segnalato da Sandro Russo, da la Repubblica del 21 maggio 2025
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Sul sito dei Beatles abbiamo parlato e riparlato. Nella schermata sottostante gli articoli più significativi (con il titolo preciso si possono ricercare i pezzi nell’indice del sito o attraverso i comuni motori di ricerca). A parte le diverse canzoni presentate sul sito (in altre schermate dell’indice), segnalo le illuminanti lezioni tenute da Alessandro Alfieri al Teatro Manzoni, su quella irripetibile stagione musicale.
Ospitiamo qui un articolo di Repubblica, di presentazione all’opera dell’enciclopedia Treccani, curata, per la voce Beatles, dall’indimenticabile Ernesto Assante.
Vi spiego perché i Beatles hanno cambiato il mondo
di Ernesto Assante
Esce per Treccani un’enciclopedia sulla musica del Novecento concepita dalla storica firma di Repubblica che ci ha lasciato un anno fa. Lo rileggiamo nella sua voce dedicata ai Fab Four
Non ci sono stati artisti musicali nel Novecento altrettanto influenti quanto i Beatles, non solo nel mondo delle sette note ma anche nella moda, nella comunicazione, nel costume, nell’arte. I Beatles sono stati la band che ha dato forma alla popular music come oggi la conosciamo. Con la loro musica e le loro idee hanno contribuito ad affermare stili di vita e di consumo che hanno coinvolto più generazioni, e sono stati tra i primi ad aver portato il concetto di arte nell’universo della musica di consumo. C’era un mondo prima dei Beatles, c’è stato un mondo dopo i Beatles: la loro arte ha cambiato la cultura contemporanea in maniera radicale, contribuendo, negli anni Sessanta, a portare i ‘giovani’ sul proscenio del mondo.

A porre le basi della band fu John Lennon che diede vita al suo primo gruppo, i Quarrymen, nel 1956, con John Lowe, Len Garry, Peter Shotton, Rod Davis e Colin Hanton. I Quarrymen suonavano skiffle, una versione ‘povera’ del rock’n’roll, e in pochi mesi passarono attraverso molti cambi di formazione. Nel 1957, alla band si unì Paul McCartney, che portò nel gruppo George Harrison. Dopo l’abbandono da parte dei compagni di scuola di Lennon, nel 1960, arrivarono prima Stu Sutcliffe al basso, e poi Pete Best alla batteria. Con questa formazione presero il nome di Beatles e iniziarono una stagione di concerti, culminati con alcuni ingaggi ad Amburgo. Tornati a Liverpool, senza Sutcliffe che aveva deciso di restare ad Amburgo, il loro successo crebbe esponenzialmente, sia per i concerti al Cavern Club, sia per il contributo del nuovo manager, Brian Epstein. Sostituito Best con Ringo Starr, dopo la prima sessione di registrazione agli studi della EMI di Abbey Road, la band prese la sua forma definitiva e realizzò il primo singolo, Love me do nell’ottobre del 1962. Ma fu con il singolo seguente, Please please me (1963) che i Beatles raggiunsero per la prima volta la vetta della classifica di vendite, un fenomeno di successo di massa che in brevissimo tempo, pochi mesi in tutto, venne definito come Beatlemania.

L’Inghilterra fu letteralmente travolta dall’avvento dei Beatles, ma con incredibile sagacia le istituzioni capirono che quell’ondata giovanile, colorata, allegra, che stava colpendo la ‘sonnolenta’ Inghilterra alla fine della sua era imperiale, era in realtà il modo di rimettere il Regno Unito al centro del mondo. La band era musicalmente originale, forte della straordinaria capacità creativa del duo Lennon/McCartney, della loro curiosità, della tendenza dei due, ma anche di Harrison e di Starr, di migliorarsi, scoprire nuove forme di espressione, arricchire il loro vocabolario musicale, muoversi nel solco della sperimentazione e dell’avanguardia, senza mai perdere di vista il pubblico, la godibilità, la capacita della popular music e del nascente rock di parlare a un pubblico di dimensioni globali.
Nel 1964, sull’onda del successo inglese ed europeo, i Beatles esordirono negli Stati Uniti, con alcune seguitissime apparizioni all’Ed Sullivan Show. La musica americana venne letteralmente travolta dalla Beatlemania. Se i primi album della band – Please please me, 1963, With the Beatles, 1963, A hard day’s night, 1964, Beatles for sale, 1964 – pagarono tributo alla musica degli Stati Uniti, in particolare al soul e al suono della Motown, l’originalità di Lennon e McCartney come compositori spinse via via la band fuori dai confini del Mersey beat degli esordi, alla ricerca di una musica che non fosse più unicamente intrattenimento, ma che potesse contenere una nuova dimensione artistica. I primi segnali di questa nuova attitudine del quartetto si ebbero con A hard day’s night, ma divennero ancora più chiari in Rubber soul e Help del 1965, quando la nuova musica di altri giovani autori inglesi e americani (Bob Dylan , gli Who , i Rolling Stones, solo per citare i principali) prese la forma e la dimensione culturale del rock.
Tra il 1965 e il 1966 album come Help!, Rubber soul e Revolver contribuirono a cambiare radicalmente il modo di pensare, ascoltare, produrre, realizzare, consumare la musica popolare occidentale.
Sulla spinta del crescente uso di sostanze stupefacenti e la conseguente idea di ‘allargare il campo della coscienza’, tra il 1966 e il 1968 si sviluppò una scena cosiddetta psichedelica, che vide i Beatles tra i protagonisti principali, soprattutto con la realizzazione di un album, Stg. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, nel 1967. Per i Beatles, che persero tragicamente la collaborazione determinante nella loro crescita del manager Brian Epstein, si aprì una fase completamente nuova, segnata da una forte ricerca spirituale, voluta principalmente da Harrison, che spinse la band ad andare in un ashram in India, a Rishikesh, per seguire gli insegnamenti del guru Maharishi Mahesh Yogi. Il risultato di questa fase di crescita personale di ognuno dei quattro fu The Beatles, doppio album uscito nel 1968 – più noto come il White album per la copertina completamente bianca . Nell’anno successivo, il 1969, iniziò il percorso che portò alla dissoluzione della band e nacquero i primi progetti solisti. Le tensioni, legate anche a motivi di gestione manageriale e di scelte produttive, non impedirono però alla band di continuare a produrre capolavori.
Il primo è il controverso Let it be, uscito nel 1970, ma in realtà registrato ben quindici mesi prima, e il leggendario Abbey Road. McCartney annunciò ufficialmente la fine del gruppo il 10 aprile del 1970 in un’intervista. Il seguito fu un crescendo di tensioni e cause legali. Dopo la morte di Lennon, l’8 dicembre del 1980, sarebbero passati altri quindici anni prima che i tre superstiti tornassero a lavorare insieme, nel 1995, realizzando le prime incisioni inedite dei Beatles dal 1969, lavorando su due brani composti da Lennon negli anni Settanta.
È difficile se non impossibile determinare quanto i Beatles siano stati e siano ancora influenti nella musica contemporanea. Il loro ruolo nel definire la popular music è essenziale e determinante, non c’è autore, ancora oggi, che non faccia riferimento alle loro composizioni, al loro lavoro in studio, al loro modo di suonare e cantare. E l’intera cultura occidentale deve qualcosa a loro, ai Favolosi Quattro, l’eco della loro arte risuona ancora fortissima ai quattro angoli del pianeta.
[Ernesto Assante, da la Repubblica del 21 maggio 2025]
L’opera
Enciclopedia della Musica Contemporanea, Treccani, Direzione scientifica Ernesto Assante e Sandro Cappelletto (4 volumi formato enciclopedico 800 pagine a volume). L’opera, edita dall’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani presieduto da Carlo Ossola e diretto da Massimo Bray, consta di circa 3000 lemmi e oltre 3000 immagini. Le voci, redatte da 344 autori, includono contributi monografici e tematici









