America

Il mondo, l’America e… l’Italia

image_print

di Tano Pirrone

Il riferimento è a questo articolo di Sergio Benvenuto da Le parole e le cose del 13.04.2025, ripreso da Ponzaracconta

Niente da dire sullo sviluppo logico del tema, confortato da numerosi esempi calzanti. Il problema è che il posizionamento di chi scrive parte da un assunto ideologico e trova tutti gli elementi necessari a dimostrare la propria tesi. Fatto comune nel mondo ordinario e da tempo ormai stilema indiscusso nel mondo dell’informazione.
In tutto il mondo c’è una spinta fortissima a creare sistemi di governo con capacità di controllo delle basi sociali e produttive su cui si fondano. La variazioni sono limitate alla specificità storica, economica, sociale e politica del sistema in cui sono inseriti i protagonisti politici, economici e sociali.
Perché?
Perché i sistemi democratici non hanno applicato la legge numero uno di ogni sistema: affidarsi ad una costante, sincera, efficace, documentata revisione al fine di adeguarsi per tempo ad ogni ineluttabile cambiamento.
L’assunto democratico consiste in elezioni, rappresentanza, alternanza. Ma nei brevi tempi in cui si governa (le scadenze elettorali sono sempre e dovunque a breve scadenza e spesso, come negli Usa, sono previste elezioni di medio termine riguardanti gli organi elettivi democratici) non è possibile impostare programmi di lunga scadenza, teorizzare strategie ed avviarle; si governa quasi giorno per giorno, prediligendo iniziative eclatanti e di risultato immediato, piuttosto che l’avvio di programmi a lunga scadenza con sistemi di controllo e governo atti a modifiche sostanziali in relazione a fabbisogni emergenti.
Aggiungerei che le “sinistre” che hanno governato non hanno fornito risultati positivi: le reazioni erano prevedibili. Per esempio: l’Europa è bloccata da tempo con sistemi di governo improponibili (come il voto unanime sulle iniziative più importanti e strategiche). Questo, con altri elementi storici – il predominio, ad esempio, dell’asse franco-tedesco, che è stato il sistema che ha prodotto tutte le guerre nei tempi moderni, e non solo – ha favorito il predominio della burocrazia sulla politica e l’interesse della classe dominante su altri temi, in cui la primazia degli interessi dominanti avrebbero potuto essere minacciati.

Quello che succede oggi nel mondo è un enorme, globale terremoto tettonico, in cui i massimi sistemi, per sopravvivere devono trovare nuovi assetti: consolidamento ed espansione dei propri mercati, aree d’influenza, messa a punto di sistemi di controllo e indirizzamento che tengano conto delle moderne tecniche (come per esempio l’A.I, o meglio I.A.).
Prendere la Meloni ed eleggerla a pericolo pubblico numero 1 è esattamente la scelta limitata cieca sterile che non andrebbe fatta. O meglio va fatta ma sul piano politico, in modo convincente e realistico – propositivo – che tenga cioè conto della situazione politica globale così come in breve citata.

Ma i personaggi sono inadeguati: dal peronismo contiano a cinque stelle nane, al cortile mediatico della segretaria PD e alla struttura sociale collegata a questo partito, ad un centro insignificante, oggi c’è una capacità della destra italiana di governare (non do giudizi di merito, che non vuole essere questo l’ambito) che sarà ulteriormente confermata dall’elezione alla presidenza della Repubblica di un (una signora?) personaggio che verrà riconosciuto adeguato e che servirà da moderatore, permettendo a questo centro destra laico di continuare una marcia per parecchie legislature, marcando, così ulteriormente la species socio-culturale della nostra Italia, donna di provincia e di bordello.

Nota
Immagine di copertina di Mauro Biani, dal web

To Top