Ambiente e Natura

Quell’ombra negli occhi

di Francesco De Luca

 –

Ho avvertito subito che quella donna aveva un malore nell’animo. Vestiva bene perché era venuta alla messa solenne per san Silverio. Ore 10, diceva la locandina affissa ai muri per pubblicizzare la ricorrenza del 20 giugno e insieme i festeggiamenti organizzati appositamente.

Non era ponzese perché non ne riconobbi nessun tratto somatico familiare ma certamente doveva aver avuto una lontana parentela. Perché era lì sul sagrato della chiesa insieme a tanta altra gente che avrebbe voluto assistere alla funzione sacra ma ne era impedita a causa della chiesa stracolma. Un fenomeno da analisi sociologica: le restrizioni causate dalla pandemia negli ultimi due anni spinge la gente a trovarsi insieme, a reagire con gli altri, a partecipare collettivamente ai sentimenti.
Anche io mi ero impedito di entrare nel tempio, eppoi il parroco aveva disposto sul sagrato altoparlanti che permettevano di seguire la funzione e di parteciparla.

La signora sembrava, a differenza di quasi tutti, impermeabile ai suoni delle campane, al vocìo dei presenti che, pur interessati al culto, avevano da combattere il caldo del mattino, insieme a quell’atmosfera festaiola, debordante, appiccicaticcia, d’occasione.

Lei un po’ guardava lo specchio d’acqua, gli scogli gialli, la scogliera a mare, i natanti frenetici in attesa della processione a mare, un po’ badava agli astanti: anziani in cerca disperata di un muretto dove appoggiarsi, un bambino tormentava la nonna troppo permissiva, noi altri acconciati per assistere al rito della Messa ma distratti dal turbinante contesto. Espressioni del viso sempre più annoiate, lontane.

La sua no, la sua espressione, da incuriosita da quel trambusto, sembrò poi chinarsi alla devozione al seguito delle risposte liturgiche, e infine ferma in un viso desolato, stanco, ombrato. Ecco sì, ombrato. Fu questa ombra negli occhi a colpirmi e fece nascere il pensiero che un malore interiore la lacerava. Ma no, non era un malore, piuttosto un sentimento oscuro, un mancato sorriso, un rimprovero… chi sa.
Nessuna indulgenza… nemmeno al bimbo che le gironzolava intorno, nessuna concessione… nemmeno a quella ragazza che si alzò dal muretto per lasciarle il posto. Sola e chiusa nella sua isola di cupezza, e quegli occhi, ombrati da chi sa quale tarlo… E sì che nella vita ci si imbatte in ostacoli da superare.

Io credo che l’immobilità in cui ci si era tutti costretti e l’attenzione ballerina che ondeggiava fra le formule della messa, i canti a corredo, le perorazioni dei prelati officianti avevano alzato una gabbia in cui ciascuno di noi aveva costretto il suo comportamento. In lei questo si acquattò nella cupezza.
Non le era permesso essere felice, come a tutti, ma l’atmosfera festante spingeva all’ allegria, se non altro alla leggerezza.
Non le era permesso da qualche veto interiore, manifesto da quell’ombra negli occhi.

Il bambino impertinente venne vicino a me. Non riuscii a non sorridergli. Avrei voluto scambiare qualche accenno di gioia ma… il prete esultava con voce tonante, il coro invitava i compaesani a rinnovare a san Silverio la venerazione, la banda intonò una marcetta. Mi allontanai, poco partecipe. Sarei potuto cadere nel vortice di un distacco emotivo. Preferii allontanarmi. A chi ho incontrato forse ho dato la sensazione di avere anch’io un’ombra negli occhi.

 

Immagine di copertina. La festa di San Silverio del 2012

Clicca per commentare

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top