Editoriale

Epicrisi 389. Effetto influencer

di Giuseppe Mazzella

 

Tra le tante notizie interessanti della settimana del nostro sito, certamente quella che balza subito in evidenza è la decisione dell’amministrazione comunale di ricorrere ad alcuni esperti di comunicazione, come gli influencer (leggi qui), per un progetto denominato l’isola delle idee, per rilanciare l’immagine turistica di Ponza.

All’apparenza sembra una notizia scontata in un’epoca in cui i social network hanno una dominanza notevole, se non sottintendesse un target specifico di riferimento, che al momento però ancora non conosciamo. Quello che spaventa della comunicazione virtuale, che ha una efficacia profonda e persuasiva, è che è in grado di determinare scelte non sempre utili. E questo è un problema serio.
Ci troviamo cioè nella stessa condizione in cui erano gli Ateniesi corteggiati dai retori e dai politici del tempo che erano così redarguiti da Solone, quando affermava: “Siete sempre i soliti. Ognuno di voi, individualmente, agisce con la furberia di una volpe. Ma collettivamente siete un branco d’oche”. Un branco di oche, diremmo oggi, direzionate dal sentimento e dalla reputazione costruita artificialmente per soggetti facilmente condizionabili. Quello che manca, o semplicemente non è ancora noto, è il piano editoriale e il calendario che verranno adottati.
E allora quale dovrebbe, nella visione di tanti, il futuro delle nostre isole? E’ accaduto che, anche a causa della pandemia, c’è stata una accelerazione nel servirci dei nuovi mezzi tecnologici, a detrimento della realtà. Parafrasando Dante, che si riferiva alla libertà, che anche qui c’entra, potremmo dire: virtualità va cercando ch’è sì cara – come sa chi per lei vita rifiuta. Basta solo leggere dei guasti causati nei ragazzi costretti a seguire le lezioni scolastiche in dad (didattica a distanza).
Il pericolo, cioè, è quello di uniformarci, perché così detta l’influencer di turno, con un’ulteriore perdita del senso della vita reale. Si ripete un fenomeno, con effetti ancora più devastanti, rispetto a quello che un tempo appariva essere la bibbia della verità: “L’ha detto la televisione!”.

Tutto questo preambolo per dire che non è possibile affidare a terzi e senza controllo una comunicazione che ci potrebbe allontanare dalla nostra identità e dalla nostra storia. Specie se a farlo è chi ci rappresenta nel governo dell’isola.
Accade, infatti, che in questi anni così complessi e impegnativi anche il potere politico non è più esercitato solo dai legittimi rappresentanti eletti dal popolo, ma viene fortemente determinato dal mondo della comunicazione globale. Così come i grandi potentati economici mondiali sono in grado di far cadere o di formare governi, così una comunicazione sempre più sofisticata è in grado di orientare le masse e le decisioni politiche. Analizzare, filtrare le notizie, criticarle e approfondirle, sta diventando una sfida di Tantalo, al quale però nessuno si può permettere di sottrarsi, pena la nostra libertà. Di qui il rischio, ed è bene ripeterlo, dei frutti avvelenati degli influencer.

Per tornare a Ponza, come era prevedibile, ci stiamo avvicinando ad un bivio che deciderà il nostro futuro. Le nostre isole devono diventare sempre più un villaggio turistico per masse all’arrembaggio o recuperare la propria tradizione e peculiarità? L’esempio virtuoso di Procida ci indica quale è la strada: la valorizzazione culturale delle nostre radici.
Bisogna innanzitutto partire da una analisi della struttura sociale della nostra comunità, formata da piccole e medie imprese, in gran parte a carattere familiare, che pur limitando la propria attività a pochi mesi, assicura alle famiglie una sopravvivenza dignitosa. Attività che non potrebbe reggere l’impatto di aggressione da parte di grandi capitali, in grado non solo di sostituirsi alle diverse attività turistiche, ma di trasformare gli isolani da proprietari in dipendenti, pur di sopravvivere.

La crisi economica di questi ultimi tempi, accentuata dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina con l’aumento dei costi energetici, ha spinto molti isolani a vendere alcune loro proprietà e a trasferirsi in continente, con un ulteriore impoverimento del tessuto sociale. Quello che avrebbe una caduta addirittura devastante sulla nostra economia – e il 2023 sarà un anno cruciale, a meno che il nuovo governo non modifichi gli accordi europei già sottoscritti -, deriverà dalle decisioni che verranno prese sulla gestione dei pontili, degli arenili e di altre attività turistico-ricettive, per evitare che finiscano nelle mani delle multinazionali. La Grecia docet: da paese con un appeal tra i più alti del mondo, grazie alla sua storia straordinaria e alle sue bellezze architettoniche e artistiche, oggi le sue attività, turistiche e non solo, sono in gran parte gestite da società straniere, per lo più tedesche.

Nel quadro isolano una pedina centrale sarà rappresentata dal sapiente utilizzo dei terreni comunali di Cala dell’Acqua a Le Forna, che potrebbe diventare un volano di sviluppo in cui pubblico e privato trovino una adeguata sinergia. Di tutto questo bisognerà tener conto quando si comunica l’immagine della nostra isola all’esterno, dati i pericoli connessi ad una falsa promozione pro domo sua, pericoli che alcuni nostri lettori avveduti hanno ben saputo evidenziare. Sul tema si sofferma anche Silverio Lamonica (leggi qui), che, scrive: “Finché non avremo sistemati i fondamentali, come i collegamenti efficienti, ogni promozione di immagine diventa infruttuosa se non ridicola”.

E allora quale potrebbe essere il futuro delle nostre isole? Un’isola per tutto l’anno, buen retiro di artisti e scrittori, luogo di riposo e di meditazione, di riscoperta naturalistica, di crescita culturale ed economica e di una vita più civile per tutti. Un’isola da vivere al meglio.
Del resto l’opportunità del PNRR è in grado di contribuire a ridurre il gap in cui viviamo, dai collegamenti alla sanità, dalle offerte culturali alla rivalutazione degli antichi mestieri, al recupero delle tradizioni. Una promozione che metta al centro questi valori farà bene alle nostre isole, allontanerà lo stereotipo di ‘Villaggio Vacanze’, ne rivaluterà la sua specificità. In sostanza i ponzesi si dovranno rimboccare le maniche, impegnandosi ad una seconda colonizzazione, questa volta non solo dissodando terreni e impegnati nei mestieri del mare, ma lavorando su un metodo moderno ed efficace di accoglienza.
Influencer a parte, dobbiamo offrire la vita vera, la nostra specificità, quel clima di ospitalità che ci ha fatto conoscere e apprezzare in tutto il mondo.

Su questa linea di sobrietà e di recupero dei valori e di semplicità di vita si muove l’ultimo intervento di Amelia Ciarnella (leggi qui), ex insegnante e vivace ultraottantenne originaria di Tufo di Minturno.
Notevole poi la decisione di girare interamente a Ponza un intero film, “Nulla è sbagliato se ti rende felice”, con la regia di Claudio Di Napoli, che impegnerà anche un casting locale. Un’esperienza di crescita per tutti, che evidenzierà ancora di più la vocazione e unicità del nostro piccolo mondo.

Altra notizia positiva, che comunica la nostra amministrazione, è quella che è stato deciso un deposito, seppur momentaneo, per i rifiuti ingombranti che hanno tanto imbruttito negli ultimi anni la nostra isola. Isola per la quale dobbiamo tutti impegnarci a proteggere, come scrive in un suo ennesimo appello Franco De Luca (leggi qui). Ed è lo stesso De Luca (leggi qui) a tentare anche una sintesi dell’attuale e caotica situazione politica in vista delle elezioni del 25 settembre.

Cristina Vanarelli (leggi qui), vera ponzese d’elezione, riscopre in una mattinata di nebbia il profilo di San Silverio nello scoglio del Casecavallo. Scoglio emblematico, tra le icone dell’isola per il quale, ci ricorda di nuovo Franco Zecca, che ne aveva già scritto nel 2018 (leggi qui), fu vagheggiato addirittura un progetto scultoreo faraonico. Progetto, che ci fa sapere la stessa Cristina, fu elaborato dal padre Augusto, artista innamorato di Ponza, che oggi riposa per sua volontà nel nostro cimitero. Un’idea e un sogno che ben illuminano quanto il nostro animo si augura per i nostri insostituibili paesaggi.

Enzo Di Fazio, partendo da un parallelo delle “bellezze che sfilano a Venezia”, ci fa riscoprire una piccola meraviglia del suo giardino, raccontandoci di un fiore, l’Epiphyllum, originario dell’America tropicale, illustrandola con belle fotografie all’impronta. Un invito che rimanda direttamente alla straordinaria ricchezza floristica delle nostre isole incontaminate.
Sandro Russo, con un breve aggiornamento e uno scritto più articolato – gli riconosciamo una passione e preparazione sofisticata per il regno verde – scrive di bellezze risvegliate dalla fotocamera nel suo eremo dei Castelli romani: Le piante e la notte.

Ieri è poi partita la gara velica d’altura tra Anzio e Ponza, come a rivitalizzare ed esaltare una delle nostre caratteristiche principali di sapiente gente di mare.

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