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Gli anni ’70 – ’80. Il tempo dei Queen (seconda parte)

trascrizione a cura di Sandro Russo della presentazione di Alessandro Alfieri al Teatro Manzoni del 18 febbraio 2023

Per la prima parte, leggi qui

 

I Queen rappresentano una mediazione tra la perfezione tecnica del progressive Rock (cfr. nota (2) della prima parte) e la ricezione da parte del largo pubblico.
Emerge questa caratteristica da un libro interamente dedicato ai Queen di Marco Di Pasquale (1). I Queen erano tecnicamente bravissimi, tutti laureati, conoscitori della musica classica e della storia della musica, a differenza dei Beatles che all’inizio della loro carriera non sapevano leggere uno spartito (in seguito impararono). Ebbene, mettono questa tecnica raffinata al servizio della fruizione di massa, pur mantenendosi innovatori e originali. E non hanno un pubblico particolare: il loro pubblico è il mondo, e non hanno mai smesso di essere ascoltati. La più recente riaccensione di interesse nei loro confronti si è avuta del 2018, dopo il film-biopic Bohemian Rapsody (2).

Vero che i Queen non hanno mai fatto un rock politicamente impegnato (perfino i Beatles, ma non solo, affidavano ai loro testi messaggi di critica politica e sociale). Non i Queen. Loro fanno spettacolo per lo spettacolo. Eppure hanno fatto più loro per l’affermazione dei diritti civili che molte altre band che avevano questo preciso obiettivo.

Con 200 milioni di copie vendute nel mondo (in questo secondi solo ai Beatles), ma molto più longevi sotto l’aspetto dei concerti e dell’attività live, tra cui platee sconfinate alle loro performance in tutto il mondo, in particolare in sud-America.

Passati alla storia la loro partecipazione a Live Aid (3) dell’85 e al concerto di Wembley ’86.
Queen – We Will Rock You (Live at Wembley 11.07.1986)

LINK A YOUTUBE:  https://youtu.be/FtyZSWJkFXU

Freddie Mercury  conserva nella sua villa un ritratto di Marlene Dietrich, la diva del cinema muto tedesco. Sguardo glaciale e mani appoggiate sul mento, è l’emblema di una perfezione lineare. Freddie si mette nella stessa posa per la copertina di “Queen II” e nell’iconico primo frame del video di “Bohemian Rhapsody”.

Per i Queen quindi, viene prima di tutto lo spettacolo – The show must go on (4) qui nel sito – anche se poi la vita e la morte si impongono con la loro forza.

Come per l’altra volta (dei Beatles, cfr. – ndr) anche qui cercheremo di orientare la trattazione secondo tre parole chiave, che sono nello specifico:
– Identità
– Fantasmagoria
– Amore

Pur senza farne la propria bandiera, di fatto i Queen – soprattutto attraverso l’identità ‘fluida’ del loro frontman – sconvolgono gli schemi identitari classici, fortemente radicati oltre che nella società, nella scena rock (basti pensare ai sottogeneri  del Metal e dell’hard rock). Il tutto amalgamato in un “pastiche” che fonde il trionfalismo iper-estetizzante, il kitch, la nostalgia-citazioni di epoche lontane (inclusi i richiami alla pittura “preraffaellita”).


Con il video di Bohemian Rapsody dei Queen (già presente sul sito, comunque riproposto qui sotto) nascono l’arte e l’estetica del videoclip musicale (anche se non si trattò del primo videoclip della storia, in senso stretto).
Proprio oggi (il 18 gennaio 2023 – ndr) giunge notizia della morte di Bruce Growers (a Santa Monica, in California, a 82 anni), che di quel video fu l’ideatore e il regista. Un altro tentativo, condotto attraverso il medium visuale (insieme alla musica), di sfidare la torre d’avorio del rock sofisticato del tempo. Nel video c’è tutto il mondo dei Queen (e molto dell’immaginario degli anni ’70-’80). Viene riaffermato il principio dell’art pour l’art, mito portante del ’900 con i suoi correlati di ‘estetismo’ e ‘decadentismo’; la subordinazione della vita allo spettacolo (anche declinato come “fare della propria vita un spettacolo, un’opera d’arte”): unico mezzo per obliare le brutture della vita e della storia (incluse povertà, guerra, invecchiamento e malattie); raccogliere nello scrigno fatato della perfezione artistica quel che non si può contrastare in altro modo.

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YouTube player

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Note
(a cura di Sandro Russo)

(1) – Queen in Rocks, libro-saggio di Marco De Pasquale; 2018 Arcana Ed.) ripercorre le 190 canzoni che hanno scritto insieme Freddie Mercury, Roger Taylor, Brian May e John Deacon. Con singole schede disposte in ordine alfabetico, è sì uno studio sistematico, ma racconta aneddoti e curiosità, e getta luce sul significato che si cela dietro grandi opere, piccole canzoni pop e album compositi. Di ogni brano si profila una spiegazione, parlando di musica e testo e della compenetrazione tra questi, senza tralasciare il valore dei videoclip e dei concerti. Inoltre ogni canzone è presentata con una scheda che indica valore artistico, fama raggiunta, album di riferimento, autore, genere, l’eventuale presenza di un videoclip e persino di un pezzo gemello: quasi ogni brano è infatti associato a un altro di cui sembra essere o lo specchio compositivo o il rifacimento (estratto dalla scheda di presentazione del libro, dal sito della casa editrice).

(2) – Bohemian Rhapsody è un film del 2018 diretto da Bryan Singer. Con Rami Malek nei panni di Freddie Mercury. La pellicola ripercorre i primi quindici anni del gruppo, dalla nascita della band nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985.
Il film ha ricevuto quattro Oscar durante la 91ª edizione dei premi (miglior attore, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro), risultando il film con più premi vinti in quell’edizione (fonte Wikipedia)

(3)Live Aid dell’85, evento apolitico organizzato da Bob Gendolf con lo scopo di raccogliere fondi per una carestia che aveva colpito l’Etiopia. È stato il più grande evento in diretta della storia, con due miliardi di spettatori in tutto il mondo, attraverso la diffusione delle immagine dei concerti che si svolgevano dal vivo negli stadi di Wembley (UK) e di Philadelphia (Usa).Vi parteciparono tra gli altri i Led Zeppelin e Bob Dylan. Evento con strascichi di polemiche che durarono per anni.
La scena del concerto di Live Aids è sta ricreata per intero e minuziosamente per il film Bohemian Rapsody per la parte che ha riguardato la performance della band vista da dietro le quinte(con gli attori del film), montandola insieme alle scene delle vere reazioni del pubblico al Concerto dal vivo

(4) – The Show Must Go On è un singolo del gruppo, pubblicato il 14 ottobre 1991 come quinto estratto dal quattordicesimo album in studio Innuendo. Qui nel sito.
Il brano fu pubblicato come singolo per promuovere la raccolta Greatest Hits II, sei settimane prima che Freddie Mercury morisse. Dopo la morte del cantante divenne un successo mondiale
Quando Mercury nel 1990, già molto malato, dovette registrare il brano, Brian May era dubbioso sul fatto che fosse fisicamente in grado di cantarlo. Ricordando la performance di Mercury, Brian affermòː «Dissi, “Fred, non so se sarà possibile cantare”. E lui disse: “Lo farò, cazzo, tesoro” – bevve vodka – ed entrò e fece una performance perfetta, facendo alla grande la sua parte vocale»

[Gli anni ’70 – ’80. Il tempo dei Queen (2) – Continua]

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