Musica

Musiksofia. Alfieri parla delle Boy Band

Video da YouTube; trasposizione condensata di Sandro Russo della presentazione di Alessandro Alfieri del 26 aprile 2023

 

Le Boy Band sono protagoniste del nuovo appuntamento di Musiksofia, filosofia e popular music, il ciclo di incontri condotto da Alessandro Alfieri al Teatro Manzoni (*) di Roma. Quello cui il video si riferisce è del mercoledì 26 aprile 2023.

Dopo gli incontri del ciclo Rocksofia dedicati all’interpretazione filosofica delle grandi icone della musica rock – Elvis Presley, Beatles, Queen, Nirvana – con Musiksofia Alessandro Alfieri propone altri tre appuntamenti che, attraverso l’ascolto di brani e la visione di videoclip musicali e immagini, evidenziano la complessità che si cela tanto nei prodotti dell’entertainment quanto nei movimenti contro-culturali.
Analizzandone le dinamiche espressive, i paradossi concettuali, gli stili e le specificità estetiche, i prodotti della musica pop e rock si dimostrano dei riferimenti imprescindibili per comprendere la società, la storia e la cultura della contemporaneità. Dai Take That ai Backstreet Boys, dalle Spice Girls fino ad arrivare oggi al K-Pop.

Il mito delle Boy Band ha ridefinito il consumo musicale da parte degli adolescenti nel cuore degli anni ’90. Fenomeno tipicamente anglosassone, hanno rinnovato la dimensione performativa della musica pop, in una visione iperplastificata dello spettacolo in nome dell’assoluto disimpegno.

“L’approccio di questo nuovo ciclo – spiega Alessandro Alfieri – vuole essere tanto trasversale quanto provocatorio. Trasversale, perché tocca fenomeni non solo lontani ma persino opposti per molti aspetti, come il rock estremo del punk da una parte e la musica pop ed elettronica dall’altra. Provocatorio, e direi quasi “blasfemo”, perché affiancare nello stesso percorso Sid Vicious, i Take That e i Radiohead è la sfida filosofica di questi tre incontri!”.

(*)  Dirette da Alessandro Vaccari, Scrittori in Scena e Manzoni Idee, da un’idea di Carlo Alighiero, sono le proposte culturali del Teatro Manzoni di Roma, storico teatro del quartiere Prati, nuovo punto di riferimento per i lettori e gli autori.

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N.B.
I video musicali che non hanno trovato spazio in questa presentazione sintetica sono riportati in ritaglio immagine in fondo, prima delle Note. Volendo, si possono copiare per richiamarli su YouTube (ndr).

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Penultimo appuntamento del ciclo breve che ha visto la presentazione del fenomeno punk (in due puntate: leggi e ascolta qui e qui), e includerà ancora “la musica elettronica e i futuri post-umani” [vedi locandina in Note (2)].

Note sintetiche sulla presentazione di Alessandro Alfieri, a cura di Sandro Russo
Una precisazione va fatta a proposito del titolo: Boy Band. Non utilizziamo per questo genere
il termine di musica rock, ma quello di “pop”.  Anche se molti sottogeneri confluiscono nel grande calderone della popular music . Essa include il jazz, il blues, la musica popolare, addirittura le musiche regionali; tra le altre, anche il rock e il “pop”;  ma “popular music” e “pop” non sono sinonimi.
P
er dirla con uno storico della musica come Gianni Sibilla (1): ” il pop è popular music, ma la popular music non è necessariamente musica pop”.
Per capirci meglio, il pop nasce intorno agli anni ’80 con personaggi come Madonna e Michael Jackson e, pur se con diverse commistioni con il rock, se ne differenzia per alcune caratteristiche:
– fa un ampio uso di strumentazioni sintetiche (tastiere, campionamenti, suoni digitali);
– non prevede virtuosismi strumentali (scordatevi gli scatenati assoli di chitarra o di batteria!);
– il canto è sempre un “bel canto” e c’è un’importante componente coreografica: i performer sono solo solo cantanti, ma anche (soprattutto) abili ballerini; la resa “visiva” globale è accattivante.
Alla fin fine l’elemento musicale è quello meno importante, e il prodotto, sia nella genesi che nella costruzione, è fortemente orientato in base al marketing

Tre gruppi molto diversi, con qualcosa in comune: da sinistra i Jackson Five agli inizi, da cui si isolerà successivamente Michael Jackson; gli Osmond’s, anch’essi su base familiare (e a sfondo clericale) e i Beatles (spiegazioni ulteriori nel video al tempo 24’50”) 

La genesi per così dire “socio-culturale” delle Boy Bond – che nasce negli ’80, si afferma negli anni ’90 e traghetta il gusto musicale verso i 2000 – è una reazione indiretta (o opposizione sotterranea, non completamente compresa all’inizio) al fenomeno Nirvana e al suo tragico epilogo (la morte di Curt Kobain). Per questi aspetti è assimilabile al punk, di cui non ha le punte della trasgressione mentre ne condivide la caratteristica di prodotto creato artificiosamente; mentre di parte del punk mantiene il disimpegno.
Si parlato al riguardo (da parte di Mark Fisher – (3) di “poppismo”, semplificazione di “relativismo edonico disattivo”; in altre parole guilty pleasure, o piacere colpevole, cioè il disporsi alla visione e all’ascolto senza porsi problemi: “ci piace perché ci piace”, ovvero: “It’s only rock’nd roll, but I like it” che a ben guardare ha le sue radici in un verso di Smell like a Spirit dei Nirvana, che fa: Here we are, now entertain us (…Siamo qui, ora divertici).
Siamo al disimpegno più totale ben stigmatizzato peraltro dalla critica (musicale e non: Fisher, Paul Morley fino a Theodor Adorno) che hanno fatto notare come l’istupidimento di massa sia sempre funzionale al potere..

Altre notazioni sociologiche si possono fare a proposito delle Boy Band. Che all’inizio erano interrazziali; al passaggio tra gli anni ’80 e i ’90 divennero rigorosamente bianche. Si inserisce qui il discorso sulla blackness (nel video al tempo 27′ 30″), ‘negritudine’ o ‘orgoglio nero’, portato avanti dalla cultura afro-americana. Al tempo i gruppi erano prevalentemente composti da neri, e con una certa connotazione “omo-erotica”, anche se non troppo esibita. Ma erano i tempi  dell’AIDS e i manager più furbi cavalcarono la richiesta del pubblico di non dover pensare a cose brutte mentre ascoltava musica, e procedettero al viraggio:
Altro aspetto è l’anima latina delle Boy Band (nel video al tempo 35′ 30″) di cui furono espressione i Menudo, noti anche in italia per una loro partecipazione a Sanremo e la collaborazione con musicisti italiani. D’altra parte l’anima latina che gli americani gradiscono sono i Caraibi, e soprattutto Portorico, caso particolare di territorio americano fuori dagli States, senza diritto al voto; possibile problema geo-politico prossimo venturo – semmai ne avessimo bisogno – tra il desiderio di annessione agli Stati Uniti come stato federato a tutti gli effetti e le spinte indipendentiste (sostenute da Cuba).

Entriamo negli anni ’90 con due gruppi di rilievo: i New Kids on the block (i nuovi ragazzi del muretto) (4) e i Thake That (5).
Quest’ultimo gruppo, forse il più noto in Italia e nel mondo, Alessandro fa ascoltare un video di successo: Back for Good:

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Rimandando al video con la presentazione completa, si citano ancora qui due fenomeni di rilievo: le Spice Girls (6) e il gruppo K-pop (K sta per Korea, Corea del Sud) BTS.
Interessante notare qui, che questo gruppo sconosciuto ai più (della nostra generazione) ma ben noto e seguito dai più giovani è stato proposto sul sito dal Luciana Figini che come insegnante d’inglese è a più diretto contatto con le nuove generazioni e ne è stata influenzata; guardacaso ha proposto la stesso pezzo che ha mostrato anche Alfieri nella sua presentazione: Butter; ma ascolta anche un brano di J-Hope, uno dei componenti dei BTS. Si rimanda ai due articoli di Luciana Figini per notizie più particolareggiate sul gruppo.

Conclude Alfieri la lunga carrellata sul fenomeno delle Boy Band, molto sintetizzata in questo scritto – con considerazioni sullo spostamento dei consumi musicali e delle nuove tendenze verso Oriente, cosa impensabile appena un decennio fa, con la possibilità che addirittura la lingua inglese venga sostituita con il coreano, non appena i membri del gruppo torneranno in attività, dopo aver espletato il servizio militare.

Link a YouTube dei video presentati (cliccare per ingrandire)

Note

(1) – Il libro di Gianni Sibilla; Bompiani, 2003

(2) – Il prossimo appuntamento con Alessandro Alfieri è il 22 maggio:

(3) – Mark Fisher  – Vedi in nota 5  di Nirvana.2

(4) – I New Kids on the Block sono un gruppo musicale statunitense che ha iniziato la propria carriera come boy band nel 1984 e tuttora in attività (dopo uno scioglimento durato dal 1995 al 2007).
Il gruppo, se si esclude l’album del ritorno, ha venduto più di 80 milioni di dischi in tutto il mondo. Il gruppo venne creato sul modello della boy band portoricana dei Menudo in una forma più adatta al mercato internazionale occidentale; furono quindi parte della serie di band che hanno spopolato in tutto il mondo negli anni novanta, come per esempio i successivi Take That e i Backstreet Boys (da Wikipedia, ibidem).

(5) – I Take That sono un gruppo musicale pop britannico formato da cinque componenti: Gary Barlow, Robbie Williams, Howard Donald, Mark Owen e Jason Orange. Sono considerati una delle boy band di maggior successo della storia della musica e da molti sono considerati come la miglior boy band di sempre. Formatosi nel 1990 a Manchester, il gruppo ha riscosso un ampio successo commerciale nei primi anni novanta. Anticipato dall’uscita dal gruppo di Robbie Williams, uno dei componenti, il complesso si è sciolto nel 1996 (da Wikipedia, ibidem). Successive reunion, con uscite e rientri di membri del gruppo negli anni successivi.

(6) – Le Spice Girls sono una girl band britannica formatasi nel 1994 a Londra. Il gruppo ha ottenuto un grande successo commerciale, discografico e non, durante la seconda metà degli anni Novanta, tale da segnare l’immaginario collettivo. Si tratta del gruppo femminile di maggior successo di tutti i tempi, con oltre 100 milioni di dischi venduti (da Wikipedia, ibidem).

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