Racconti

Considerazioni senza rilevanza pratica sull’assurdità della guerra

di Pasquale Scarpati

Penso sia pura utopia pensare ad una guerra “in punta di fioretto”.
Già in tempo di pace alcuni palesano, purtroppo, gli istinti primordiali – basta dare uno sguardo alla cronaca “nera” dei quotidiani -, figuriamoci quegli stessi come si comporterebbero in… guerra!
Da sempre, nelle guerre, la morte e la violenza diventano fatti quotidiani; girando l’angolo di una strada si può rinvenire un cadavere anche di una persona cara o lo si può raccogliere fatto a brandelli, sotto i propri occhi, da un colpo di mortaio. Ci si fa un po’ l’abitudine, come purtroppo ci si sta abituando alla guerra in Ucraina.
Come cresceranno i bimbi che hanno visto, vedono o vedranno queste atrocità sotto i loro occhi innocenti? L’odio genera odio.

Sulla linea Gustav, macerie della seconda guerra mondiale

Per ferirsi ci vuole un attimo, per guarire tanto tempo e, purtroppo a volte non si guarisce mai del tutto (bisogna solo sperare che tutto vada bene).
Noi bambini, nati appena finita la guerra, abbiamo vissuto un’infanzia “dura” nei rapporti tra coetanei e nei rapporti con gli adulti (era uno strascico del periodo bellico).
Qualsiasi guerra, da qualsiasi parte, è violenza. D’altra parte la guerra è dura ( in tutti i sensi) e si è costretti, pertanto, ad essere duri. Lo sa bene chi è vissuto o vive in guerra o in uno stato di guerra permanente.
Pertanto, sia quando si ha il “piede straniero” sul cuore sia quando sei tu ad avere il tuo “piede” sul cuore degli altri devi agire duramente: violenza genera violenza altrimenti si soccombe.
La vittoria, purtroppo non può non passare che attraverso la “baionetta”. E questa, a torto o a ragione, non ha altro linguaggio che quello di fare“l’occhiello” sanguinante.

Quindi la guerra non è altro che violenza… “gratuita” (in termini monetari, però, molto, molto “costosa”).
Denaro: tanto; vite umane: tantissime; violenza: ad iosa; disagi: tantissimi.
Cui prodest (a chi giova!?).
Non certo ai morti, ai quali poco importa chi vince e chi perde (immaginate quelli di là che si incontrano: si sparano di nuovo a vicenda o si abbracciano e dicono, come quando Achille incontrò Ulisse nell’oltretomba – Chi ce l’ha fatto fare: maledetto giorno!? -; anche perché, per ironia, potrebbe accadere che la loro morte sia risultata inutile se non addirittura controproducente rispetto agli ideali per cui sono caduti); non certo alla stragrande maggioranza dei viventi ai quali, nel presente, impendono sacrifici e privazioni con la speranza (a volte piuttosto vaga e aleatoria) di un futuro migliore.
Come quando la squadra del cuore vince una coppa o uno scudetto: quel giorno e per un po’ di giorni si balla, si strombazza e si festeggia… ma trascorsa una settimana già si incomincia a pensare al futuro e spesso iniziano altri problemi. Così, una volta finita la guerra, dopo aver ballato per giorni interi (anche se esiste comunque chi non è molto contento), ci si incomincia ad interrogare sul futuro guardando tutto ciò che è distrutto non solo materialmente ma anche moralmente.
Spesso, però, le cose non vanno così come si è pensato durante la guerra (si pensi, ad esempio, alla politica di austerity inglese, potenza vincitrice, appena terminato il secondo conflitto mondiale o all’Italia alla fine del primo conflitto mondiale).

Trummerfrauen. Donne tra le macerie. Germania seconda guerra mondiale

Noi, in Italia, finita la guerra, siamo vissuti duramente nella polvere e nel fango; acqua e cibo ridotti all’essenziale (anche per mancanza di denaro: un cane che si morde la coda).
Vivere la guerra è atroce ma vivere il relativo dopoguerra è altrettanto duro.
Quando ne parliamo sembra un…sogno ma era la dura realtà.
Per fortuna ci è stato dato tempo abbastanza per poter assaporare via via le comodità ed anche per poter recepire altri valori! (…per noi mai, in tutta la storia, c’è stato un sì gran lungo tempo di pace!).
La guerra conviene soltanto a pochi (c’è chi si arricchisce e chi “si imbosca”), gli altri possono soltanto sperare e pregare…
E allora la guerra non può che essere “bandita”!
Parola di Pasquale

Una veduta di Dresda devastata dai bombardamenti alleati nella Seconda Guerra Mondiale

Nota della Redazione
Dello stesso Autore e su analogo tema, Bellum iniustum del 27 febbraio 2022

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