Editoriale

Epicrisi 443. Tra emergenza migranti e crisi climatica, passando per Ponza

di Enzo Di Fazio

 

Come dare un senso alle cose che scriviamo/proponiamo che di primo acchito sembrano così lontane dai problemi isolani, oltre che scollegate le une dalle altre?
Articoli sull’uso del linguaggio, sull’elogio delle parole, sulle lezioni di politica appaiono come sfoggio di cultura o preziosismo di pensiero e sembrano avulse dalla realtà di un microcosmo come Ponza.  Eppure un senso e un legame ce l’hanno.

Partiamo dal problema dell’immigrazione che forse è quello che riusciamo a percepire meglio per aver avuto antenati che hanno vissuto e patito le privazioni e i disagi propri dei migranti.
Oggi quello dell’immigrazione o dell’emigrazione, secondo il punto di vista da dove viene considerato, è un problema epocale legato ad un altro, quello climatico, a cui non sempre viene associato.

Qualche giorno fa è venuto a Formia Mario Tozzi, il noto geologo e divulgatore scientifico, per parlare, all’interno di un evento programmato dalla rassegna letteraria Libri sulla cresta dell’onda, di clima e di cambiamenti climatici.
Nell’occasione si è accennato alla Nature Restoration Law (1), la legge per il ripristino della natura approvata dal Parlamento europeo ma fortemente osteggiata tant’è che è passata con solo 30 voti di scarto (330 voti favorevoli e 300 contrari tra cui gli italiani). Eppure, il tema della protezione dell’ambiente dovrebbe trovare tutti d’accordo.

La legge adottata dall’Unione Europea – ha spiegato Tozzi – consiste nel fissare delle regole per ristorare, risanare i sistemi naturali che si sono degradati. Il danno provocato ammonta a circa l’80% e questo provvedimento dice che entro il 2040 dobbiamo cercare di ripararne il 20%, poi entro il 2050 il 40 per arrivare successivamente al 60. Chiunque sano di mente capisce che se c’è più natura stiamo tutti più tranquilli, visto che recuperiamo qualcosa che ci difende, che difende la salute e l’aria che respiriamo, con il vantaggio di avere cibi ed acqua più puliti.
Come giustificare allora tante opposizioni? C’è la diffusa paura che certi limiti si traducano in vincoli per le attività produttive, limiti alle colture intensive, all’uso di pesticidi, alle occupazioni del suolo, tutti limiti che hanno un valore economico. Porre argini a tali schemi di economia è considerata una minaccia, soprattutto per gli agricoltori italiani.
Ma il processo è irreversibile. La transizione ecologica, energetica, sostenibile, come dir si voglia, non è evitabile, O la si governa con provvedimenti del tipo la Nature Restoration Law  o le conseguenze del degrado ci travolgeranno.

Interessa questo discorso Ponza? Certo che sì. Per stimolare la cultura del recupero di zone incolte, di vigneti utilizzando compost di qualità prodotto sull’isola, dal riciclaggio dei rifiuti, come, per esempio, suggerisce Guido Del Gizzo nel suo articolo Due conti facili facili.

 

Tozzi ha parlato anche di migrazioni ricordando il disastro accaduto in Libia. Al cambiamento climatico è legato fortemente il fenomeno delle migrazioni. In Libia è successo quello che è successo perché in 24 ore sono caduti 420 mm di pioggia, quando – per avere un termine di paragone – in tutto l’anno ne cadono 250.
Il resto lo fanno gli errori commessi dagli uomini come costruire lungo i fiumi e con materiali poveri.
La pagheranno molto quelli che hanno di meno, che hanno pianificato peggio, come accade per i terremoti. Se costruisci male la casa ti crolla in testa (Giuseppe Mazzella di Rurillo non si stanca mai di mettere in fila gli errori commessi a Ischia e le difficoltà di porvi rimedio)



Una causa degli spostamenti biblici cui assistiamo è certamente il cambiamento climatico. Con il deserto che avanza man mano c’è sempre meno da coltivare. Questo significa che se domani, come prevedono gli studi, ci saranno 240 milioni di migranti, tolti un 30% di natura politica, gli altri sono tutti migranti del clima che cambia. Due sono le strade: o restano lì e muoiano o vanno altrove.



Si dice, per portare una soluzione al problema, di volerli aiutare in casa loro.
Ebbene, per farlo i paesi sviluppati dovrebbero destinare a quelle regioni una parte dei propri prodotto interno lordo (pil).
Dal 2000 nei programmi di cooperazione internazionale sui rischi naturali solo la Danimarca e forse la Svezia hanno riservato a questo scopo, per un paio d’anni, una parte del pil nella misura dello zero, zero, zero virgola.
Lo suggeriscono anche Piero Fassino e Giorgio Gori nell’articolo Migranti, la strada dell’accoglienza, assieme ad altre iniziative che non sono il pugno di ferro, i blocchi navali, i rimpatri utilizzando soggiorni forzati fino a 18 mesi, peraltro in strutture che non si differenziano molto dai campi di concentramento, tutte misure che si sono rilevate prive di efficacia.
I paesi occidentali, per tutta l’anidride carbonica emessa dall’era industriale in avanti e per tutti i danni che hanno provocato, sono debitori nei confronti del resto del mondo e questo oggi non può essere dimenticato.

C’entra la crisi climatica con Ponza?
Certo che sì. Sull’isola forse non ci si rende conto. È il forestiero Del Gizzo, con l’articolo La teoria del caos e i marinai a parlare della situazione involutiva che vive l’isola. E’ vero, coltiva un suo interesse, quello legato alla realizzazione di un porto a Cala dell’Acqua, ma pone anche tutta una serie di problemi cercando di stimolare ragionamenti guardando al futuro.

Tornando all’emergenza migranti, spesso si parte perché restare vorrebbe dire morire. Si parte perché spinti da un minimo di speranza. Ce lo dicono le immagini che continuamente i media ci propongono, le storie che ci raccontano giornalisti non allineati come Massimo Ammaniti, con la commovente vicenda di Pollicino, il bambino di tre anni arrivato a Lampedusa, grazie all’aiuto di un ragazzo, peraltro minorenne, incontrato nel deserto. O come ci racconta il cinema di Matteo Garrone con Io, Capitano, un film che scuote chi vive nella pigrizia del privilegio spingendolo verso un tentativo di recupero dall’indifferenza.

A volte ci chiediamo cosa possiamo fare noi di fronte ad un problema così grosso. Parlarne, intanto. Discuterne con le persone, soprattutto con quelle ostili all’accoglienza, con chi persegue il mito della difesa della razza. Ricordare come farebbe il Paese ad andare avanti senza i migranti visto il loro apporto in termine di PIL pari al 9% e…  magari non insegnare al cane che ci fa compagnia di diventare razzista come il Cane bianco di Roman Gary

Da quanto esposto si intuisce come sia complicato affrontare il problema migratorio e come siano diverse le implicazioni che ne possono discendere a seconda l’angolazione politica o umana da cui si affronta. Dipende molto dal modo in cui se ne parla. Qui ha un ruolo importante il linguaggio, che dovrebbe essere semplice ma allo stesso tempo fatto delle parole giuste che non devono scartare le parole scomode per un modo consuetudinario di una certa politica di accondiscendenza al volere popolare. Illuminante al riguardo l’articolo di Concita De Gregorio Parlare semplice e chiaro. Se hai un lessico di trecento parole sei semplice, ma sei povero. Se ne hai uno di trentamila e ne usi trecento sei ricco, talvolta saggio dice Concita

E sempre di linguaggio si parla quando assistiamo alla dissertazione sulla differenza tra normalità e anormalità e tutto ciò che può essere classificato nell’una o nell’altra categoria portando a stigmatizzare le diversità socio-culturali per considerarle anomalie e non ricchezza
Oggi la politica fa grande uso della manipolazione delle parole per non dire la verità.
Rosa Luxemburg diceva che chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario. In un’epoca come la nostra, quando la democrazia vacilla e la sfera pubblica deve contenere i canali labirintici dei social, l’uso delle parole può produrre trasformazioni drastiche della realtà. Attraverso il linguaggio si esercita il potere della manipolazione e della mistificazione. Perciò le parole devono tornare ad aderire alle cose. (da una recensione del libro La nuova manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio)

A domanda precisa risposta evasiva. E viceversa. La dissertazione di Franco su un fatto che mortifica la nostra comunità isolana dimostra come si possano trovare parole che giustificano, condannano, accomodano, giudicano senza che la verità venga palesata.

E Ponza con le sue vicende? Dov’è Ponza tra gli articoli della settimana?
Beh, se in occasione di un consiglio comunale importante è assente l’opposizione e, pare, anche il pubblico, evidentemente non c’è molto da raccontare.
Forse lo dice meglio Franco con le sue riflessioni in Pizzenfierne a settembre.
Qualche notizia e anche qualche buona intenzione, come il gemellaggio con Procida, la rievocazione delle imprese di Piccard e del batiscafo Trieste, la tutela e l’attenzione verso alcuni siti marini,  la recuperiamo dai giornali.

Da ricordare due notizie tristi, la scomparsa di Gioacchino Gargiulo e di Silverio Verbini, ai cui familiari vanno le mie condoglianze, ed una che onora le comunità di Ponza e di Campo nell’Elba: la cittadinanza onoraria conferita all’ammiraglio Vitiello

Complimenti a Ventotene per tutto quello che, nei suoi limiti geografici, riesce a fare rivolta al mondo, dal Film Festival alla notte dei ricercatori passando per l’inaugurazione del Memoriale dedicato al confino politico per ricordare i 2300 confinati passati per l’isola

“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere” ha lasciato scritto José Saramago (2)

Buona domenica a tutti

 

 

 

note:
(1) Per un approfondimento sulla Nature Restoration Law rimando il lettore all’articolo Il Parlamento europeo ha approvato la Nature Restoration Law pubblicato da blog.3Bee l’11 luglio 2023

(2) José Saramago (1922-2010) è stato uno scrittore portoghese

Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato che riceve una tiepida accoglienza. Sono gli anni bui della dittatura di Salazar: Saramago subisce costantemente la censura del regime sui suoi scritti giornalistici ed è tenuto sotto controllo dalla Pide, la polizia politica salazariana, a cui riesce sempre a sfuggire, anche quando – nel 1959 – si iscrive al Partito comunista portoghese, allora clandestino….
Nel 1998 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura, riconoscimento che suscitò molte polemiche nel mondo cattolico per le sue ben note posizioni antireligiose (da una recensione di Feltrinelli Editore)

 

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