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Il “223”

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di Gianni Sarro

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Prendo il 223 davanti a Villa Borghese. È diventato quasi un rito. Il bus parte lento, pigro tra il traffico cittadino, e inizia il suo viaggio verso nord. Dopo una quarantina di minuti mi lascia sulla Cassia, poco oltre il cartello che segna il confine di Roma. Scendo all’altezza del raccordo. Dieci passi più in là, inizia via Barbarano Romano. È lì che sono diretto.

Il 223 è un po’ come un treno di pendolari. Dopo qualche settimana che lo prendo, comincio a riconoscere volti, profili. All’andata, c’è sempre una ragazza sudamericana con una bimba in carrozzina: salgono vicino a piazza Cile, discrete, sembrano contente di quel tragitto che le porta chissà dove. Uno degli aspetti più belli è proprio questo: cominciare a costruire storie sugli altri passeggeri. Potremmo chiamarli cortometraggi mentali.

Senza accorgermene, inizio a immaginare vite, pensieri, destini. Poi, quando l’immaginazione si spegne, riapro il libro. Il primo che ho letto sul 223 è «I racconti del maresciallo» dell’amato Mario Soldati. All’inizio non avevamo instaurato un bel rapporto: cercavo altro, e non riuscivo a cogliere nella sua prosa elementi di vero interesse. È come quando ci si prepara ad ascoltare il ruggito di un leone e invece arriva il canto di un usignolo, del quale ci sfugge l’armonia.

Poi, proprio sul 223, riprendo in mano quei racconti e, questa volta, le pagine si schiudono. Scopro una prosa sottile, dove i dialoghi tra due amici di vecchia data disegnano un mondo antico, di provincia, dai contorni sfumati e dalla sorprendente profondità psicologica.

Al ritorno, il 223 si affolla man mano che ci avviciniamo a Corso Francia. Tra i passeggeri noto qualcuno che non se la deve passare troppo bene: qualche volto stanco, qualche mente un po’ svanita, ma mai aggressiva.

Riprendo a leggere. I racconti del maresciallo hanno lasciato il posto a Tre cavalli, di Erri De Luca, prestatomi da un amico che, con scrittura microscopica, ha annotato molti passaggi. De Luca l’ho scoperto qualche anno fa, quando la mia compagna  ed io eravamo a Corvara. Lui era lì per presentare il suo ultimo romanzo. Un monito mi colpì: le parole vanno usate con cura, mai piegate, mai svendute. Questo romanzo non so ancora bene come evolverà. Per scoprirlo, aspetto di riprendere il 223.

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