Cinema - Filmati

Dai bigliettini dei Baci Perugina al grande Cinema (3)

di Gianni Sarro

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Tre titoli diversi per questa unitaria antologia sul bacio cinematografico.
Di sorpresa in sorpresa: scopriamo che il messaggio dei cioccolatini è estremamente semplificato (diciamo anche che è un falso), perché Rostand faceva invece dire a Cyrano:

Un baiser, mais à tout prendre, qu’est-ce?
Un serment fait d’un peu plus près, une promesse
Plus précise, un aveu qui veut se confirmer,
Un point rose qu’on met sur l’i du verbe aimer;
C’est un secret qui prend la bouche pour oreille,
Un instant d’infini qui fait un bruit d’abeille,
Une communion ayant un goût de fleur,
Une façon d’un peu se respirer le cœur,
Et d’un peu se goûter, au bord des lèvres, l’âme !

                                             [Cyrano in Cyrano de Bergerac (atto III, Scena X) di Edmond Rostand (1897)]

Cyrano:
Un bacio – ma cos’è poi un bacio?

Un giuramento un po’ più da vicino, una promessa
più precisa, una confessione che cerca una conferma,
un punto rosa messo sulla ‘i’ del verbo aimer.
È un segreto soffiato in bocca invece che all’orecchio,
un frammento d’eternità che ronza come le ali di un’ape,
una comunione che ha il gusto di un fiore,
un modo di respirarsi il cuore,
e di scambiarsi, a fior di labbra, il sapore dell’anima!

Una bella differenza, che addirittura suona meglio in italiano che in francese – l’apostrofo rosa forse è meno artificioso della i del verbo aimer (che in italiano non c’è). Solo che è altra cosa. E poi apostrophe in francese è femminile!
Insomma approfondire non toglie fascino, anzi… aumenta le sfaccettature di significato e il piacere della comprensione. Che è quello che fa Gianni Sarro con il saggio che con questa puntata si conclude (ma potrebbe anche continuare…).
S. R.

Il bacio di celluloide
di Gianni Sarro

7 – Barry Lyndon, l’evoluzione del personaggio passa per i baci
Stanley Kubrick in Barry Lyndon (1975) delinea la formazione del suo protagonista (Barry, Ryan O’Neal) attraverso tre baci, con tre donne diverse, che segnano la sua evoluzione (anche se sarebbe più giusto parlare di ‘involuzione’) morale.
Il primo arriva quasi all’inizio del film e vede protagonista la cugina di Barry, Nora (Gay Hamilton).


Redmond Barry e sua cugina Nora sono seduti uno di fronte all’altra e giocano a carte. Una lenta carrellata all’indietro fa sì che la scena venga come invasa dal turbamento interiore che affligge il ragazzo, mentre le splendide note di Women of Ireland si insinuano nell’anima. “La tenera passione sgorga istintivamente dal cuore di un uomo: egli ama come un uccello canta, o come una rosa sboccia dalla natura”, spiega la voce narrante.

Poi Nora dà il via ad un sottile gioco di seduzione: le immagini che si susseguono sprigionano delicatezza, erotismo, fremiti di passione.

È lei a condurre il gioco per tutta la scena, come si evince dai primi piani dedicati al suo volto severo (Barry viene sempre ripreso insieme a lei) e al suo essere in piedi, davanti al cugino seduto, segno inequivocabile di superiorità. L’agente attivo della scena è Nora, sua la decisione di far scontare una penitenza al cugino, è lei a guidare la mano di Barry sino al suo seno, è lei a baciare per prima. Il bacio è introdotto da un campo e controcampo simile a quello di Colazione da Tiffany, e vede Berry in posizione esclusivamente di attesa.

Il secondo bacio avviene dopo cinquanta minuti circa. Barry è fuggito di casa, dopo il tradimento di Nora; arruolatosi nell’esercito inglese, diserta, rubando il salvacondotto di un ufficiale. Durante la fuga trova ospitalità presso una contadina tedesca. Noi l’incontriamo mentre sono a cena (suggestiva la scena illuminata esclusivamente dalle candele), la conversazione procede con difficoltà a causa delle differenti lingue.
La scena continua, la reciproca solitudine finisce con lo spingere l’una nelle braccia dell’altro, e se è vero che qui a prendere l’iniziativa è ancora la donna, Barry partecipa attivamente all’approccio, Barry non è più impacciato come con Nora e quindi entrambi sono due agenti attivi.

Una prima radicale trasformazione è così avvenuta in Barry. Il terzo ed ultimo bacio, quello che consacra la definitiva evoluzione di Barry avviene circa a metà pellicola. Barry ha passato varie vicissitudini, ha anche combattuto per l’esercito prussiano e adesso è entrato a far parte del mondo dell’aristocrazia. Il suo pigmalione è il cavaliere di Balibari, che l’inizia all’arte del gioco e dell’inganno. La scena si apre in una sfarzosa sala da gioco di un ricco palazzo, illuminata, anche in questo caso dalle sole candele, intorno al tavolo si accalcano, seduti o in piedi, uomini e donne tutti, indistintamente, pesantemente truccati, come voleva la moda del XVIII secolo. Barry è seduto, mentre di fronte è seduta Lady Lyndon (Marisa Barenson) accanto a lei il reverendo Runt, il suo tutore. L’atmosfera è caratterizzata dal vivace brusio della sala e da un Trio per pianoforte di Schubert. Dopo aver esplorato la sala, la macchina da presa stringe l’inquadratura nella quale sono adesso riconoscibili Lady Lyndon, il reverendo e di spalle Barry. Inizia un gioco di sguardi tra l’uomo e la donna. Più timidi quelli della Lady, più espliciti quelli dell’avventuriero (tale è diventato il timido Barry, che si faceva sedurre dalla cugina). Nel gioco del campo e controcampo, e inversamente alla scena con Nora, Barry è ripreso in un piano all’americana da solo, mentre le inquadrature della donna vedono sempre incluso anche Runt (ricordiamolo è il suo tutore), il reverendo è consapevole del gioco di sguardi (preludio di ben altro) tra i due, e alternativamente guarda ora la sua protetta, ora il meschino Barry.
Quasi come un segnale convenuto, la donna si alza e si reca in una terrazza coperta. Le dominanti calde della sala da gioco, sono adesso diventate fredde e bluastre, ad evocare il sentimento di Barry, livido e privo di sentimento. Poco dopo lo vediamo arrivare, entra nell’ambiente dov’è Lady Lyndon, che l’attende di spalle. L’uomo, inquadrato a mezza figura, ha le mani dietro la schiena, avanza con passo sicuro, puntando la preda. Barry si ferma, la donna si gira, i due si guardano fissi negli occhi.
L’agente attivo è qui Barry, è lui che con delicatezza prende prima la mano destra di Lady Lyndon (la sinistra sembra quasi porgerla lei) con lentezza l’attira a sé e la bacia.

Per tutta la scena Kubrick riprende la coppia in mezza figura, a voler demarcare la distanza emotiva di Barry e la freddezza del suo sentimento. Un bacio a metà strada tra quelli in piano ravvicinato e quelli a figura intera di Ford e Tarkovskij, senza parole, ma con una musica che sottolinea la raggiunta perfezione di scaltro seduttore di Barry.
Con tre baci, Kubrick ha quindi delineato tre diverse identità di un personaggio.

8 – I duellanti, bacio minimalista con fuori programma

Due ufficiali degli Ussari di Napoleone si affrontano in un duello lungo vent’anni, i protagonisti sono Armand D’Hubert (Keith Carradine) e Gabriel Feraud (Harvey Keitel), nel film I duellanti [di Ridley Scott, del 1977, basato sul racconto Il duello, di Joseph Conrad].

Il bacio che c’interessa arriva verso la fine del film. Nel 1814, dopa la caduta di Napoleone, in seguito alla campagna di Russia, D’Hubert si ritira a vita privata a Tours, dove la sorella gli combina un matrimonio con Adele de Valmassic (Cristina Raines), una ricca ereditiera del luogo. Quando i due s’incontrano per la prima volta, tuttavia, si piacciono e durante una gita a cavallo, D’Hubert e Adele si baciano.

Ridley Scott (qui al suo primo film, in precedenza aveva girato solo spot pubblicitari) inizia a riprendere la scena in campo lungo, l’uomo e la donna camminano, portando i cavalli per la briglia. Il paesaggio è bucolico e rilassante, non sembra voglia far pensare a una passione turbinosa, il cielo è anche lievemente velato, ma non ci sono nubi minacciose.

Dopo uno stacco, ritroviamo Armand e Adele ripresi in mezza figura, i cavalli sono dietro di loro, sempre tenuti per la briglia. Il tono del colloquio tra i futuri amanti è minimalista, ma osservando bene notiamo che i cavalli, in particolare quello portato da Carradine, sono molto inquieti.

Per tutto il resto della scena i due cavalli parteciperanno attivamente (senza che questo fosse minimante previsto) al racconto. L’apice si raggiunge quando durante la dichiarazione Armand sembra essere spinto volontariamente dal cavallo ad inginocchiarsi. La donna ride e subito dopo si piega verso Armand e lo bacia, quindi l’agente attivo diventa lei. Tuttavia, ciò che trasforma questo bacio quasi banale, in una scena memorabile è il bacio che si scambiano i due cavalli, nello stesso momento in cui si baciano l’uomo e la donna. Nessuna sceneggiatura l’avrebbe potuto prevedere.


9 -Titanic, il bacio postmoderno

Tra i baci più famosi della storia del cinema ha il suo posto il primo bacio tra Rose (Kate Winslet) e Jack (Leonardo Di Caprio) in Titanic [1997, James Cameron].

I due s’incontrano sulla prua della nave. Dominano colori caldi e accesi: l’azzurro tendente al giallo del cielo si contamina con l’arancione del tramonto. Il vento scompiglia i capelli e gli abiti di Jack e Rose. Lui la prende per mano, la fa salire sul parapetto della prua (inverosimile, ma coinvolgente) e l’invita a chiudere gli occhi. Poi le apre le braccia, Rose dice: – Sto volando, Jack!


È quindi, ancora una volta, una condizione eccezionale, a far scattare il meccanismo emozionale che porterà al bacio. Dopo la metafora della maschera di Colazione da Tiffany, adesso è usata quella del volo, che aiuterà i due innamorati a superare le barriere sociali (appartengono a classi diverse, siamo all’inizio del ’900 e quelle differenze contano qualcosa). Infatti passano pochi secondi e finalmente Rose e Jack si baciano.

La scena del bacio, tra le più dinamiche e romantiche, è caratterizzata da una musica sentimentale (e questo caratterizza in senso classico la scena), ma anche da inquadrature prese da angolazioni dal basso e dall’alto, da un serie di spettacolari movimenti di macchina avvolgenti (comprese delle carrellate aeree) e da alcuni stacchi che congiungono i campi lunghi a quelli ravvicinati, fino a stretti primi piani e dettagli (in particolare quello delle due mani che si stringono, quando entrambi sono sul parapetto).

Questa spettacolarità portata all’estremo (che non si sovrappone al racconto, ma si mette al suo servizio), trasforma la scena di un bacio in qualcos’altro, contamina diversi codici espressivi, dando al bacio la stessa dinamicità di una sparatoria o di un inseguimento. Per questo quello di Titanic è un bacio postmoderno.

 

TITANIC
Sul sito non abbiamo mai scritto nei particolari dell’affondamento del Titanic (anche se ricorre in molti titoli), ma in musica, profusamente, nella trilogia di De Gregori:

Di Dante Taddia del 23 luglio 2019
Tre navi una storia: “L’americana” compie dieci anni

Di Sandro Russo del gennaio 2016
La trilogia del Titanic di De Gregori. L’abbigliamento di un fuochista
La trilogia del Titanic di De Gregori. (2). La canzone che dà il titolo all’album
La trilogia del Titanic di De Gregori. (3). I muscoli del capitano

 

[Dai bigliettini dei Baci Perugina al Cinema (3) – Fine]

***

Appendice del 26 agosto (cfr Commento di Fabio Lambertucci)

Tre foto:

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Appendice II, del 26 agosto (cfr. commento di Gianni Sarro)

Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, più noto come Il bacio, è un dipinto a olio su tela (112×88 cm) del pittore italiano Francesco Hayez, realizzato nel 1859 e conservato alla Pinacoteca di Brera, a Milano.

Collocato in un contesto medievale, raffigura due giovani innamorati che si stanno baciando con grande passionalità. Per la travolgente carica emotiva, la raffinata scenografia ed il forte valore civile (la tela è infatti pregna di pulsioni risorgimentali, a simboleggiare l’amore della patria e la lotta allo straniero), l’opera è considerata il manifesto dell’arte romantica italiana; per questo motivo riscosse un grande successo popolare, tanto che Hayez la riprodusse in altre due versioni, con piccole modifiche fra l’una e l’altra (fonte Wikipedia).

3 Comments

3 Comments

  1. Fabio Lambertucci

    26 Agosto 2022 at 10:19

    Vorrei ringraziare Gianni Sarro per l’ottima analisi dei più famosi baci cinematografici con la foto della cosiddetta “Statua del Bacio”, in realtà intitolata “Embracing Peace (2004)”, di Seward Johnson, ora esposta alla Marina del porto di Civitavecchia (Roma).
    In questo caso dalla celebre foto di Alfred Eisenstaedt, pubblicata su “Life” nel 1945, è stata ricavata una gigantesca statua.
    Cari saluti da Fabio Lambertucci.

    Foto nell’articolo di base a cura della redazione

    • Gianni Sarro

      26 Agosto 2022 at 22:57

      Ciao Fabio,
      grazie per aver ricordato uno dei baci più iconici della storia. Ideale citazione di quello di Hayez (il guerriero/l’avventuriero e la fanciulla). Ma questa, forse è solo una suggestione mia.
      P.S. – Mi era sfuggito un tuo commento a Il conformista. Appena ne saprò di più ti risponderò molto volentieri.

      N.B. – Un’immagine de “Il Bacio” di Hayez è stato aggiunta in fondo all’articolo di base a cura della Redazione

  2. Sandro Russo

    26 Agosto 2022 at 10:49

    Il mio commento non c’entra niente coi baci, ma riguarda il tempo che passa e la memoria.
    Mi sembra ieri che sono andato a vedere Titanic con i miei nipoti Luca e Giulia (io lo vedevo per la seconda volta). Ora Luca è papà di un bambino e Giulia medico, chirurgo plastico. Allora poteva avere sei anni e si fece tutta la seconda parte del film in piedi, appoggiata allo schienale davanti, tanto era presa dal film. Non ci fu verso di farla sedere.
    E su quel breve ritaglio da YouTube presentato nell’articolo, sempre sul Titanic. Dopo la scena del bacio… e chi se le ricordava quelle due veloci inquadrature della prua del relitto sott’acqua? Tante cose successe… Tanti anni dopo…
    Una ellissi temporale molto suggestiva… Bella unghiatina del regista!

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