Cinema - Filmati

Parlando di grandi attrici, di Cinema e di Teatro: ‘La voce umana’

di Sandro Russo

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Con il corso di Cinema tenuto da Gianni Sarro siamo arrivati all’ultima lezione. Questo ciclo era dedicato a quattro grandi attrici del cinema italiano: Anna Magnani, Monica Vitti, Stefania Sandrelli e Sophia Loren.
Tutte sono state dirette da grandi registi, tra i più grandi della storia del cinema italiano: Rossellini, De Sica, Scola, Fellini, Antonioni, Risi, Comencini, Monicelli, Pietrangeli. Nomi da levarsi il cappello.
Due di esse hanno formato delle coppie di successo: rispettivamente Monica Vitti con Alberto Sordi, e Sophia Loren con Marcello Mastroianni. Magnani e la Loren hanno vinto l’Oscar come migliori attrici.

Per l’ultima lezione Gianni ha scelto tra l’altro, di farci vedere/rivedere due interpretazioni dello stesso soggetto: La voce umana (La voix humaine), di Jean Cocteau, pièce teatrale del 1930, presto diventato prova di bravura per antonomasia per numerose attrici, a Teatro e al Cinema.

Il perché si capisce. È un monologo di circa 30 minuti – per voce sola – , di una donna al telefono che parla con un uomo all’altro capo del filo che non si sente mai. Dopo una storia di cinque anni, l’uomo le ha comunicato che la lascerà per una donna più giovane e lei al telefono lo scongiura di non farlo, provando tutti i registri, la conferma del suo amore, la rievocazione della passione, la minaccia del suicidio, l’invettiva, il disprezzo, la preghiera, la disperazione…
A causa della scarsa efficienza del servizio telefonico del tempo – a Parigi, nella stesura originale -, la conversazione viene interrotta più volte. Il che aggiunge suspence alla pièce.

Nella versione proposta a lezione – interamente visionabile su YouTube , il monologo è interpretato da Anna Magnani.
Mirabili l’incipitPronto… Pronto… Pronto e l’explicit – Ti amo!
Tra le ultime richieste di lei c’è la preghiera all’(ex)-amante di non andare con la nuova donna nello stesso albergo dove insieme erano stati felici…

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La regia di Roberto Rossellini per l’interpretazione di Anna Magnani è del 1948 e alla realizzazione presenziò lo stesso Cocteau, che aveva  peraltro dato indicazioni molto precise per la messa in scena:
“Davanti al letto, per terra, è sdraiata una donna; con una lunga camicia bianca. Come assassinata. Luci fredde; prevalenza del bianco nella chambre à lit. L’abbigliamento intimo della protagonista la espone non solo psicologicamente, ma anche fisicamente al pubblico”.

All’epoca dell’uscita de La voce umana (raccolto insieme al mediometraggio Il miracolo nel film in due episodi L’amore, interpretati entrambi da Anna Magnani), la critica non fu generosa con Rossellini e lo punì per aver abbandonato la formula vincente di Roma città aperta e di Paisà (1). Ma Rossellini era più interessato a proseguire la propria ricerca artistica che non a inseguire il successo replicando un fortunato cliché.
Il film entusiasmò invece Cocteau sia per le scelte di regia di Rossellini che per l’interpretazione di Anna Magnani.
Così si esprimeva l’autore de La Voix humaine a proposito della messa in scena italiana: “La Magnani m’a révélé la douleur. Lorsque nous tournions avec Rossellini La Voix humaine, elle était d’une nervosité folle, brisant tout ce qui tombait à sa portée, mais toujours magnifique de sincérité dans son róle d’amoureuse éxplorée avec ses cheveux fous, ses yeux remplis de larmes et son nez qui coulait toujour. Rossellini, lui est un homme extraordinarie”.

Il film di Rossellini conquista i critici più attenti e meno ideologizzati, come il giovane François Truffaut (2), prima ammiratore e poi amico intimo sia di Cocteau che di Rossellini:
“[…] la Magnani, animai fabuleux. Durant une heur et quart nous la regardons vivre sous nos yeux, seule, isolée du monde; son jeu n’est pas psychologique mais phénomenologique, il depasse de trés loin le strade de la «performance». Il dépasse aussi ce que l’on appelle au théatre: une «presence extraordinaire»”.

Jean Cocteau con Anna Magnani nel 1948, durante la realizzazione del film 

Ora usciamo dalla finzione e entriamo nella vita vera (che sembra essa stessa  un romanzo).
Proprio nel 1948 Rossellini riceve una lettera da un’attrice straniera che gli si propone per lavorare con lui:
«Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film
Roma città aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo ‘ti amo’, sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.
Ingrid Bergman»

“Lo sciagurato rispose” e la cosa si fece, fino alle estreme conseguenze…
Dato il “caratterino” della Magnani, l’onta non poteva restare senza conseguenze. Lei cercò ogni mezzo per vendicarsi e la contesa travalicò dal versante sentimentale a quello artistico…
“Con quella lettera ebbe inizio una delle più popolari storie d’amore del mondo del cinema, fra Ingrid Bergman e Rossellini, entrambi all’apice della loro popolarità. La relazione causò grande scandalo nell’ambiente del cinema (Rossellini e la Bergman erano entrambi sposati con altre persone); in particolare Hollywood non perdonava al regista italiano di aver sottratto all’industria cinematografica americana la sua più grande diva.
Naturalmente Rossellini non si negò niente, nemmeno la frequentazione con Ingrid dell’albergo (di Sorrento, mi pare) nominato del corto… Quando si dice che la finzione si sovrappone alla realtà!

Questo antagonismo Magnani – Rossellini è già stata raccontata sul sito (nel lontano 2012!): La guerra del Vulcani.

Il maestro Gianni, che ci aveva mandato i due ‘corti’ in visione la settimana prima della lezione, ha previsto l’analisi, oltre alla versione Rossellini- Magnani, della ben più recente messa in scena (del 2014) di Sophia Loren diretta per l’occasione dal figlio Edoardo Ponti.

Anche questo film può essere visionato interamente, su Raiplay (bisogna essere registrati, ma l’iscrizione è gratuita):

https://www.raiplay.it/programmi/voceumana

Il mio cofanetto del dvd, oltre al film, contiene un interessante libercolo su La voce umana di Cocteau (a cura del critico Maurizio Porro) e, nella sezione di contenuti speciali, delle interviste all’attrice e al regista come pure agli altri attori (non previsti nella stesura originale di Cocteau); allo scenografo e al direttore della fotografia.

Sophia – che all’epoca della realizzazione era una splendida ottantenne, forse un po’ avanti con gli anni, rispetto al personaggio interpretato – dice di aver conosciuto la pièce di Cocteau tra i suoi 35-40 anni, nella versione Rossellini – Magnani, e se ne era innamorata. Quando, per insistenza del figlio Edoardo, si era pensato ad una nuova realizzazione, non si è sottratta alla prova e, trovandosi a recitarla – racconta -,  ha sentito una assoluta empatia con personaggio, come se le parole le sgorgassero di dentro spontaneamente…

Film a colori (la versione di Rossellini è in B/N); scenografia molto accurata; è stata ricreata non solo una stanza da letto ma anche l’intera casa con arredi, oggetti, perfino pavimenti d’epoca (anni ’50). –
L’adattamento all’ambiente e alla lingua napoletana è di Erri De Luca (con inserimenti dialettali).

La vicenda peraltro non è concentrata nella stanza, ma prevede come flash-back o frammenti di ricordo, delle scene in esterno e personaggi secondari (l’assente, impersonato da Enrico Lo Verso (che compare sempre e solo di spalle); la domestica che prepara una parmigiana di melanzane per “il signore” (che non verrà mai più), una fugace apparizione della nuova donna.

In appendice, come curiosità, Gianni cita anche una versione recentissima sempre de La voce Umana, realizzata da Pedro Almodòvar (2021) con Tilda Swinton.

Non siamo (ancora) riusciti a trovare il film, ma già in trailer (qui sotto) ci ha incuriosito… per l’accuratezza della confezione, la predominanza del “rosso almodovariano”, la stimolante anticipazione dell’acquisto di un’accetta (anche in locandina), che preannuncia chissà quali sfracelli…

Almodòvar/Tilda Swinton 2021. Trailer da YouTube:

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Note

(1) – Roberto Rossellini (Roma, 1906 – 1977), regista immenso; impossibile da restringere in una nota. Comunque (da Wikipedia): è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. È stato uno dei più importanti registi della storia del cinema italiano, che ha contribuito a rendere noto al mondo con pellicole quali Roma città aperta (1945), Paisà (1946) e Germania anno zero (1948), che fanno di lui uno dei padri del neorealismo italiano.

(2) – François Truffaut (1932 – 1984, morto giovane, a 52 anni!) è stato un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e critico cinematografico francese. Dopo cinque mesi di casa di correzione, nel 1949 André Bazin, uno dei maggiori critici cinematografici francesi, gli offre un lavoro nella sezione “cinema” di Travail et culture e lo introduce ad alcune riviste. E’ la chiave per entrare in quel mondo! Successivamente pubblica articoli fondamentali per i Cahiers du cinéma, la maggiore rivista di settore del tempo. Diviene protagonista del cinema francese tra la fine degli anni cinquanta e i primissimi anni ottanta. Insieme agli amici e colleghi Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Éric Rohmer e Jacques Rivette diede vita a una nuova corrente cinematografica denominata nouvelle vague, letteralmente “nuova ondata”, che traeva ispirazione dalla passata stagione del Neorealismo italiano e che influenzerà successivamente numerosi registi americani della New Hollywood.

 

1 Comment

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  1. Gianni Sarro

    5 Giugno 2022 at 12:55

    Da appassionato di cinema applaudo all’attenta ricostruzione puntuale e ricca di particolari (senza essere pedante) di Sandro delle versioni di La voce umana.
    Aggiungo una sola curiosità. Nella versione di Almodovar, c’è un fotogramma dove vediamo la protagonista, Tilda Swinton, seduta su un divano (è il penultimo fotogramma impaginato). Se spingiamo il nostro sguardo un po’ più sullo sfondo vediamo un quadro: «Venere dormiente» di Artemisia Gentileschi (un’artista geniale, la cui storia personale è al contempo tragica e sublime). Oltre l’estrema sensualità della figura di Venere, osserviamo il riquadro in alto a sinistra: una finestra da dove compare la natura. Possiamo chiederci perché Almodovar abbia scelto proprio quel quadro. Forse perché la Venere è stata dipinta da una donna forte e determinata, come possiamo intuire sia il personaggio di Tilda Swinton nell’adattamento del lavoro di Cocteau? Solo un’ipotesi. Le spiegazioni potrebbero essere anche altre. Indicativo rimane come il cinema sappia riutilizzare immagini/fotogrammi (i dipinti lo sono) del passato moltiplicandone i punti di vista.
    P.S. Non riuscivo ad individuare l’autore del dipinto. Poi finalmente una delle mie corsiste, Angela Solano, mi ha gentilmente dato la dritta giusta. Non ha voluto che la ringraziassi pubblicamente a lezione. Lo faccio qui.

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