Racconti

Il presepe degli altri: les santons della Provenza

di Sylvie Morra

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Metti un giorno a pranzo da mio fratello, lontano da Ponza e dall’Italia: a Mulhouse, in Alsazia. Si parlava a tavola delle cose che si stanno facendo in questi giorni e la mia vicina di posto, amica di famiglia, ha detto che stava preparandosi come ogni anno a fare il presepe… Utilizzava come base la struttura di un vecchio divano liberato dai cuscini, perfetto per forma e dimensione per la sua crèche provençale (presepe provenzale). Alcune sue statuine erano piuttosto vecchie, ereditate addirittura dalla nonna, e avevano subito diverse traversìe.
Curiosità, associazioni… mi sono trovata a mostrarle, allo smartphone, le immagini dei presepi napoletani visti su Ponzaracconta (leggi qui e qui).
Poi, con calma a casa, sono andata a cercare qualcosa su questi presepi di cui altre volte avevo sentito parlare.
Le notizie che seguono sono tutte riprese da Wikipedia, e liberamente associate.

Alors… Santons (sing.: santon, lett. santino, in provenzale: santoun) sono delle statuine per il presepe, tipiche della regione francese della Provenza (Francia sud-orientale).

La tradizione dei santons nacque durante la Rivoluzione francese, dopo che – a partire dal 1793 – fu deciso di chiudere le chiese, in cui la tradizione, importata dall’Italia, aveva fatto la sua comparsa verso la fine del 1700. Chiuse le chiese, la devozione continuò, semi-clandestina, solo casalinga.
La realizzazione di presepi “fatti in casa” prese piede soprattutto in Provenza, dove si iniziarono a costruire le statuine ora note come santons. Si stabilì soprattutto a partire dal 1798, quando un artigiano di Marsiglia, passeggiando per Aubagne, notò come l’argilla che si era attaccata alle sue scarpe, fosse facilmente lavorabile per creare delle statuine per il presepe. Che furono realizzate quindi in argilla e dell’altezza che va da 1–3 cm a 18–20 cm. Vi sono inoltre i “Grands Santons”, statue in terracotta e fil di ferro, semi-snodate e vestite con abiti tradizionali confezionati in stoffa provenzale a volte anche preziosa alte circa 30 cm.
I santons possono raffigurare non solo i personaggi strettamente legati alla Natività, ma anche personaggi di vario genere caratteristici della zona, come zingari, zampognari, venditori del mercato…
Ai santons sono dedicate annualmente dal XIX secolo in varie città della Provenza delle fiere, le cosiddette foires aux santons, che si svolgono generalmente da fine novembre o dal giorno di San Nicola (6 dicembre), fino all’Epifania: in Alsazia è molto viva la tradizione di San Nicola, che passa nella notte tra il 5 e il 6 dicembre portando doni ai bambini. La più antica di queste fiere è proprio quella di Marsiglia.

Santons in un presepe ad Avignone

Santon in un presepe di Arles

Santon venditore di ortaggi

Santons provenzali in un’antica cartolina

Crèche  (si pronuncia “crèsc”) che designava in origine la mangiatoia destinata all’alimentazione degli animali nelle stalle. Il termine è di origine franca (gaulois) e deriva probabilmente da “krippia” da cui l’italiano “greppia” che indica la rastrelliera per il fieno o la paglia posta sopra la mangiatoia. Proprio in una mangiatoia, secondo la tradizione, Gesù fu posto alla sua nascita e dunque, per estensione, la parola è passata a indicare tutta la rappresentazione della natività, cioè il presepe.
Oggi, per analogia con il luogo della nascita di Gesù la crèche indica anche il luogo dove i genitori lasciano i bambini mentre si trovano al lavoro, in italiano lo chiameremmo “nido”.

Immagine di copertina: Santons raffiguranti la Sacra Famiglia in un presepe provenzale [Da Wikipedia, come anche le altre immagini dell’articolo e il testo (rimaneggiato)]

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Appendice del 22 novembre 2022 (cfr. Commento di Sandro Russo)

Lo spirito fortemente popolare del presepe è manifestato, oltre che dalla sua diffusione in culture diverse, dalla vivacità delle rappresentazioni e da alcuni aspetti irridenti e demistificatori, una volta tanto non appannaggio della tradizione napoletana ma – leggo con sorpresa su Wikipedia – di quella catalana.
È il caso della figurina del presepe detta el caganer (il cacatore) e della tradizione catalana del Natale dei bambini denominata Tìo de Nadal.

Il caganer è una caratteristica statuina del folklore catalano, raffigurante una persona in posizione accovacciata intenta a defecare. Figura tipica del costume locale, viene posta nei presepi allestiti nella Catalogna e in alcune località della Comunità Valenzana, oltre che nella vicina Andorra. Talvolta viene posizionata anche nei presepi delle isole Canarie, per esempio a Tazacorte, nell’isola de la Palma.

Un caganer esposto alla Fira de Santa Llúcia, a Barcellona

Storia
La tradizione ne fa risalire la creazione al XVII e XVIII secolo, ovvero nel pieno dell’epoca del barocco. Originariamente, il caganer raffigurava un abitante della campagna vestito con il costume tradizionale catalano, completo di cintura e berrettina rossa (barretina in catalano). Il suo utilizzo – secondo una visione scaramantica – è fonte di fortuna e allegria mentre il non collocarlo all’interno di un presepe può essere causa di sventura.
Da tempi più recenti, la statuina è stata attualizzata e resa contemporanea spesso con l’attribuzione delle sembianze di personaggi popolari del mondo della politica e dello sport, ma anche con figure caratteristiche della storia e della società contemporanea, diventando dei fenomeni degni di essere esposti in mostre pittoriche, di scultora e fotografiche.

Origine e significato
Di chiara derivazione latina (cacō, cacāre), si ritiene che la simbologia della figura possa essere ricondotta – al di là delle implicazioni scatologiche, ma soprattutto in ragione della funzione corporale che rappresenta – alla fertilità della terra, quasi come segno di buon auspicio per l’anno a venire. Un altro significato ad essa attribuito è quello dell’uguaglianza fra le persone la cui funzione del defecare è identica al di là dello status sociale, appartenenza etnica, genere sessuale. Non a caso l’ambientazione è quella del presepe, uno dei maggiori simboli della cristianità e apogeo di un evento sorprendente come quello della nascita del Cristo. Infine, una terza spiegazione, sicuramente più prosaica, è quella per cui molti catalani trovano questa figurina assai divertente.

Il repentino rinnovamento nello stile dei caganer risale agli anni quaranta: da quell’epoca, infatti, accanto al tradizionale paesano intento a defecare, hanno fatto la loro comparsa sui banchetti dei mercatini di Natale spagnoli figurine caganer con le sembianze di celebrità, alcune delle quali considerabili intoccabili, come ad esempio la più alta carica della chiesa cristiana papa Benedetto XVI, il premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero e persino l’uomo che fu più ricercato al mondo, Osama bin Laden. Riguardo al papa, la Chiesa cattolica locale ha mostrato tolleranza, anche perché sarebbe stato difficile rimuovere le centinaia di statuine poste in vendita in numerosi banchetti allestiti di fronte alla cattedrale di Sant’Eulalia a Barcellona.

Il caganer è ovviamente una figura spiritosa con valenza umoristica (apprezzata particolarmente dai bambini) che sembrerebbe, a prima vista, stonare con l’ambientazione sacra della Natività di Gesù Cristo. Nella realtà, pur non avendo intento offensivo, la statuina – per rispetto appunto alla sacralità della rappresentazione – viene posta in un luogo piuttosto appartato (solitamente un angolo non troppo visibile, come del resto si conviene a chi è intento alla funzione defecatoria) rispetto all’ubicazione della mangiatoia nella scenografia complessiva del presepe.

Altre tradizioni del Natale dei bambini catalani
Curiosamente, il caganer non è il solo personaggio della cultura catalana collegabile al Natale di cui vengono raffigurate le funzioni corporali. Esiste anche la tradizione del tió de Nadal (il ciocco di Natale), un tronco d’albero grezzamente lavorato in modo da avere fattezze umane (in questo piuttosto simile al burattino di Pinocchio, con aspetti in comune col caganer), protagonista di una piccola cerimonia che si svolge nelle case catalane la sera della vigilia di Natale. Il cagatió viene posto al centro dell’abitazione con sopra una coperta di colori vivaci, atta ad occultare le sue “feci” (solitamente dolciumi) e i bimbi sono invitati a bastonarlo affinché “cachi” i dolciumi.

Il tronco d’albero Tió de Nadal, stretto parente del caganer nella cultura popolare della Catalogna legata alle tradizioni natalizie

Essi lo fanno con gioia, cantando una filastrocca di invocazione della quale esistono molte versioni diverse: “Caga tió, caga torró pel naixement del Nostre Senyor, si no et daré un cop de bastó” (Caca tió, caca torrone, per la nascita di Nostro Signore, sennò ti darò un colpo di bastone), dopodiché viene tolta la coperta e si scoprono i dolciumi che il tió de Nadal ha prodotto dal retro (naturalmente i dolciumi vengono nascosti in precedenza dagli adulti di casa sotto la coperta in un momento di disattenzione dei bambini, che non debbono accorgersene perché da piccoli credano davvero alla magia della defecazione dei dolci). A quel punto i bimbi vengono allontanati con una scusa in un angolo della casa (il tempo necessario a nascondere altri dolci sotto la coperta), e invitati a bastonare ancora il tió, affinché “produca” altri dolci.

 

1 Comment

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  1. Sandro Russo

    22 Novembre 2022 at 17:38

    Lo spirito fortemente popolare del presepe è manifestato, oltre che dalla sua diffusione in culture diverse, dalla vivacità delle rappresentazioni e da alcuni aspetti irridenti e demistificatori, una volta tanto non appannaggio della tradizione napoletana ma – leggo con sorpresa su Wikipedia – di quella catalana.
    È il caso della figurina del presepe detta el caganer (il cacatore) e della tradizione catalana del Natale dei bambini denominata Tìo de Nadal (Ciocco di Natale).
    Una sintesi e qualche immagine nell’articolo di base.

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