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Mussolini a Ponza, di Antonio Scurati (2)

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segnalato dalla Redazione da la Repubblica

Per la recensione di Corrado Augias, pubblicata ieri, leggi qui

 

L’anticipazione
Ponza, lo stupore del tiranno caduto sull’isola prigione
di Antonio Scurati

Benito Mussolini Isola di Ponza 28-29 luglio 1943
Il racconto del giorno in cui il capo del fascismo si trasformò in confinato

«Non voglio scendere, non voglio scendere, non voglio scendere». Corre voce che si sia afferrato al passamano della scaletta di bordo recalcitrando come un bambino. Lo racconteranno per il resto della vita i marinai del faro, giurando e spergiurando nelle bettole di chissà quale angiporto. Una cosa è certa: il prigioniero ha preso terra con l’abito stazzonato che aveva indosso al momento della cattura, un cappello calato sugli occhi e nemmeno un miserabile fagotto sottobraccio.

Il bagaglio dell’asceta, del saggio o, più verosimilmente, dell’uomo che, dopo averlo a lungo invocato, è stato sorpreso dal destino. La corvetta Persefone C40 della regia marina ha dato fondo alle ancore a largo dell’isola di Ponza, in prossimità della frazione di Santa Maria, poco dopo le nove del mattino.
Due ore più tardi, dal barcarizzo sulla fiancata rivolta a ponente è disceso Benito Mussolini. Il dittatore deposto non ha manifestato alcun moto evidente di ribellione, di fastidio o di sdegno. Traghettato sulla spiaggia da sei carabinieri, è apparso inerte, rassegnato, anziano.
Prima di essere avviato verso una casa verdastra a due piani, discosta dal paese, attorniata da pescherecci in disarmo, ha dato un unico, residuo segno di interesse alla vita: si è soffermato qualche istante a contemplare il mare verso Ventotene.

Il detenuto ai carcerieri ha confessato la stanchezza, l’unico desiderio di un letto per giacere. È stato, però, condotto in una stanzetta squallida, quattro mura divorate dalle muffe del salmastro, arredate soltanto con un tavolaccio da osteria, una sedia dall’impagliatura strappata e una rete senza materasso. Nemmeno allora ha protestato. Ha provato per qualche secondo a stendersi sulla rete nuda poggiando la testa sulla giacca avvoltolata a mo’ di cuscino, poi ha prevalso in lui lo struggente desiderio di aria, di luce, persino più forte del disgusto di sé provato dal vecchio predatore ingabbiato.
E, così, quando il Duce del fascismo riappare sul poggiolo della casa nota a Ponza come Villa del ras Maui per aver alloggiato un notabile abissino prigioniero del regime, trova tutto il paese a spiarlo. I balconi e le finestre di quell’antico borgo di pescatori, e ancora più antico luogo di detenzione, sono gremiti di donne e di uomini armati di binocoli.
L’arrivo sensazionale del prigioniero illustre ha trasformato il sonnecchiare meridiano della residenza marina in stadio, teatro, campo di battaglia perlustrato con il cannocchiale dall’alto di un colle. Ancora una volta, forse l’ultima, Mussolini è visto ma non vede. Lo accecano il sole mediterraneo riflesso sul mare pontino e l’ipermetropia del dittatore.

Se potesse, però, alzare anche lui un cannocchiale sull’orizzonte, riconoscerebbe i volti di non pochi degli uomini che lo scrutano sbalorditi. A Ponza, infatti, oltre a centinaia di internati politici balcanici, sono segregati da anni numerosi oppositori del regime fascista. Tra questi si trovano ufficiali pluridecorati che attentarono alla vita del tiranno ai tempi della conquista del potere e vecchi compagni con cui divise la lotta, la cella, il battesimo dei figli negli anni ancora più lontani degli ideali socialisti. Ce li ha spediti lui al confino su quella roccia tufacea sperduta nel Tirreno.
Adesso, però, il confinato è lui. Lui è il quasi defunto di cui ancora il mondo non annuncia il decesso.

Suo, adesso, il crucifige. Ancora e sempre suo è il centro della scena nello spettacolare, furibondo, sanguinario e, a conti fatti, inutile dramma del fascismo.
Eppure, per quanto gigantesca sia l’ombra che il Duce precipitato getta sulla tragedia di tre continenti, le sue vittime di ieri, i suoi compagni di cella di oggi, i suoi carnefici di domani vedono soltanto un uomo in maniche di camicia che si asciuga nervosamente la fronte con un fazzoletto lercio. Ma, dopo tutto, cos’era questo fascismo? Questa idea che avrebbe dovuto forgiare il secolo e si è invece dissolta nel giro di ventiquattro ore?

 

E ancora…
Su OnePodcast Scurati ripercorre il tramonto del Ventennio
A partire dall’uscita del libro e fino alla fine del mese di aprile, Antonio Scurati rievoca l’ultimo periodo della vicenda di Benito Mussolini in sette episodi realizzati con OnePodcast, ripercorrendo i momenti salienti del suo nuovo romanzo: M La fine e il principio.
L’episodio finale con il racconto della fine del duce sarà in onda nell’ottantesimo anniversario della morte, dal 28 aprile


La Repubblica 06.04.2025. Mussolini Augias. Scurati.pdf

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