America

L’America attraverso i film

Sandro Russo riporta gli scambi di opinioni nell’ambito del “Gruppo Dialettica”, in attesa di ulteriori commenti

Ho chiacchierato un po’ sui film col mio computer. Ecco. Negli anni ’70 e ’80 il cinema americano ha raccontato un Paese in crisi, ferito e disilluso. Film come Easy Rider, Taxi Driver, Un tranquillo weekend di paura, Il cacciatore, Apocalypse Now e Blue Velvet mostrano un’America divisa, violenta, senza più sogni: città invivibili, reduci dimenticati, giovani alienati, libertà tradita. Non è l’America che si “merita” Trump, ma è certamente quella che l’ha reso possibile.
Quel cinema – rabbioso, cupo, profetico – ha anticipato la frattura sociale e culturale che il populismo ha poi cavalcato. Travis Bickle oggi voterebbe Trump, e Joker ne è l’ultimo erede.
Giuseppe (Pino) D’Onofrio

Joker, personaggio della serie di Batman (registi vari, da Tim Burton a Christopher Nolan); poi lo spin-off Joker, film del 2019, co-sceneggiato, diretto e co-prodotto da Todd Phillips, con Joaquin Phoenix

Quei film rappresentano un’America in crisi di identità (sconfitta del Vietnam, Watergate, fallimento delle promesse del ’68). Emerge un bisogno di ordine, sicurezza e ritorno a valori tradizionali, accompagnato da una critica della controcultura del ’68, individuata da molti come la causa del caos sociale ed economico.
Si fa strada il bisogno di un ritorno all’ideale dell’individuo che si fa da sé, senza limiti e legami, che favorirà  l’elezione di Ronald Reagan e l’affermazione della globalizzazione neoliberista (deregulation, mercato libero e riduzione dello Stato sociale) di cui lui e Margaret Thatcher divennero gli alfieri.  Oggi, a mio avviso, ci troviamo in un contesto che evidenzia il fallimento di quel progetto.
Luigi Narducci


Note

Travis Bickle è il personaggio interpretato da Robert De Niro, protagonista di Taxi Driver (film di Martin Scorsese, del 1976)

2 Comments

2 Comments

  1. Pino Moroni

    4 Giugno 2025 at 08:35

    A proposito del rapporto tra cinema americano anni ’70 e quello che sta succedendo oggi con Trump.
    La differenza fondamentale tra noi europei e gli americani è che noi abbiamo basi umanistiche mentre gli americani sono molto più pragmatici. Per cui mentre noi, attraverso percorsi storico-sociologici, riusciamo a seguire un continuum, che parte da input verificatisi nel tempo (vedi il ’68 ed i successivi anni ’70) che portano conseguenze positive o negative fino a tutt’oggi, gli americani non compiono un percorso esistenziale-sociale. Creano solo un ciclo e quando si esaurisce ne inventano un altro, ma sempre di carattere economico, frutto di strategie, sempre le stesse da “esseri superiori” (!?), basate solo su scelte economico – finanziarie.
    Come per Reagan (che ho conosciuto come attore già malato di Alzheimer) la potente lobby delle Camere di Commercio riuscì a portarlo alla vittoria, gli creò addosso la reaganomics, una teoria che nascondeva la deregolamentazione di ogni tipo di mercato e la riduzione dello Stato sociale, così oggi le stesse Camere di Commercio (sempre perché il sistema di voto americano non è affatto popolare, ma nelle mani di chi finanzia i partiti ed i loro candidati) ha fatto eleggere Trump. Ed attraverso un nuovo ciclo di strategie economico-finanziarie (ora vediamo solo i dazi) vuol diventare di nuovo (come negli anni ’80) non il primo paese tra pari, ma il più forte, che decide i destini del mondo. Questa volta eliminando anche le organizzazioni multilaterali di cui ha fatto sempre parte mentre ora ne sta uscendo (OMC, OMS, quelle per l’ambiente, per lo sviluppo, per l’aiuto ai meno avanzati, chiedendo il rimpiazzo anche nella Nato, con l’ONU ormai fuori gioco). Lo scopo è quello di avere rapporti solo bilaterali, in cui far valere la sua forza economica, finanziaria, monetaria, tecnologica.
    Non mi sembra che possiamo applicare il nostro metodo storico umanistico (anche se lo applico anch’io nell’analisi dei film che ho visto e continuo a vedere) alla comprensione di un sistema così diverso come quello americano, che non ha nulla a che vedere, nemmeno con la sua travagliata storia, piena di discriminazioni. Ma tanto non ne vuole nemmeno trarne riflessioni o frutti. Questi vengono solo dalla loro applicazione di calcoli economici, che oggi si avvalgono anche di sofisticati algoritmi.

  2. Sandro Russo

    4 Giugno 2025 at 08:55

    Posso concordare con l’analisi di Pino Moroni che in America ci ha vissuto e che è stato dentro a due modi di pensare, quello intellettuale – umanistico degli europei e quello pragmatico degli americani. Ciò non toglie che i film citati da Pino D’0nofrio siano uno specchio della complessa e sfaccettata realtà americana, pur senza esserne la causa; insieme al Movimento della controcultura americana, poi arrivato in Europa col Maggio francese e infine in Italia.

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