passare solo e soltanto attraverso una donna. In quel tempo le donne cretesi erano abbastanza emancipate, così come le si vede negli affreschi di Cnosso. Belle, eleganti, affascinanti. Tali mi sono apparse quando le ho ammirate, loro che stanno lì da millenni. Forse che le donne isolane, da sempre, sono più libere pur vivendo in uno spazio angusto? Tra le figlie di Minosse ve n’era una molto bella di nome Arianna. Si adocchiarono, anzi fu lei ad adocchiarlo (come succede quasi sempre, checché se ne dica). I due cominciarono a frequentarsi. Lei, come tutti i giovani, si lamentava del padre e lui subito ne approfittò per toccare ciò che la donna ama sentirsi dire: il matrimonio. Ma come fare a sfuggire il triste destino, una volta che il giovane sarebbe entrato nel labirinto? Ecco il genio femminile! Usare, per raggiungere lo scopo, ciò che si ha, anche quella che sembra un’inezia. Gli diede, infatti, un gomitolo di lana da legare da un capo all’entrata del labirinto e poi a mano a mano che entrava lo srotolava. Così avrebbe ritrovato l’uscita una volta compiuta la missione di uccidere il mostro. Così si può dire che spesso la salvezza è legata ad un filo o meglio passa per le mani di una donna! Inoltre, probabilmente, corruppe anche qualche guardia perché, prima di entrare, il giovane non fu perquisito. Potette, così, nascondere un’arma sotto le vesti. Come quando si dorme su due cuscini e come quando si riempie facilmente lo stomaco perché si ottiene tutto in modo facile e senza aguzzare l’ingegno, così il Minotauro fu facilmente e inopinatamente (per lui) accoppato; probabilmente non oppose neppure alcuna resistenza, anche perché stando sempre rinchiuso le sue membra erano divenute flaccide. Come, in seguito, la storia si concluse è risaputo.

Arianna a Nasso, di Mary Evelyn Pickering, conosciuta con il cognome da coniugata De Morgan (Londra, 1855 – 1919), è stata una pittrice preraffaellita britannica
Nonostante le promesse Teseo abbandonò Arianna nell’isola di Nasso (per questo oggi si dice “piantare in asso” = piantare in Nasso, abbandonare). Lei, disperata, si diede a Dioniso, dio del vino; non nel senso che si diede al bere, ma in senso letterale: ci fece cinque figli! A sua volta Teseo andò incontro ad un grande dolore. Dimenticò, infatti, di cambiare le vele da nere in bianco per cui il padre Egeo, credendolo morto, per la disperazione si buttò in mare ed affogò. Da quel momento quel mare fu chiamato: Egeo.
Questo pensavo, salendo sul far dell’alba, appoggiando un passo dietro un altro, là dove i due versanti si rendono visibili.
Quand’ecco che, all’improvviso, un fruscio, come alito di vento, mi rivelò la presenza di Veruccio. Mi guardò e sorrise come chi avesse capito i miei pensieri: “Se ci fai caso – esordì – spesso o a volte nel labirinto della mente si celano o meglio si annidano pensieri mostruosi. Essi assumono varie forme. Allorché se ne diviene ostaggio esse possono portare alla morte violenta o alla distruzione. Per uscirne basterebbe, a volte anche una piccola cosa, un pensiero umile, un sottile filo di lana. Basterebbe una… donna”.
Qui tacque e si mise in attesa come chi aspetta una risposta. Ero rimasto interdetto e confuso. Da una parte pensavo alla donna del sommo Poeta, dall’altra che, per uscire dal labirinto, bisogna spiccare il volo anche senza esagerare.
Ma quello, visto che la mia risposta tardava, proseguì: “Scommetto che se le donne avessero facoltà di decidere ad alto livello, molte brutture non ci sarebbero. Sono, loro, infatti, che donando, non senza dolore e sofferenze, la vita a tutti, capiscono meglio il suo valore e di conseguenza vorrebbero che nessuno la perda. L’uomo, il maschio, questo non lo può sapere perché non lo prova. Anzi oso credere che la sua bieca violenza su di esse nasca perché intimamente è cosciente del valore della donna.
“Forse, forse, se il mondo fosse governato dalle donne..!” – volevo replicare. Ma quello era sparito così come era venuto.
Intanto dietro l’orizzonte, sul piano marino, l’Astro sorgeva luminoso non intralciato da nessun elemento. Il mio cuore, inspiegabilmente e al contrario di ogni logica, si riempì di speranza… ‘A Schperanza ‘i Pasquale!









