Ambiente e Natura

’U cannalone, ’u lavo e i percorsi dell’acqua piovana a Ponza

di Francesco De Luca

Voglio partecipare, da residente stabile, alla discussione sui percorsi dell’acqua piovana. Sono un osservatore e non un esperto, e il mio sguardo non tocca la frazione di Le Forna.

La tragedia di Casamicciola ci deve far aprire gli occhi, e i contributi di Sandro Russo (leggi qui), di Vincenzo Bonifacio (leggi qui) e di Alessandro Romano (leggi qui) stimolano.
Orbene prendo in esame la pioggia che interessa i rioni abitati.

Quella che scende dalla collina della Madonna segue il percorso della strada provinciale e si getta a mare all’altezza della caserma dei carabinieri.

L’acqua della Parata recepisce quella proveniente dagli Scotti (salita Lucarelli), quella che discende da via Punta, via Umberto e parte di via Corridoio e poi si riversa sulla piazza Pisacane dal portone ’i Pascarella. Da piazza Pisacane, attraverso i discendenti, va giù in banchina Di Fazio, e da lì a mare.

Come si evince da video presenti su FB, quando la pioggia è copiosa e impetuosa, il percorso descritto è impedito ai pedoni. La qual cosa suggerirebbe all’Ufficio tecnico comunale di tenere sotto controllo la pulizia degli scarichi (punto primo) e di prevedere e realizzare, ove possibile, scarichi nella rete fognaria (punto secondo).

Da via Scarpellini viene giù acqua dal rione Scotti di Basso. Parte si getta nel tombino di Punta Bianca, e parte segue la strada che scende al mare. Ma, il tombino di Punta Bianca dà segnali chiari: se è intasato di detriti, mostra tutta la sua criticità. Ed è quella che può essere evitata attraverso una pulizia del canale sottostante.

L’acqua piovana che si scarica dalla Dragonara in parte discende per la strada (le scale prima del grottone di Sant’Antonio), e parte prende la discesa per Chiaia di Luna (Hotel Luisa). Qui c’è un intreccio di percorsi. Alcuni a cielo aperto (seguendo le strade), altri si convogliano nei canali eseguiti dai Romani. Perché qui confluiscono le discese dal monte Guardia.

Dal monte una gran parte scende a picco, a fianco della strada, per incunearsi negli Scotti di Basso, nel ‘canalone’. Il quale discende e immette acqua in un canale, sottostante alla strada comunale, che fa fluire l’acqua nel tunnel di Chiaia di Luna.
E dunque qui si mescola acqua dal ‘canalone’ e acqua dal declivo – (‘Case popolari’, per intenderci).
La confluenza delle acque è critica. Nel senso che, a livello dell’Hotel Luisa, i tombini, se sono puliti, recepiscono l’acqua, altrimenti si allaga.

Scendendo ulteriormente nei fabbricati si arriva in via Galano. Da qui l’acqua segue la strada e arriva a Sant’Antonio. dove, attraverso la Panoramica giunge tutta l’acqua caduta dai Guarini e dalla salita Croce. Per cui, pur essendo a pochi metri dal mare, se i tombini sono ostruiti, la strada carrabile e gli ingressi che vi insistono sono a rischio. E qui si impone un ulteriore esame delle pendenze e degli scoli in spiaggia.

A questo punto c’è da sottoporre al vaglio il deflusso delle acque che si incunea nel tunnel che porta alla spiaggia di Chiaia di Luna. Anche queste sono acque del monte Guardia ma si insinuano in un manufatto architettonico dell’antica Roma e pertanto rimane soggetto a interventi di organismi statali delle Belle Arti e dei Beni Archeologici. Si sa che quel tunnel è oggetto attualmente di decisioni importanti e pertanto occorre rassegnarsi ai tempi ministeriali, che sono lunghi.

Il rione di Giancos non presenta né ha presentato criticità. Tuttavia la presenza della piccola ‘diga’ andrebbe rivista, ossia riconsiderata, per valorizzarla.

Il ‘lavo’ di Santa Maria, come ha insegnato la storia, esige soltanto di essere ripulito nel suo alveo, periodicamente.

Questa fotografia, seppure monca, evidenzia la necessità della pulizia dei tragitti pluvei e suggerisce anche, collegandoci alle disponibilità del PNRR e alla pericolosità evidenziata a Ischia, che il ‘sistema di deflusso delle acque pluvie a Ponza’ sia oggetto di uno studio, sistematico e programmatico. Esteso anche alle zone agricole come indicano Vincenzo Bonifacio e Biagio Vitiello.

La conclusione è la più normale (quasi banale), e incita a rimettere lo studio tecnico ad esperti del settore affinché la nostra condizione di isola soggetta agli insulti degli elementi naturali non ci rechi danno. Decisione questa che tende a rassicurare i paesani e a dimostrare come la ‘visione amministrativa’ miri a tutelare la normalità della vita.

1 Comment

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  1. Biagio Vitiello

    14 Dicembre 2022 at 06:36

    Sono solo parzialmente d’accordo con la descrizione del percorso delle acque meteoriche che hanno fatto Franco De Luca ed altri precedentemente. Ho osservato che la provenienza delle acque che si immettono nel tunnel di Chiaia di Luna è dalla zona Masseria, mentre quelle del Canale della Guardia (che inizia dalla sommità del monte lato nord) si versano nella Padula e sboccano nella spiaggia di Sant’Antonio. Una volta è successo che il deflusso fu ostruito dai detriti e la Padula si allagò (orti, negozi e case, completamente).
    Questo deflusso delle acque piovane ha notevole portata e potenza; lo si vede dal segno che lascia sulla spiaggia di Sant’Antonio: un grande canale!
    In epoca romana furono costruite delle cisterne che filtravano questa acqua per usi potabile e domestico, cisterne tuttora esistenti ma che non hanno più la capacità primitiva o meglio, la loro funzionalità è inficiata a causa dell’incuria umana e dal sovrappopolamento.
    Per ridurre al minimo i problemi da dissesto idro-geologico, bisogna che la nostra amministrazione dia impulso al rinascere della piccola agricoltura, con iniziative simili a quelle intraprese in Liguria, nelle Cinque Terre, tra cui quella del recupero della funzione dei muretti a secco.
    Una delle mie idee è di proporre a questa amministrazione un Corso sul rifacimento delle “parracine”; se vogliono posso occuparmi di organizzarlo, essendo anche un agricoltore diretto.

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