Botanica

Le piante pazze

di Sandro Russo

Alcune piante, o fiori, tra tanti altri, colpiscono l’attenzione.
Alcuni dicono: Mi piacciono le rose! Ad altri possono piacere le orchidee, i fiori di campo… Ma quel che intendo io è una cosa diversa dalla semplice predilezione.
Se si potesse parlare di simpatia tra un essere umano e una pianta, potrei dire che alcune piante mi sono ‘simpatiche’.

Magari, indagando più a fondo sulle motivazioni di certe affinità o preferenze in campo botanico di possono capire più cose su se stessi e sugli altri. Un po’ come, in un altro campo, le differenze tra quelli che amano i cani piuttosto che i gatti. Dando per scontate la sensibilità,  l’attenzione e un certo grado di empatia con il mondo vegetale e animale.

Ci sono delle piante che mi attirano. Le ho cercate, ho tentato di procurarmele e di tenerle intorno a me, con alterno successo.
Qualche volta portate come semi da viaggi in posti lontani (è successo con le ‘stelline rosse’ dal Madagascar, con la Jacaranda dal Costarica… vedi dopo) e allora sono “santificate” e tenute da conto come testimoni di viaggi indimenticabili.
Altre volte arrivano da sole… più o meno. Della Paulownia per esempio andavo raccogliendo i semi (dopo la fioritura) sotto ogni pianta che trovavo. E nessuno germinava, fino a che una piantina è spuntata da sola – dei tanti semi che avevo sparso per ogni dove -, e un’altra l’ho tirata fuori da dentro un muro in cui chissà come era andata a mettere radici (non proprio ‘tirata fuori’, ma demolendo pietra per pietra il muro intorno).

Storia minima di una piccola pianta
Una piccola pianta, sconosciuta ai più, è una spontanea che si può trovare per caso tra i muri, dalle nostre parti; non credo di averla mai vista a Ponza, però. Credo di averla notata (e poi identificata) per la prima volta tra i muri e le rocce a Gaeta, o comunque su quel litorale. In estate, col treno da Roma verso Formia, la vicinanza del mare è preannunciata dalle piante che vedi sfilare dal finestrino. Più appariscente e diffusa la valeriana rossa (Centranthus ruber).


Nello stesso areale di distribuzione si può trovare la piantina di cui voglio parlare: Trachelium caeruleum, principalmente indovata nei muri, dove bisogna andarla a cercare

Pianta spontanea e indipendente per definizione, me la trovo qualche volta davanti, ed è sempre una sorpresa. Per un periodo sono riuscita a trasferirla tra le mura del casale dove abito (zona Castelli Romani); poi da un anno all’altro, è sparita.

Ho trovato una pianticella di Trachelium caeruleum (Fam. Campanulaceae) fiorita, in un luogo dove non me l’aspettavo. Negli interstizi della pavimentazione del mio parcheggio all’aperto, Roma, zona San Lorenzo. Stava proprio dove tengo abitualmente la moto. Non mi sono chiesto per quali vie imperscrutabili poteva esserci arrivata


– Ha! Stavolta non scappi!
– mi sono detto.
Ho seguito la fioritura (di un paio di settimane), stando ben attento a dove mettevo i piedi, quando prendevo la moto. Di più… di tanto in tanto le davo dell’acqua, in attesa dei semi che si andavano formando man man che i piccoli fiori di un celeste chiaro, appena violaceo, sfiorivano. E una volta presi i semi, era fatta!
Ma il destino aveva deciso diversamente. Questa piccola storia non è a lieto fine.

Una mattina che sono tornato a Roma, dopo qualche giorno di assenza, ho trovato tutto il cortile ripulito dalle erbe che avevano colonizzato gli interstizi tra le piastrelle. Quasi incredibile! Quel cortile non veniva ripulito da mesi (forse qualche anno). Proprio ora il solerte amministratore di condominio ha sentito il bisogno di prendere l’iniziativa.

A me piacciono soprattutto le piante pazze!
Così si definivano nella cultura contadina del mio luogo di origine – Cassino, per l’ascendenza paterna, mentre sono ponzese per parte di madre – quelle non coltivate per uso alimentare o nei giardini ornamentali(1): quelle che nascono negli interstizi dei muri, o sui bordi dei marciapiedi, nelle crepe dell’asfalto, quelle nascoste nella parte nascosta dietro un albero o all’imboccatura di un pozzo, con pochissima luce (e molta umidità) [vedi sotto, le immagini della Cymbalaria muralis e del Capelvenere]; piante minime, inapparenti, ma per ciascuna di esse c’è un nome, delle curiosità… per qualcuna un’apposita leggenda.
Chi non ricorda quella del Non-ti-scordar di me?


Il nome comune, universalmente diffuso della pianta, è ‘non-ti-scordar-di- me’: ‘ne m’oubliez pas’, ‘forget me not’, ‘vergiss mich nicht’, ‘no-me- olvides’ e perfino ‘niezapominajki’, in polacco (…strano, no?).
Racconta la leggenda che si tratti dell’estremo messaggio di un innamorato che si è sporto troppo sulle rive del fiume, per cogliere proprio quei fiori per l’amata; prima di caderci dentro ed essere travolto della corrente, li lancia all’amata: – Non ti scordar di me!
Oppure, in una diversa cosmogonia,  Non ti scordar di me! – può essere stato gridato dall’esile voce del fiore a richiamare per un istante l’attenzione del Creatore che ha dimenticato – unica tra tutte le creature viventi – di dargli un nome.

Appendice (a cura dell’Autore) 

Fiore di cera (Hoya carnosa ) – Fam. Apocynaceae

Tuberose (Polianthes tuberosa) Fam. Agavaceae

Gaggìa o Ganzirri (Acacia farnesiana) – Fam. Fabaceae

Le tre piante sopra raffigurate sono state raccontate sul sito inPassioni botaniche ponzesi (6). Le piante rare di zia Olga. Una specie di monografia in nove puntate sulle – Passioni botaniche ponzesi – si può visualizzare digitando il titolo generale nel riquadro “Cerca nel Sito”, in Frontespizio, colonna di sinistra.

Stelline rosse (Ipomea quamoclit pinnata – Fam. Convolvulaceae). E’ stata protagonista di Una foto racconta… (34). Prima domenica di settembre, insieme ad altre piante le cui fioriture sono tipiche del periodo

Ceropegia woodii (Fam. Apocynaceae)

Jacaranda mimosaefolia (Fam. Bignoniaceae). La mia prima jacaranda è nata da un seme (piatto e largo, come un bottone di cappotto) portato dal Costarica. Di qui la pianta madre del casale (la foto qui sotto) e le tante figlie, radicate da talea semi-legnosa (non è difficile).

Una Jacaranda a Roma, su via Statilia

Cymbalaria muralis (Fam. Plantaginaceae)

Paulownia tomentosa (Fam. Scrofuliaraceae) – una pianta dalle molte virtù. Arrivata al casale non si è capito come, certo propiziata dalla mia insistenza a piantarne i semi

Il capelvenere ((Adiantum capillus-veneris) è una piccola felce della famiglia delle Adiantaceae

Tra le piante ‘simpatiche’ spontanee e di frontiera (a volte al limitare delle rocce sul mare, esposte alla salsedine) sono stati più volte nominati sul sito i capperi (Capparis spinosa, Capparis inermis – fam. Capparaceae). Leggi: Passioni botaniche ponzesi (7). I chiappariell’; Io, i capperi, li odio..!; I capperi, i miei nemici; Le ragioni del cappero.

 Il fiore del cappero, in una bella foto di Alfredo Scotti

Note

(1) – Les herbes folles. Alain Resnais ci ha fatto un film, da ultra-ottantenne, nel 2009; ma in un’accezione del tutto metaforica: quella di una passione irragionevole, spuntata come l’erba che esce dall’asfalto là dove non ce la si aspetta, rigogliosa e capricciosa, in età matura.

 

2 Comments

2 Comments

  1. Biagio Vitiello

    16 Luglio 2022 at 16:23

    Salve, la Valeriana rossa c’è anche a Ponza. Il luogo dove è presente più diffusamente è la scalinata che dalla Parata porta alla contrada Scotti di basso.
    Al Belvedere l’ho dovuta estirpare perché, riproducendosi in piccole fessure, col tempo faceva danni.

  2. Cristina Vanarelli

    18 Luglio 2022 at 21:37

    Buonasera Sandro,
    ho letto il tuo bell’articolo su “Le piante pazze” e mi sono ricordata di aver letto un libro molto raffinato, che ho riletto, dal titolo “La vita amorosa dei fiori da profumo” sembra, ma non è, un libro per anziane signore! E’ scritto da Jean-Pierre Otte, che probabilmente conoscerai, studioso di biologia, fisica e filosofia. Il libro è l’ultimo di una serie sulla natura e le sue svariate forme. Se posso lo consiglierei anche ai tuoi lettori (Angelo Colla editore).

    Quanto alle mie piante sono molto più comuni di quelle bellissime da te descritte ma interessanti anche loro. Ho diversi alberi, olmi, robinie, abeti e qualche pianta da frutto ma in assoluto le querce dominano la mia terra. Purtroppo sono diventate enormi e mi nascondono un bel panorama. Anche da me si vede il mare. Alberi sacri le querce! Pare che non prendano fuoco. Me lo disse il Presidente del Parco durante un sopralluogo dopo uno dei tanti incendi!
    Un saluto e alla prossima lettura.

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top