Rita non ha saputo resistere alla notizia bizzarra… D’altra parte l’evento è stato registrato dai media. Qui in La Stampa di oggi 3 giugno.
S. R.
Ieri, 2 giugno, Festa della Repubblica, ricorreva anche un evento apparentemente bizzarro e ai più sconosciuto: l’International Whores’ day, la giornata internazionale delle lavoratrici del sesso. La data vuole ricordare il 2 giugno 1975 quando a Lione 200 prostitute inseguite dalla polizia si rifugiarono nella Chiesa di Saint-Nizier chiedendo la fine delle persecuzioni da parte della polizia, del fisco e della società. Così ieri a Venezia sono comparse decine di ombrelli rossi davanti alla Chiesa di San Simeon Piccolo per riportare l’attenzione sui diritti delle prostitute, al grido di “Sex work is work”.
Del resto stiamo parlando di una delle professioni più antiche del mondo ma da sempre considerata un territorio of limits, se non un vero e proprio tabù.
Si fa ma non si dice, esiste ma l’abbiamo formalmente cancellata con la legge Merlin del 1958. Cortigiane, puttane, meretrici, prostitute, peripatetiche, lucciole, belles de nuit, gigolettes… per citare solo i nomi meno offensivi. “Lavoratrici del sesso”, nel linguaggio politicamente corretto.
Sì, loro. Chiedono da anni la legalizzazione del mestiere per difendere i loro diritti e ridurre il rischio di sfruttamento e di malattie sessuali. Ma il tema è divisivo ed è difficile da portare in Parlamento, commenta Pia Covre, presidente del Comitato per i diritti civili della categoria.
E intanto, guardando la foto delle ‘Ombrelle rosse’ che ieri accendevano la giornata uggiosa a Venezia, mi vengono in mente i versi di De André:
“C’è chi l’amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa né l’uno né l’altro
Lei lo faceva per passione.”
Rita Gasbarra: Foto dal web







