Viaggi

Santiago e San Giacomo, due in uno (2)

di Annalisa Gaudenzi


Per la prima puntata, leggi qui

Un incontro altrettanto toccante, oserei dire struggente, è capitato in un altro paese, abbarbicato sul mare. Questo borgo – di gran bellezza ben tenuto e molto affollato (facilissimo da raggiungere in auto) – era un misto di turisti eleganti e pellegrini non proprio profumati. Ristoranti costosi, pulperie rinomate, locali di tendenza. Io in quell’occasione ero con una delle amiche sopracitate. E avevamo un’esigenza impellente: acqua!
Sembrerà impossibile, ma non riuscivamo ad acquistarla, tutti indaffaratissimi, rivolti a clienti estremamente più interessanti. Tuttavia senza non potevamo proseguire…
Mezze sconsolate, finalmente intravediamo una vecchina, che molto semplicemente stava sulla soglia di casa sua e sopra cartoni rivoltati aveva piazzato (e vendeva diciamo illegalmente) un terzetto di bibite di vario genere. Fregandocene di ogni tipo di glamour, la avviciniamo.
Mai incontro più felice e dolce! Indimenticabile! Innanzitutto la donnina è corsa (traballante) in casa, via, dietro una tenda, per riapparire con due bottiglione d’acqua e – Estos son frios, chicas! –, prezzo ridicolo, poi ha cercato in tutti i modi di convincerci che no, no, faceva troppo, troppo caldo – Demasiado calor! -, per salire ora su, sul monte, ma di aspettare qualche ora, all’ombra.
Di fronte al nostro diniego (eravamo già troppo distaccate dal gruppo) di nuovo si è rificcata dentro il suo buio corridoio ed è riemersa con due conchiglie: bellissime! Niente a che vedere con quelle che tutti noi pellegrini compriamo per 1,50 euro, con la croce stampata, per attaccarla allo zaino, come segno distintivo (al pari della Credenziale).
Quella conchiglia è diventata la mia Conchiglia del Pellegrinaggio, d’allora e per sempre. Ora è qua davanti i miei occhi…

A proposito di Credenziale. Cosa è. E’ una specie di passaporto, sul quale vanno apposti i Sellos, i timbri, che autenticano le tappe che hai realmente percorso. Altrimenti, alla fine, il Certificato, la Compostela appunto, non potrai riceverla. Ora, questa cosa all’inizio ti prende, perché siamo un po’ rovinati dalle raccolte punti dei supermarket. Poi muta di significato, anche perché c’è un orgoglio tutto locale nell’elaborare questi timbri. Molti sono assai creativi, non solo neri, ma anche verdi, rossi, bicolore, insomma si capisce che c’è un’elaborazione che ha radici antiche, pure una competizione, onesta, fruttuosa, estetica. E quindi quando lo pongono, in quei pochi secondi, si stabilisce una complicità speciale tra te, pellegrino, straniero, e lui, indigeno, proprietario di quel pezzo di Cammino, magari da generazioni.
È come un dire: bene, sono contento che tu sia qui. Buen Camino!

Una delle risposte più belle che ho imparato a dire a questo saluto è: Igualmente!
Ugualmente. Ugualmente, auguro lo stesso a te. Forestiero o stanziale, uomo, donna, essere umano che forse mai più incontrerò, ma che in fondo appartieni a questo cosmo, come me.
E “igualmente” ora sento di augurare a Baptiste.
Baptiste è un ragazzo, un ragazzone di 32 anni forse, che abbiamo conosciuto a Finisterre. Finis terrae, dove la terra finisce, ai confini del mondo. Stavolta il luogo lo svelo, perché è utile all’economia della narrazione.

Baptiste era francese. Occhi azzurrissimi, barba incolta. Rosso. Magro, ossuto, un maglione di lana che si crepava dal caldo solo a guardarlo. Sporco eppure pulito. Oserei dire bellissimo. Ci ha raccontato di essere partito tre mesi prima con 50 centesimi in tasca. E di aver mangiato radici nei boschi e avanzi dai cestini di città. Di aver conosciuto la fame più nera, la sete più torrida. La solitudine più pesante. Perché, pourquoi? Continuavamo a chiedergli.
E lui sorrideva, non aveva ancora la risposta. Ma come, il lavoro non lo hai? No, non gli interessava più. Di stare dentro un’impresa, no, lui non se la sentiva più. Aveva i denti bianchissimi. Avrà avuto una famiglia che lo avrà portato dal dentista, almeno, ho pensato… E così gli ho chiesto dei genitori. No, no, loro non erano interessati a lui. Un dramma, ho ipotizzato. Non era drogato o alcolizzato, assolutamente nessun segno del genere. Era distinto, direi. E lucidissimo. Ricordate “Into the wild”?
Io sono mamma. E dunque ho immaginato sua madre. Uno strazio, fossi stata io. Abbiamo raccolto soldi, abbiamo chiesto anche ad altri. Qualcuno ha schifato: è un barbone! No, non lo era. Ma ad un passo dal trasformarsi in tale. Con i soldi racimolati, ci siamo di nuovo avvicinate, io ero pronta, mi ero preparata il discorsetto in francese: “Guarda, questi sono per te, ma ti prego, chiama tua mamma, dille solo che stai bene…”
No. Non ci sono riuscita. Farlo avrebbe significato spezzare il suo cammino e io – con quei 60 euro raccolti – non potevo avere il diritto a farlo.
Buen camino Baptiste, trova presto la tua pace!

La pace è quella che forse tutti noi cerchiamo, lungo questo viaggio. E un po’ si capisce quando arrivi finalmente alla tanto agognata Cattedrale di Santiago.
Io ci sono arrivata in un pomeriggio assolatissimo tanto quanto gli altri, in un crescendo di pellegrini, che sbucavano da ogni via e si univano energici, sorridenti, beati, ognuno proveniente dal suo Cammino, chi dal Sud, chi dal Nord, chi dall’Est, dall’Ovest, dal Sud-Ovest e così via, un’interminabile scia fatta di una babele di parlate, lingue, risate e zaini, zaini, zaini di tutte le fogge, tutti a infilarsi, a farsi strada tra i turisti comuni, gente di città, gente distratta dai negozi, eppure la scia proseguiva, abbacinata dalle torri campanili che anticipano allo sguardo la piazza della Cattedrale, che finalmente, incredibilmente, paurosamente, inaspettatamente si apre! Si apre davanti a te! Ecco… l’incanto! L’incanto si compie: sei arrivata! Quasi non ti sembra possibile e… invece! Sei arrivata anche tu!

Ti accolgono canti di chiesa, inni nazionali, canzoni leggere, nenie antiche, ma pure Bella Ciao e poi abbracci, baci, gente sudata che non si fa tanti scrupoli, vestita sgangherata oppure super tecnica, tanto ormai non fa più differenza, donne spettinate o con le trecce, uomini col cappello, barbuti e con cavigliere, persone ipnotizzate dall’imponenza della chiesa, ragazzi che si sdraiano a mirare la scalinata, coppie che si giurano eterno amore, chi beve, chi mangia, chi telefona, tutti a far foto, chi sta in silenzio, credo pregando o piangendo… È uno spettacolo!
Uno spettacolo unico, mai incontrato in tutto il mondo dei miei viaggi, in tutti i continenti, uno spettacolo di rispetto e in onore (io così l’ho percepito) dell’Umanità.
Santiago. Cioè: San Giacomo.
Questo è il miracolo che sa fare da secoli.
Buen Camino!

[Santiago e San Giacomo, due in uno (2) – Fine]

 

1 Comment

1 Comment

  1. Emanuela Siciliani

    31 Agosto 2022 at 12:06

    Per chi, come me, ha avuto la fortuna di fare il Camino, il reportage di Annalisa risulta di piacevolissimo ed istruttivo godimento perché da questa esperienza si torna diversi e si sogna, sempre, di poterla ripetere, un giorno…

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