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La cosa più stupefacente è lo stupore della maggior parte dei commentatori, rispetto alla situazione che si è evidenziata nelle ultime settimane e i più sorpresi sono, mi pare, gli aderenti al sedicente fronte progressista: sedicente perché stanno strillando da tre settimane sulla vicenda Almasri, dimenticandosi che, al suo posto, ce l’hanno messo e mantenuto dei governi “di sinistra”, non la Meloni, che si è limitata a tenerlo lì.
Almasri, con la sua violenza plateale e insopportabile, è l’emblema di ciò che i “progressisti” hanno fatto e hanno lasciato accadere finora.
Dunque, perché stupirsi di ciò che accade?
Il vecchio Karl Marx, nella sua opera più celebre – Il Capitale, del 1867, archiviata un po’ frettolosamente – sosteneva che il capitalismo maturo ha bisogno della guerra per contrastare la tendenza alla “caduta tendenziale del saggio di profitto”: la guerra distrugge ricchezza, creando i presupposti per crearne di nuova e, con essa, nuovo profitto.
Inoltre, i “mezzi di produzione” della guerra, cioè le armi, vengono prodotti attingendo alla spesa pubblica, ma generando, però, profitti privati: di fatto, un drenaggio di risorse finanziarie pubbliche, a favore dei produttori di armi.
Insomma, radi al suolo tutta la striscia di Gaza, consumi un bel po’ di armi, poi mandi via la gente e realizzi la Nuova Riviera del Medio Oriente.
Poi, se sei bravo, riesci anche a fartela finanziare, con la scusa della ricostruzione.
Per pura casualità, il ministro Crosetto e il presidente Draghi sostengono si debba riservare almeno il 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL) agli armamenti, che sono diventati un settore strategico anche per l’Unione Europea: che, paradossalmente, era nata per evitare le guerre.
In Italia, intanto, oggi spendiamo in ricerca scientifica meno dello 0,5% del PIL.
E quindi?
L’umanità è presente sulla terra da svariati milioni di anni, ma solo un’ottantina di secoli fa ha raggiunto il livello evolutivo dell’agricoltura e, quindi, della cultura; e sono solo settantasette anni che è stato compiuto il passo ulteriore, quello della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1).
Coscienza dei diritti e dei doveri, un fatto travolgente: eppure questa condizione, in realtà, riguarda ancora solo una piccola parte dell’umanità, meno del 15%, probabilmente.
Il resto sta ancora aspettando: come diceva, autoironico, Valentino Parlato: “Abbiamo cominciato nel 1789, e non abbiamo ancora finito…”
“Liberté, égalité, fraternité.. ”
Trump, Musk e tutti i loro alleati stanno, banalmente, mettendo in discussione i principi sui quali il mondo si è evoluto negli ultimi tre secoli: le guerre di indipendenza, l’abolizione della schiavitù, il diritto all’aborto, l’abolizione della pena di morte, la protezione dell’ambiente, il rispetto dei diritti umani, il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Il tutto attraverso il meccanismo collaudato dell’influenza del voto popolare, in chiave presidenziale e populista: non a caso, infatti, le democrazie europee sono nate, e si sono consolidate, solo adottando modalità di espressione della volontà popolare del tutto diversi dall’appello di Ponzio Pilato, sull’alternativa tra Gesù e Barabba.
L’ 82,5 % dei tedeschi si è recato alle urne ieri arginando, di fatto, l’avanzata di un partito neonazista, sostenuto da Elon Musk e dalla nuova leadership americana: la stragrande maggioranza della gente è costituita da persone civili.
La democrazia, ché di questo si tratta, si difende con più democrazia e più partecipazione.
Saito Kohei, il filosofo giapponese autore de “Il Capitale nell’antropocene”, edito da Einaudi lo scorso anno, pone, emblematicamente, il tema della mancanza di utopie, di visioni di lungo periodo.
Lo scorso ottobre, in un’intervista ha dichiarato:
“Il punto non è che non ci siano politiche concrete, che certamente non ci sono, ma che ci manchi anche solo l’immaginazione per proporre qualcosa di radicale, ed è per questo che ho iniziato a scrivere questo libro. Penso che in termini di finanziarizzazione, di tecno-feudalesimo, di cambiamento climatico, la sinistra semplicemente non stia offrendo alternative, e questa situazione deve cambiare”.
La maggior parte delle persone si accorge delle ingiustizie, quando accadono: ma troppe persone si voltano dall’altra parte.
Non c’è da disperarsi, ma il tema della cittadinanza attiva sarà cruciale nel prossimo periodo e ognuno deve fare la sua parte: perché la forza dei prepotenti è sempre, soprattutto, nel silenzio e l’indolenza delle persone perbene.
Ovunque, anche a Ponza.
Note
Immagine di copertina: Paul Campbell//Getty Images
(1) – La Dichiarazione universale dei diritti umani, anche nota come Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è un documento sui diritti della persona, adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 219077A. La sua sigla in inglese è UDHR (Universal Declaration of Human Rights).
Eleanor Roosevelt presenta la Dichiarazione universale dei diritti umani









