Cinema - Filmati

Registe dai Balcani (prima parte)

di Lorenza Del Tosto

Dai mitici taccuini di Lorenza ci arrivano note preziose da mondi che poco o niente conosciamo. Le leggiamo e le pubblichiamo sempre molto volentieri.
Sandro Russo

Kaltrina Krasniqui. Kosovo Vera sogna il mare, 2021
Dina Duma. Macedonia del Nord Sisterhood 2021
Norika Sefa. Kosovo Looking for Venera 2021

Sono donne, sono giovani, fanno cinema con passione e hanno dentro, glielo leggi negli occhi,  determinazione e coraggio e una mano divina nel dirigere gli attori che interpretano i loro personaggi.  Tanti i tratti che le accomunano, per il resto sono giovani diversissime: ognuna con la sua storia, di cui qualcosa trapela, quando si siedono davanti al pubblico della Casa del Cinema a presentare i loro film.

Kaltrina Krasniqui, kossovara, è piccola, compatta, forte, riservatissima, un viso che si cela dietro frangia e occhiali, una sorta di timidezza che si trasforma in veemenza, lenta e scandita, quando prende in mano il microfono.
Protagonista del suo film è Vera: una donna di 60 anni che, alla morte del marito con cui sperava di trascorrere i suoi ultimi anni, scopre un mondo di corruzione che minaccia la sua vita e quella di sua figlia.
È il suo primo lungometraggio e, dopo la presentazione nella sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia, ha viaggiato per i festival di tutto il mondo.

“È stato il personaggio di Vera, fatto di mille strati, a colpirmi, quando ho letto la sceneggiatura.  Non conosco film, opere teatrali, o libri con una donna di 60 anni nel ruolo centrale. Ho pensato che potesse offrirmi l’occasione di indagare a fondo nella mia società, e allo stesso di raccontare una storia universale.”

Un altro tratto che accomuna queste giovani donne: vogliono parlare al mondo, vogliono uscire dai confini soffocanti del nazionalismo. Alla domanda che le rivolgono risponde quasi con durezza: “Non credo che il patriarcato sia un fenomeno esclusivo del Kossovo, non credo che valga la pena essere così localistici e non credo che la differenza economica sia l’unica ragione della disparità tra uomini e donne.”

C’è una leggenda, rappresentata nel film, che narra di un ponte che potrà essere costruito solo se una donna vi verrà murata dentro.

“Ho viaggiato molto per la preparazione del film. All’inizio credevo fosse una leggenda albanese, ma poi, parlando con le persone, l’ho ritrovata in tanti paesi dell’Europa dell’Est e” e puntualizza con una sorta di sorniona malizia “anche nei paesi dell’Europa occidentale. Anche nei vostri paesi. Può variare il tipo di edificio da costruire: una chiesa, un ponte, un castello, ma la condizione perché l’edificio stia in piedi, è sempre il sacrificio di una donna che vi sia murata dentro. Non riguarda solo il Kossovo, andate a cercare e la troverete anche nella letteratura dei vostri paesi.”

Ha studiato cinema all’Università di Pristina dove era appena stato creato un Dipartimento di Cinema e agli attori presenti in sala che si complimentano per l’intensità dei suoi personaggi spiega: “Dedico molto tempo alla ricerca degli attori. Non mi interessa tanto come interpreteranno la parte, piuttosto mi interessa che capiscano a fondo il testo. Che siano in grado di coglierne tutta la portata. C’erano dialoghi meravigliosi in sceneggiatura e volevo che tutti  uscissimo trasformati da questo film, e così è stato.”

La voce di Kaltrina vibra di commozione “Non credo nel sacrificio. Io credo che le persone abbiano sempre la possibilità di scegliere. E la possibilità di sopravvivere e trovare la loro resilienza.”

Anche se per gli uomini è più difficile: È significativo che le figure più corrotte, nel film, siano dei giudici.  Ma queste giovani registe non vogliono portare la questione sul piano uomo donna, sono già avanti, sono già oltre. Sono andate oltre la questione nazionalistica e oltre la questione di genere. È questa la grande novità.

La parità uomo donna è avvenuta con le nuove generazioni, ora ci sono altre cose di cui occuparsi. Problemi che ognuno dovrà affrontare. C’è una sorta di pietà, di commiserazione nei confronti del maschile.

“Non è tanto una questione di corruzione maschile, mi interessava indagare il rapporto delle persone con il potere, cosa induce nelle persone un certo sistema.”

E con serena drasticità spiega: “Io credo che sia molto difficile oggi essere un uomo. Nel Kossovo ai maschi, sin da bambini, viene inculcata l’idea di che cosa ci si aspetta da loro. Non c’è libertà.” Quasi che ad essere murati vivi nella costruzione della loro vita siano proprio gli uomini. “Io non vorrei mai vivere la vita di un uomo. Sono stata così felice che i miei genitori abbiano divorziato presto e di essere cresciuta solo con mia madre, che era una linguista, e mi ha trasmesso l’amore per la letteratura. Sono cresciuta libera dalle imposizioni patriarcali.

La vita di un uomo è una vita fatta di doveri, devono svolgere il ruolo che la società ha loro assegnato. Grazie no. Preferisco la mia libertà.”

Sorride con la sua durezza solo apparente, un sorriso di ringraziamento, che affiora fugace nei suoi occhi solo un istante prima che torni a celarsi dietro gli occhiali. Va via e si lascia dietro in sala un senso di stupore, di ribaltamento, una pietà verso i nostri poveri uomini imprigionati nelle alte torri dei loro castelli. In attesa che una donna restituisca loro la libertà.

Sinossi
Interprete di mezza età specializzata nel linguaggio dei segni, Vera conduce un’esistenza articolata: moglie di un rinomato giudice, madre estremamente presente e nonna affettuosa. Tuttavia, la serenità della sua vita viene sconvolta dal suicidio del marito e dall’indesiderato, continuo e minaccioso arrivo di uomini che rivendicano la proprietà della loro casa di famiglia. Quando le tessere di un complotto criminale inizieranno a comporsi, il mondo di Vera si troverà in pericolo e sarà sul punto di crollare. Paura e sfiducia la obbligheranno a prendere in mano il destino della sua famiglia. Il film mette in scena il ritratto intimo e allo stesso tempo universale di una donna che deve affrontare la cruda realtà quando si scontra con le disparità di genere ancora profondamente radicate ai nostri giorni.


Vera Dreams of the Sea’ ha vinto il Grand Prix del Tokyo Film Festival

 

Clicca per commentare

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top