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Per Ugo Tognazzi, a cent’anni dalla nascita

di Gianni Sarro

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Quando la direttora per il tramite dell’amico Sandro ha chiesto a noi del gruppo di cinema chi voleva scrivere un articolo su Ugo Tognazzi (1), ho messo subito il cappello sulla proposta. Non in quanto magister cinemae, bensì per estinguere un piccolo debito con il grande attore cremonese: quello di non aver mai scritto nemmeno una riga su di lui. Da gassmaniano ortodosso per molto tempo ho guardato con sufficienza, se non con sospetto, verso Ugo; poi quando la passione per il cinema è diventata anche professione, non ho mai avuto occasione per approfondire attraverso l’analisi e lo studio la figura del grande interprete di La tragedia di un uomo ridicolo, di Bernardo Bertolucci (1981) che gli valse il premio per la migliore interpretazione a Cannes.

Agli occhi del grande pubblico l’immagine dei grandi attori della commedia all’italiana (Tognazzi, Gassman, Mastroianni, Manfredi, Sordi) prende vita da un cortocircuito di rimandi tra tv e cinema.
È il caso di Manfredi che diventa un personaggio popolare grazie a Canzonissima nel 1957 (del 1972 è invece la straordinaria interpretazione di Geppetto ne Le avventure di Pinocchio di Comencini); è il caso di Sordi che nei varietà radiofonici del dopoguerra inizia quel lavorio minuzioso di costruzione del suo personaggio. È il caso di Gassman con Il Mattatore un one man show del 1959 (che divenne il suo soprannome per antonomasia, oltre che il titolo di un film di Risi del 1960). È il caso infine di Ugo che dopo un inizio non brillantissimo (in termini di successo) sul grande schermo, sfonda grazie alla trasmissione televisiva Uno, due, tre in coppia con Raimondo Vianello. Da sottolineare come tra tutte le esperienze in tv  menzionate, quella di Tognazzi è stata la più duratura: dal 1954 al 1959.

Tra i volti della Commedia all’italiana l’immagine di Ugo Tognazzi si distingue nettamente da quella furba, cinica di Sordi e da quella donchisciottesca, fanfarona di Gassman. Tognazzi è l’antieroe in balia all’ordine costituito, come nel caso di Il federale (Luciano Salce, 1961) dove veste i panni di Primo Arcovazzi, un fascista della prim’ora, che nonostante la sua abnegazione per la causa è sempre rimasto nell’ombra. La sua grande occasione arriva quando i superiori lo incaricano di rintracciare e riportare a Roma, Bonafè, un antifascista rifugiatosi in Abruzzo. Ebbene, il nostro ‘eroe’ riuscirà nel suo intento, tuttavia quando giunge finalmente nella Capitale, dopo una serie inenarrabile di peripezie, è il 4 giugno del 1944: Roma è stata liberata e Arcovazzi rischia il linciaggio: a salvarlo è proprio Bonafè.
Per un fortunato caso, il film tutto intero si trova su YouTube, essendo scaduti i diritti di copyright: la scena l’abbiamo rivista non più tardi della settimana scorsa, nel ciclo dedicato alle attrici italiane in ruoli brillanti, trattando di Stefania Sandrelli. Lo spezzone va dal tempo 21′ e 4o” al tempo 24′ e 15″, ma tutto il film è assolutamente gradevole.

Ugo non è stato solo commedia all’italiana. Tra i periodi più importanti della sua carriera artistica sono di primissimo piano i nove film girati con Marco Ferreri, tra i più celebri: Una storia moderna. L’ape Regina (1963), La donna scimmia (1964), La grande abbuffata (1974), storie che mettono in scena un Tognazzi capace di ruoli surreali, grotteschi, forsennatamente, e felicemente, fuori le righe (aggiungerei a questo filone grottesco La proprietà non è più un furto, girato nel 1973, dal grande Elio Petri).

Un altro capitolo memorabile nella galleria di maschere tognazziane è quello del trittico Amici miei (il primo e il secondo per la regia di Monicelli del 1975 e 1982, da un’idea di Pietro Germi, il terzo diretto da Nanny Loy. Curiosamente Monicelli e Loy si erano dati il cambio anche con la saga de I soliti ignoti, tra il 1958 e il 1959) dove interpreta il conte Mascetti, un nobile decaduto, mantenuto dagli amici, sempre al centro di qualche zingarata. Altrettanto famoso è il ruolo di Renato nel fortunato Il vizietto di Eduard Molinaro (1978), dove Tognazzi con garbo ed ironia recita accanto a Michel Serrault.

Tognazzi interpreta Luciano Bianchi nel film La vita agra di Carlo Lizzani (1964), dal romanzo omonimo di Luciano Bianciardi (1962)

Non irrilevante anche la frequentazione del palcoscenico da parte di Ugo. Molti gli spettacoli di successo di cui è stato protagonista. Uno tra tutti Il tartufo, tre atti di Molière, per la regia di Mario Missiroli, portato in scena ne 1975.

Per l’abbrivio finale di questo omaggio a Ugo Tognazzi mi piace ricordare ancora alcune immagini: quella del Cardinal Rivaroli in Nell’anno del Signore di Luigi Magni (1969), quelle di due dei più amati film di Ettore Scola Il commissario Pepe (1967) e La terrazza (1980), in quest’ultimo interpreta un produttore cinematografico che tormenta uno sceneggiatore (interpretato da Trintignant) con la frase: ‘Ma quello che hai scritto fa ridere?’ che a ben pensarci è forse il vizio primordiale del cinema italiano. Infine due film di Risi, entrambi interpretati con Gassman: La marcia su Roma (1962) – sul sito, trattato qui – e I mostri (1963) il cui momento migliore è l’ultimo episodio La nobile arte: summa della capacità della commedia all’italiana di tenere insieme farsa e dramma.

(1) – Ugo Tognazzi (Cremona, 23 marzo 1922 – Roma, 27 ottobre 1990)
Immagine di copertina: Ugo Tognazzi ne Il magnifico cornuto di Antonio Pietrangeli (1964)

 

 

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